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Dossier La food valley svolta con investimenti green

    Dossier | N. 5 articoliRapporto Food & Wine

    La food valley svolta con investimenti green

    Nella regione che ha il primato europeo di Dop e Igp – sono 44, per un volume d’affari di 2,5 miliardi – si vira sempre di più verso l’innovazione e la sostenibilità ambientale, per ridurre consumi idrici ed energetici e la riconversione biologica della produzione, ma anche per fare leva sulle opportunità aperte dallo sviluppo dell’industria 4.0. Ad esempio, con investimenti che riguardano anche l’adattamento dei processi produttivi per la conquista di nuove quote di mercato, soprattutto in Medio Oriente, con prodotti adeguati a rispettare i precetti religiosi dell’Islam.

    Un esempio arriva da tre caseifici del Consorzio del Parmigiano Reggiano (forte di 339 aziende associate, circa tremila allevamenti, un valore alla produzione di oltre 1,1 miliardi e al consumo di più di 2 ed esportazioni pari al 37% del totale). I tre produttori stanno puntando sulla certificazione Halal, per aprirsi varchi nei Paesi del Golfo, con un prodotto che risponda alle esigenze alimentari degli osservanti islamici. Uno sforzo che segue l’investimento già fatto da un’azienda sul Parmigiano Reggiano Kosher per i consumatori di fede ebraica. «Innovazione e sostenibilità sono imprescindibili per l’industria del food, anche se non sempre le catene della grande distribuzione organizzata riconoscono adeguatamente questo impegno e il valore espresso - dice Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare –. In dieci anni ha ridotto del 35% le emissioni di anidride carbonica, del 40% i consumi idrici e del 20% quelli energetici».

    Il cuore della food valley emiliana si riconferma il distretto di Parma, con le sue 1.190 aziende (salgono a 1.784 con le industrie di impiantistica alimentare) per quasi 14.500 addetti, ed eccellenze come lo stesso Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma Dop: un cluster da 7,8 miliardi di fatturato, dei quali più di 1,5 generati dalle esportazioni, dove svettano big dell’industria come Barilla e le tante imprese che stanno scommettendo sull’innovazione e sul basso impatto ambientale della produzione. Una di queste è la Rodolfi Mansueto di Ozzano di Taro – trasformazione del pomodoro, 70 milioni di euro di fatturato, 110 dipendenti fissi che con gli stagionali salgono a 450 – che dopo aver investito su impianti fotovoltaici che oggi provvedono per il 25% ai fabbisogni energetici dell'azienda si prepara a investire sulla cogenerazione e raccoglie i primi risultati di una nuova linea di sughi bio. «Abbiamo innovato il processo produttivo partendo dalla ricerca della materia prima – spiega il vicepresidente, Aldo Rodolfi – e oggi ci riforniamo quasi interamente a kilometro zero. L’85% del pomodoro che trasformiamo proviene infatti dalla provincia di Parma».

    Sempre nel Parmense, viaggia verso l’industria 4.0 la Fratelli Galloni di Langhirano (prosciutto con il marchio della corona) che il prossimo luglio inaugurerà un nuovo stabilimento da 8mila metri quadrati dotato di pannelli fotovoltaici e di un sistema di depurazione che riduce drasticamente lo scarico dei reflui. «Abbiamo automatizzato la produzione – spiega Carlo Galloni, presidente dell’azienda di Langhirano, 30 milioni di fatturato (dei quali il 40% ricavato dalle vendite all'estero) – realizzando un hub centrale che differenzia i vari lotti di prodotto immagazzinandoli secondo criteri di carattere qualitativo. Tutto con un investimento di 1,5 milioni di euro ai quali se ne sommano altri 20 per la nuova fabbrica».

    La food valley dell'Emilia Romagna si è messa alle spalle il 2016 con un aumento delle esportazioni (arrivate a sfiorare i 6 miliardi) del 2,5%, confermando il radicamento storico in Germania e Francia e le buone performance negli Usa: sul mercato statunitense l’export ha superato i 414 milioni. Risultati che si devono anche agli investimenti continui. È il caso di Conserve Italia, nel Bolognese, un fatturato di 903 milioni per il 40% generato dall’export, 14mila produttori agricoli associati, 12 stabilimenti dei quali tre all’estero e marchi come Valfrutta, Cirio, Yoga. Il gruppo bolognese ha messo in cantiere un progetto triennale di innovazione agronomica, con l’Università di Milano, per ridurre l’uso dell’acqua e dei fertilizzanti nei campi, attraverso sistemi informatici che consentono di scoprire dove intervenire per diminuire i consumi. «L’attenzione per la sostenibilità – spiega Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia – è da anni elemento qualificante della nostra mission. Negli stabilimenti di Pomposa e Massa Lombarda abbiamo impianti di cogenerazione che ci consentono di risparmiare, rispettivamente, 1,3 milioni di metri cubi e mezzo milione di metri cubi all’anno di metano. E con il riutilizzo dell’acqua siamo in grado di conseguire l’80% di risparmio idrico».

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