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Referendum Alitalia, vince il no: più vicino il commissariamento

affluenza all’87%

Referendum Alitalia, vince il no: più vicino il commissariamento

I dipendenti di Alitalia hanno bocciato il preaccordo per il salvataggio della compagnia. A spoglio in corso a Roma, i no complessivi hanno infatti superato il 50% dei 10.101 votanti. Si avvicina perciò l’amministrazione straordinaria e il commissariamento della compagnia. I lavoratori si sono espressi sul verbale d’intesa siglato il 14 aprile tra azienda e sindacati. L’affluenza è stata dell’87%. Hanno votato infatti in 10.101 su 11.602 aventi diritto. I seggi (aperti il 20 aprile) si sono chiusi oggi alle 16. Lo spoglio si è subito concluso nei due seggi di Milano. Mentre si è protratto nella notte a Roma.

No avanti anche a Roma
A Milano (dove il personale Alitalia è costituito da piloti e assistenti di volo) ha stravinto il no. A Linate i voti contrati sono stati 698 no e i favorevoli 153. A Malpensa i no sono stati 278, i sì 39 (2 bianche e 2 nulle). A Roma, il primo parziale risultato, relativo all’urna che accoglieva i voti del personale di volo (non di quello di terra), mostrava a Fiumicino in netto vantaggio il no con 2315 voti, contro 226 sì. Nella seconda urna, dove hanno inserito la scheda amministrativi e non operativi, i voti favorevoli, pur essendo in vantaggio, non sono stati in grado di rovesciare il risultato finale: i “sì” sono infatti 774 e i “no” 440. I seggi per votare a Roma erano sei, di cui cinque a Fiumicino e uno alla Magliana. La proclamazione ufficiale dell’esito del referendum è atteso in nottata.

Alitalia, riunione Gentiloni con ministri a Palazzo Chigi
Intanto, mentre si chiudevano le urne del referendum, a Palazzo Chigi il premier Paolo Gentiloni ha convocato il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio eil ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti per ribadire il no all’ipotesi della nazionalizzazione della compagnia, in attesa di conoscere il risultato della consultazione.

Lo scenario con la vittoria del no
Con la vittoria del no si avviano le procedure di amministrazione straordinaria. La prospettiva è dunque quella del commissariamento. E il rischio, “concretissimo”, secondo il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è quello di una liquidazione della compagnia. Una prospettiva che per Calenda costerebbe più di un miliardo alle casse statali. Martedì 25 aprile si riunisce il cda di Alitalia per una valutazione dell’esito del referendum, ma non è escluso che possa già essere richiesta la procedura per l’amministrazione straordinaria. A poche ore dal termine del referendum, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio era intervenuto per mettere la parola fine alle speculazioni su un possibile intervento dello Stato per il salvataggio della compagnia («non c'è un'altra soluzione né possibilità di nazionalizzazione, bisogna seguire con coraggio la strada iniziata») nel caso di una vittoria del no all’accordo.

Una soluzione invocata dai sindacati di base, mentre a scendere in campo in prima persona a favore del sì al preaccordo sono stati i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. A favore dell’intesa si è schierato lo stesso premier Paolo Gentiloni, che, pur consapevole dei sacrifici chiesti ai lavoratori, ha spiegato che «senza l'intesa sul nuovo piano industriale l'Alitalia non potrà sopravvivere».

La scheda di votazione al referendum

Il pre-accordo bocciato
Con la vittoria del sì viene bocciato il pre-accordo siglato il 14 aprile tra Alitalia e sindacati che prevedeca lo sblocco della ricapitalizzazione da 2 miliardi di equity, di cui 900 milioni di nuova cassa. Con un esito positivo del referendum, sia il presidente esecutivo Luigi Gubitosi che quello uscente Luca Cordero di Montezemolo avevano promesso che il piano di rilancio di Alitalia avrebbe puntato su una discontinuità aziendale, un rafforzamento delle rotte a lungo raggio ed investimenti in nuovi aeromobili.

Esuberi per il personale di terra
Sul fronte dei tagli il preaccordo stabiliva per il personale di terra nel preaccordo si prevedono 980 esuberi sui 1.338 esuberi con contratti a tempo indeterminato previsti dal piano industriale (le eccedenze in meno sono dovute al riassorbimento di oltre trecento addetti, soprattutto dell'area della manutenzione, che in precedenza l'azienda voleva esternalizzare). Il personale in esubero avrebbe avuto 2 anni di cassa integrazione straordinaria che, con l'integrazione del Fondo di settore, avrebbe dovuto assicurare fino all’80% della retribuzione. Poi questi lavoratori o saranno riassorbiti dall’azienda o avranno due anni di Naspi (l’ex indennità di disoccupazione).

Sul personale navigante, invece, si prevedevano tagli retributivi: per l’indennità di volo oraria l'azienda ha chiesto una riduzione del 21,6% pari ad una riduzione complessiva della retribuzione intorno all'8%. Gli scatti annuali di anzianità sarebbero diventati triennali (il primo scatto è previsto nel 2020), era fissato un tetto di incremento retributivo del 25% in caso di promozione, con l'applicazione per i neoassunti dei meno vantaggiosi livelli retributivi applicati per city liner, la riduzione dei riposi (da 120 a 108 annuali), il superamento di alcune indennità.

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