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Fisco: costi, rate e tempi. Tutti gli ostacoli per chiudere le…

LA ROTTAMAZIONE NELLA MANOVRINA

Fisco: costi, rate e tempi. Tutti gli ostacoli per chiudere le vecchie liti

Quattrocento milioni di euro. È il gettito che il Governo si attende dalla sanatoria delle liti fiscali pendenti con l’agenzia delle Entrate (purché avviate entro la fine del 2016) in ogni grado di giudizio (quindi dalla Commissione provinciale di primo grado alla Cassazione) prevista dall’articolo 11 della manovrina (decreto legge 50/2017).

Solo gli avvisi di accertamento
Alla stima dei 400 milioni di euro - secondo quanto si legge nella relazione tecnica al decreto - si arriva circoscrivendo il perimetro delle liti interessate dalla sanatoria, che consente di “rottamare” il contenzioso pagando tutti gli importi contestati dalle Entrate nell'atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell'atto ma con l’azzeramento di sanzioni e interessi di mora. Prima di tutto si tratta di una sanatoria che riguarda l’eventuale quota dell’importo in contestazione non affidata all’agente della riscossione. Quindi qual è l’ambito opertaivo? Le liti interessate per lo più riguardanti gli avvisi di accertamento, per i quali è prevista la riscossione frazionata in base allo stato e al grado del giudizio.

La solvibilità

È la stessa relazione tecnica a porre un’altra questione: «La platea dei contribuenti che potrebbe essere interessata alla definizione delle liti deve essere connotata, oltre che dalla propensione a definire le pendenze tributarie, anche - in un periodo che ancora risente degli effetti della crisi economica - dalla solvibilità». Quindi contribuenti che siano concretamente in grado di pagare. Un termine di riferimento è rappresentato dai ricorrenti in primo grado che versano direttamente il terzo dell'imposta dovuta provvisoriamente in caso di impugnazione. E la media nell'ultimo quadriennio è del 5% che però viene dimezzata in via prudenziale al 2,5 per cento. Una volta ottenuto il numero magico va applicato alla maggiore imposta in contestazione. E qui occorre fare un altro distinguo tra merito e Cassazione. Perché nel merito - tra primo e secondo grado - la maggiore imposta in contestazione considerata per la stima è complessivamente di 11,9 miliardi. In Cassazione, invece, è di 7,5 miliardi ma qui bisogna rivedere ulteriormente al ribasso il tasso di adesione, che viene infatti prudenzialmente indicato nell’1,5 per cento.

I pagamenti a rate
La rottamazione delle liti pendenti consente di versare a rate per somme superiori a 2mila euro. Il piano di pagamento può essere spacchetatto fino a un massimo di tre rate:
•la prima pari al 40% del totale delle somme dovute entro il 30 settembre 2017;
•la seconda pari al 40% del totale delle somme dovute entro il 30 novembre; 2017
•la terza e ultima pari al residuo 20% delle somme dovute entro il 30 giugno 2018.

Proprio «tenuto conto che il valore medio delle controversie definibili risulta piuttosto elevato, si stima che i pagamenti avvengano in maniera assolutamente prevalente con pagamenti rateali sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione». Quindi la relazione stima che nel 2017 saranno effettuati versamenti in misura pari a 320 milioni di euro (80% del gettito complessivo stimabile) mentre la restante parte (20% del gettito complessivo stimabile) pari a 80 milioni dovrebbe essere versata nel 2018.

Le incognite
Qui però non si può evitare di tenere conto delle incognite legate tipicamente ai versamenti rateali. Se da più parti una delle principali critiche avanzate all’operazione di rottamazione delle cartelle di Equitalia è stata proprio il numero ridotto di rate (pari a cinque), bisogna considerare come potrebbe diventare un ostacolo notevole dover saldare tutto in sole tre scadenze. Scadenze peraraltro molto ravvicinate visto che va pagato tutto tra fine settembre 2017 e fine giugno 2018.

Anche in questo caso i costi rischiano di essere un freno. Da un lato, perché soprattutto con liti in uno stadio avanzato diventano difficilmente predeterminabili con un «fai-da-te». Dall’altro, perché chi ha vinto in primo grado o tanto più in appello potrebbe non avere alcun interesse ad aderire e aspettare l’esito del giudizio in Cassazione (anche se la relazione tecnica riporta che nel grado di legittimità l’Agenzia riesce a ribaltare l'esito della Commissione tributaria regionale mediamente nel 70% dei casi).

Ultimo aspetto da considerare - ma non meno irrilevante - è che gli atti di contestazione più recenti potrebbero rimanere fuori dalla sanatoria. Perché la costituzione in giudizio entro il 31 dicembre 2016 taglia fuori gli accertamenti notificati nella seconda metà dello scorso anno. In particolar modo quelli fino a 20mila euro, per i quali prima passare dalla mediazione tributaria.

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