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In Emilia la ‘ndrangheta impoverisce le casse della Cgil

Analisi Università Bicocca di Milano

In Emilia la ‘ndrangheta impoverisce le casse della Cgil

La ‘ndrangheta impoverisce la cassa della Cgil: in 10 anni, nelle province di Reggio Emilia e Modena – travolte due anni fa dall'indagine Aemilia – la penetrazione mafiosa nelle imprese edili ha ridotto sensibilmente la capacità di rappresentanza del sindacato nel settore, con un danno stimabile in 10.511 minori tesseramenti, in particolare della Fillea-Cgil, che si traducono in 1.042.742 euro di perdita. L’analisi – una primizia in un’aula di Tribunale – è stata presentata il 18 aprile a Bologna da Alessandro Santoro, professore associato di Scienza delle finanze dell'Università Milano Bicocca, per conto della Cgil Emilia-Romagna. Il giudice ha disposto la presentazione e il deposito della ricerca dal momento che il 4 novembre 2015 il Gup Francesca Zavaglia aveva ammesso, tra gli altri, la costituzione di parte civile di Cgil, Cisl e Uil nel processo Aemilia.

Le caratteristiche dello studio
Lo studio è stato effettuato adottando metodologie assimilabili a quelle utilizzate negli studi che analizzano gli effetti della diffusione di una malattia. In questo specifico caso la malattia considerata è stata la penetrazione criminale della ‘ndrangheta che – per omogeneità giudiziaria – è stata analizzata dal 2004 anche se la cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) ha messo da quasi 40 anni solide radici in Emilia-Romagna. L'approccio utilizzato è simile a quello impiegato in una ricerca pubblicata dalla Banca d'Italia, che contiene una stima dei costi subiti dalle regioni del sud a causa della presenza del crimine organizzato. In entrambi i casi, la metodologia adottata è nota come “analisi della differenza nelle differenze”. Si tratta di un approccio utilizzato per valutare gli impatti della variazione di assetti regolamentativi sui fenomeni socio-economici.

Le imprese edili sotto osservazione
L'indicatore in grado di catturare la diminuzione è stato basato sul numero degli iscritti delle imprese emiliane del settore edile oggetto di penetrazione criminale dal 2004. «Tuttavia, la semplice osservazione dell'andamento del numero degli iscritti al sindacato nelle imprese oggetto di penetrazione criminale – spiega Santoro nella sua ricerca depositata agli atti del processo attualmente in appello a Bologna in rito abbreviato – non può, da sola, misurare l'impatto della penetrazione. È evidente che tale andamento dipende anche da altri fattori, tra cui, la credibilità del sindacato e la competizione tra un sindacato e l'altro. In altri termini, il numero di iscritti al sindacato in un settore oggetto di penetrazione criminale potrebbe ridursi non a causa della penetrazione stessa, ma, per esempio, perché quel sindacato non è risultato credibile o lo è risultato meno di altri sindacati agli occhi dei lavoratori». È stato quindi necessario analizzare l'andamento degli iscritti al sindacato tenendo per quanto possibile conto degli andamenti di queste ulteriori variabili. Sulla base di questa considerazione, l’indicatore utilizzato è stato il rapporto tra il numero degli iscritti al sindacato nelle imprese e nei periodi possibilmente oggetto di penetrazione criminale e il numero di iscritti allo stesso sindacato in imprese che non si ritiene siano state oggetto di penetrazione criminale negli stessi periodi.

Il parametro di raffronto: la Toscana
Ecco dunque che la parte comparativa dell'analisi – che si definisce tecnicamente controfattuale – è stato uno dei passaggi più complessi. È stato infatti necessario identificare delle imprese che avessero due caratteristiche essenziali: 1) un andamento dell'indicatore di incidenza che, nel periodo precedente all'inizio della penetrazione criminale fosse del tutto simile a quello delle imprese edili osservate in Emilia-Romagna; 2) non fossero soggette alla penetrazione criminale o non avessero subito la penetrazione criminale a partire dal 2004 (avendo sempre come stella polare la eventuale ribalta processuale di un'indagine giudiziaria). È stato naturale concentrarsi sulle imprese operanti in Toscana, comparabile all'Emilia Romagna per dimensioni e caratteristiche socioeconomiche di base e, soprattutto, per importanza relativa del settore edile. Il valore aggiunto ai prezzi di base del settore costruzioni calcolato dall'Istat per le due regioni nel periodo tra il 1995 e il 2003 – cioè precedente alla penetrazione criminale indagata e analizzata poi processualmente in Emilia-Romagna – appare, in tutto il periodo considerato, di dimensioni superiori in Emilia rispetto alla Toscana. Tuttavia, l'incidenza del settore delle costruzioni in termini relativi al Pil regionale, sempre di fonte Istat, è del tutto simile. Il numero di lavoratori della Cgil attivi (al netto del settore edile) mostra come in Emilia vi sia stata, complessivamente, una crescita più sostenuta rispetto a quella Toscana. Ne consegue che la perdita di rappresentanza nel settore edile emiliano non è connessa con una perdita di rappresentanza più generale della Cgil in Emilia-Romagna.

Parola alla Cgil
Complessivamente sono circa 40 le parti civili costituitesi nel processo Aemilia, tra le quali numerose associazioni e Istituzioni nazionali e locali. La Cgil ha già chiarito che le somme che fossero riconosciute a titolo di risarcimento del danno non sarebbero incamerate per l'ordinaria attività sindacale ma verrebbero reinvestite in iniziative volte all'affermazione della legalità e al riconoscimento dei diritti nel lavoro, pesantemente colpiti dalle associazioni criminali. Il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Luigi Giove, ex segretario generale regionale Fillea (appunto la categoria degli edili), ha sottolineato – nel corso del processo Aemilia – che il sindacato si è costituito parte civile «perché l'attività sindacale ha bisogno della possibilità di partecipazione libera dei lavoratori, di una democrazia vera non solo formale. Non è possibile mettere sullo stesso piano dei rapporti di forza il lavoratore e il datore di lavoro; il nostro compito è organizzare i lavoratori liberi, non ricattabili, mettendo in campo forti azioni di prevenzione. Quando il lavoro è sfruttato, quando nei cantieri non si può esercitare un controllo democratico, quando non vengono rispettate le regole del lavoro e la correttezza nei rapporti, il sindacato è penalizzato, ne subisce un danno e in generale ne subisce un danno l'intera economia e l'intera società. Abbiamo bisogno di una partecipazione democratica per esercitare il nostro ruolo. Abbiamo bisogno di più legalità per contrastare le infiltrazioni mafiose. Le infiltrazioni della criminalità organizzata in alcuni settori in particolare, penso alla logistica ai trasporti all'edilizia, in alcuni casi anche nell'agroindustria, continuano ad essere un fenomeno presente nel nostro territorio. Questo processo ha fatto emergere la punta dell'iceberg. Il lavoro da fare è ancora tanto e noi saremo impegnati in prima linea come sempre».

Il dado è tratto
La scelta di costituirsi parte civile nel procedimento Aemilia rappresenta una scelta strutturale per la Cgil nei processi di mafia. Il 20 aprile la Cgil nazionale, la Cgil Calabria, la Cgil Reggio-Locri assistiti dai propri legali, hanno dichiarato di voler presentare istanza di costituzione parte civile nel processo Gotha che si svolge presso il Tribunale di Reggio Calabria e che mette sotto accusa la presunta cupola mafiosa e massonico deviata che governa Reggio Calabria (e non solo). «L'azione della magistratura calabrese contro la 'ndrangheta – si legge nel comunicato stampa – va sostenuta con azioni concrete all'esterno e all'interno dei processi e la Cgil come sempre, sarà presente tra le parti civili». La dichiarazione di costituzione parte civile al processo Gotha è stata presentata nella udienza preliminare e ha visto tra i presenti in aula il segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato, la segretaria generale di Reggio-Locri Mimma Pacifici e il responsabile legalità della Cgil Calabria Gigi Veraldi. Il 18 luglio 2014 l'allora segretario generale della Fillea Cgil, Walter Schiavella, annunciò che il sindacato si sarebbe costituito parte civile in tutti i processi per sfruttamento di manodopera e che avrebbe fornito ai lavoratori l'assistenza legale adeguata per la tutela dei diritti contrattuali ed etici, proprio a partire dal processo celebrato contro gli imprenditori arrestati poche settimane prima all'Aquila. «So che è difficile, perché c’è di mezzo la paura di perdere il lavoro – disse Schiavella ora alla guida della Camera del lavoro metropolitana di Napoli – ma liberare i cantieri da imprese sporche e da sfruttatori non significa perdere il lavoro, ma esattamente il contrario: vuol dire far lavorare le imprese sane e quindi liberare il lavoro buono».

r.galullo@ilsole24ore.com

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