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Minzolini, il Senato dice sì alle dimissioni

nonostante i RISCHI DEL voto SEGRETO

Minzolini, il Senato dice sì alle dimissioni

Il Senato, con 142 sì ha dato il via libera alle dimissioni di Augusto Minzolini, senatore di Fi ed ex direttore del Tg1. Un voto «storico», perché mai il Senato aveva accettato l’addio di un suo componente. E il tutto è accaduto con voto segreto. Pochi minuti dopo, sempre Palazzo Madama ha dato per la quinta volta lo stop alle dimissioni del senatore ex M5S Giuseppe Vacciano.

Quello su Minzolini era un voto facilmente strumentalizzabile. Per questo, il capogruppo Pd a Palazzo Madama Luigi Zanda, reduce da diverse votazioni cariche di sospetti su potenziali franchi tiratori fra i dem, aveva deciso di giocare d’anticipo chiedendo di votare con scrutinio palese. Come dire: adesso ciascuno si assuma le sue responsabilità. Il senatore era poi intervenuto in Aula caldeggiando il sì alle sue dimissioni.

La vicenda
Il senatore Fi, condannato in via definitiva per peculato, in base alla legge Severino, non avrebbe potuto più ricoprire il ruolo pubblico di senatore. Ma il voto sulla sua decadenza, lo scorso 16 marzo, lo aveva blindato sul seggio. Non era stato un voto di parte. Era stato un voto trasversale, che aveva coinvolto anche 19 «franchi tiratori» del Pd, i quali avevano votato in modo opposto alle direttive del partito. Minzolini, comunque, aveva poi deciso di presentare ugualmente le sue dimissioni. Ed ecco che si è arrivati al voto di oggi.

La scelta di Zanda e il regolamento
Per evitare che il caso, e gli inevitabili strascichi polemici, si ripetessero, Zanda aveva chiesto di votare senza lo schermo del voto segreto. Anche se il regolamento del Senato - per proteggere la libertà di ogni senatore anche rispetto alle indicazioni del proprio partito - non contempla in questi casi il voto palese. C’era però un precedente che deponeva a favore. Quando si votò per la decadenza di Silvio Berlusconi i partiti chiesero e ottennero il voto palese.

Dimissioni sempre respinte
Qualcuno dava per scontata la permanenza di Minzolini a Palazzo Madama se si fosse votato con voto segreto. Non c’èra infatti un solo caso in cui l’aula del Senato abbia accettato le dimissioni (sempre votate in segretezza) di un suo senatore. Una tradizione confermata quando è stato il momento di votare - ed era la quinta volta - per l’addio del senatore ex M5S Giuseppe Vacciano, che chiede da quasi tre anni di lasciare il Senato, ma ad ogni votazione riceve un no. Anche oggi è stato così.

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