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Dossier Sicilia laboratorio di sostenibilità

    Dossier | N. 5 articoliRapporto Food & Wine

    Sicilia laboratorio di sostenibilità

    L’ultimo protocollo è stato firmato un paio di settimane fa al Vinitaly a Verona con il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Ed è un ulteriore passo avanti (strategico) per SOStain, il progetto di sostenibilità messo a punto dal centro di ricerca Opera dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza con il forte supporto di ampia parte del settore vitivinicolo siciliano.

    SOStain può infatti contare per la sua attuazione sull’Alleanza per lo sviluppo sostenibile in viticoltura (di cui fanno parte Tasca d’Almerita, Cos, Terre di Noto, Cantine Settesoli, Planeta, Tenuta Santo Spirito di Vincenzo Gazzotti) e ha già dimostrato in Sicilia di poter dare risultati eccellenti, tanto da diventare best practice per tutto il territorio nazionale. L’intesa siglata al Vinitaly prevede da parte del ministero il sostegno a SOStain (che a sua volta segue anche gli indicatori del progetto Viva del ministero, sulla viticoltura sostenibile) e l’impegno a promuovere a livello nazionale le migliori pratiche emerse.

    Si tratta di una nuova certificazione, ma anche di un approccio etico alla produzione, come spiega Alberto Tasca d’Almerita, amministratore delegato dell’omonima azienda siciliana che da anni opera rispettando i criteri di SOStain. «Oggi - dice - il progetto è pronto ad aprirsi ad altre aziende, siano esse produttrici di vino biologico, biodinamico, naturale, convenzionale o altro ancora. Ciò che accomuna gli attori di SOStain è la volontà di condividere best practice agricole finalizzate al rispetto dell’ecosistema e all’assoluta trasparenza nei confronti del consumatore».

    Quello che distingue questa certificazione da altre è la consapevolezza da parte degli operatori che l’impatto delle attività agricole va oltre i confini dei campi e riguarda anche il benessere dei lavoratori, la salute dei consumatori, il coinvolgimento delle comunità locali, la valorizzazione del territorio circostante e ovviamente la conservazione delle risorse naturali. «La sostenibilità - dice ancora Tasca D’Almerita - non va intesa come una via per ottenere vini sostenibili o come alternativa a modelli di conduzione già esistenti. Si tratta di un percorso in cui le scelte aziendali possono essere valutate secondo criteri oggettivi: non è una lotta tra fondamentalismi di filosofie diverse ma la strada per valutare la ricaduta delle proprie scelte sotto diversi punti di vista».

    Il programma mette a disposizione degli imprenditori (ma in generale di tutti i protagonisti della filiera) uno strumento di misura quantitativo che può dare indicazioni per migliorare continuamente: si guarda a vari aspetti, che vanno dalla gestione della sostanza organica del suolo alla sua erosione, dalla modalità di reclutamento dei lavoratori alle ricadute economiche che l’attività ha sul territorio, dall’impiego di energie rinnovabili alla biodiversità dei pronubi (insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro) e alla protezione del paesaggio.

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