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Fitch declassa l’Italia a «BBB»

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Fitch declassa l’Italia a «BBB»

  • –Davide Colombo

Roma

La doccia fredda è arrivata a tarda sera, dopo la chiusura di Wall Street e mentre a Roma circolava la notizia che il testo del decreto correttivo da 3,4 miliardi era stato finalmente inviato al Quirinale per la firma. L’agenzia statunitense Fitch ha abbassato da BBB+ a BBB con outlook stabile il rating sovrano dell’Italia. A pesare in negativo sul giudizio tre fattori che, nel loro insieme, fanno pesare al ribasso sia le prospettive macroeconomiche sia quelle di finanza pubblica. I rischi politici sono aumentati con il Governo Gentiloni, considerato «debole e instabile».

Pesa, poi, la debolezza delle banche italiane, tutt’ora alle prese con una mole di crediti deteriorati che in termini lordi è cresciuta, negli ultimi quattro mesi, passando da 199 a 203 miliardi. (sul settore l’outlook è negativo). Infine, e soprattutto, c’è il «fallimento» registrato sul fronte della riduzione del debito pubblico che, in prospettiva, espone maggiormente il Paese «a potenziali shock sfavorevoli».

L’Italia - si legge nella nota diffusa ieri - ha aumentato il suo debito/Pil di mezzo punto nel 2016, al 132,6%, «è l’11,2% al di sopra dell’obiettivo previsto nel programma di stabilità del 2013», anno in cui l’agenzia ha abbassato gli Idr a lungo termine dell’Italia a BBB +. Fitch prevede che il debito raggiungerà il picco del 132,7% quest’anno, per poi ridursi solo gradualmente al 129,3% nel 2020, secondo le stime di sensitività utilizzate nei modelli previsionali. Una curva ben più alta di quella stimata nel quadro programmatico del Def, che nel 2020 prevede un debito/Pil al 125,7%. Ma gli analisti di Fitch sono negativi anche sulla capacità reale della correzione messa in campo dal Governo: il deficit/Pil dell’anno in corso è previsto al 2,3%, un livello che «incorpora le misure strutturali dello 0,2% necessarie per evitare l’apertura delle procedure di disavanzo eccessivo dell’UE». Sul fronte delle ricapitalizzazioni precauzionali previste per le banche in crisi, l’Agenzia dopo la sottolineatura che i 20 miliardi stanziati «potrebbero avere un impatto negativo sulle finanze pubbliche di quest’anno» e dopo aver elencato le situazioni di crisi (Mps, le due banche venete) arriva a considerare che «potrebbero essere necessari ulteriori interventi di sostegno pubblico per il settore in assenza di maggiori sforzi di ristrutturazione bancaria». Anche se, si aggiunge, nelle stime Fitch non sono incorporati ulteriori interventi di ricapitalizzazione.

Riguardo al rischio politico, la nota Fitch evidenzia poi come, dopo la vittoria dei “no” al 59% nel referendum di riforma costituzionale di dicembre, «ha lasciato un governo provvisorio indebolito e meno capace di attuare nuove politiche» anche in vista di una prospettiva che renderebbe nel breve termine «meno favorevole il contesto per le riforme economiche».

Alla luce di queste considerazioni, oltre al downgrade, Fitch indica una previsione di crescita per quest’anno dello 0,9% (contro l’1,1% del Governo) e l’1% nel 2018. Amara l’annotazione a consuntivo: «La crescita del Pil dell’Italia ha registrato una media di -0,6% negli ultimi cinque anni, rispetto al tasso medio BBB del 3,2%».

Per addolcire la pillola l’Agenzia non ha trascurato di mettere in fila una serie di punti a favore della situazione economica nazionale: un’ampia e diversificata capacità produttiva, un reddito pro capite quasi doppio rispetto alla media di quelli dei paesi in gamma BBB e un debito privato moderato. A aiutare la gestione dell’elevato debito sovrano è stata, poi, la politica monetaria ultra-accomodante della Bce, che ha abbassato i rendimenti medi sulle nuove emissioni del 2016 allo 0,55% e allo 0,76% nel primo trimestre del 2017. Ma il Qe sembra destinato a concludersi a fine 2018, un passaggio chiave cui l’Italia - si comprende dall’insieme delle valutazioni diffuse ieri - potrebbe presentarsi con un debito troppo elevato.

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