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Chi è Gabriele Del Grande: blogger, giornalista indipendente,…

liberato e Rientrato in Italia

Chi è Gabriele Del Grande: blogger, giornalista indipendente, viaggiatore

Gabriele Del Grande appena rientrato in Italia (Ansa)
Gabriele Del Grande appena rientrato in Italia (Ansa)

Sul suo blog si definisce «toscano, viaggiatore, scrittore e giornalista indipendente (mai iscritto all’albo)». È il profilo di Gabriele Del Grande, 35 anni il prossimo 19 maggio, una laurea a Bologna in Studi Orientali nel cassetto. Gabriele è rientrato oggi in Italia con un volo della Turkish Airlines, dopo essere stato fermato il 10 aprile da agenti in borghese nella regione di Hatay e trattenuto in isolamento nel centro di detenzione Ggm di Mugla (Geri gonderme merkezi, che vuol dire centro di espulsione). In Italia era partita una campagna di mobilitazione (#IostoconGabriele) per chiedere la sua immediata liberazione. «Non ho ancora capito perchè sono stato fermato, gli avvocati cercheranno di saperne di più», ha detto ai cronisti appena sbarcato all’aeroporto di Bologna.

Blogger fondatore di Fortress Europe
Come blogger ha svolto un’intensa attività fondando, nel 2006, l’Osservatorio sulle vittime della frontiera, un blog che si chiama Fortress Europe. Lì ha raccontato, come si legge sulla homepage del blog, «sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere». Fortress Europe è un puntuale osservatorio sulle vittime della frontiera (il bilancio si ferma al febbraio 2016). Si parla di un cimitero chiamato Mediterraneo. Un blog dove si critica chi è pronto a gridare all’invasore e si contano quelli che - nell’oblio delle coscienze - non sono mai arrivati. Che giacciono in una fossa comune sul fondo del Mediterraneo, mangiati dai pesci. Ma ci sono anche i reportage dai Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e dai Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e le inchieste come la Spoon River di Lampedusa o che fine fanno i respinti all’inferno.

Giornalista indipendente, ha scritto anche per Time
I suoi molteplici interessi lo hanno portato a scrivere, come giornalista indipendente, su Time, Al Monitor, Vocativ, Taz, Rai, Rsi, Radio 3, Jungle World, Roads & Kingdoms, L'Unità, Redattore Sociale, Narcomafie, Peace Reporter, E-ilmensile, e altri. E a scrivere una serie di libri: “Mamadou va a morire” (2007, vincitore del premio Santa Marinella, tradotto in spagnolo e tedesco); “Il mare di mezzo” (2010, vincitore dei premi Colomba d'oro, Pro Asyl Hand, Uisp Mandela e Ivan Bonfanti, tradotto in tedesco e in spagnolo) e “Roma senza fissa dimora” (2009). Ha anche collaborato alla redazione del libro+Dvd “Come un uomo sulla terra” (2009) e al quarto taccuino del premio Ilaria Alpi “Africa e Media”. Appena rientrato in Italia ha voluto lanciare un «saluto a tutti i giornalisti che sono ancora in carcere in condizioni peggiori della mia in Turchia e in tutto il mondo».

Anche un docu-film che è andato al festival di Venezia
Tre anni fa ha realizzato con Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry, il film documentario “Io sto con la sposa”, una storia reale, fantastica e politica, che è andata anche al Festival del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Realizzando, poi, numeri da record per un docu-film (300mila euro nelle prime otto settimane, con 52.800 presenze complessive nei cinema delle 117 città italiane dov'è stato distribuito), per un «film girato dal basso», come l’hanno defintia gli autori, costata 140mila euro di cui 100mila ottenuti attraverso il crowdfunding. Poi è andato anche in onda su Sky e, qualche giorno fa, sulla Rai. Cinque profughi palestinesi e siriani, sbarcati a Lampedusa, per riuscire a giungere in Svezia inscenano un corteo nuziale coinvolgendo un’amica palestinese con passaporto tedesco e alcuni amici italiani e siriani che si fingeranno invitati. Un viaggio pieno di sogni ed emozioni, con il corteo in “maschera” che attraversa mezza Europa, tra il 14 e il 18 novembre 2013, fino a raggiungere Stoccolma. Alla base del viaggio una certezza: «Chi mai chiederebbe i documenti a una sposa?». E così via a un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri, per attraversare dal sud al nord il Vecchio continente. Un film girato in condizioni durissime: dodici ore di macchina al giorno, le scene da filmare, i file da scaricare, massimo tre ore di sonno a notte. «Se la troupe non ci ha piantato il primo giorno, è stato per il clima che si è creato», hanno dichiarato i registi. Lo scopo? Quello di trasformare i numeri in nomi propri.


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