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La ministra Madia commenta il test del Sole24Ore sul Foia: «Luci e…

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La ministra Madia commenta il test del Sole24Ore sul Foia: «Luci e ombre»

(Agf)
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Non capita tutti i giorni che un ministro risponda su Twitter. Lo ha fatto Marianna Madia, titolare di cattedra della Funzione pubblica, molto probabilmente perché il tweet in questione toccava uno dei suoi cavalli di battaglia, l’attuazione del Freedom of information Act (Foia), una delle norme che promuove la trasparenza della Pubblica amministrazione. La ministra dà ragione all’articolo pubblicato sul Sole24Ore e aggiunge: «Luci e ombre. Anche report indipendenti dimostrano che la norma quando applicata funziona. Lavoriamo in questa direzione».

L’inchiesta. L’articolo del Sole 24 Ore, commentato da @mariannamadia, racconta la prova sul campo, condotta dalla giornalista Valeria Uva, a quattro mesi dall’approvazione del decreto Foia che potenzia l’accesso civico alle informazioni della Pa: dall’inchiesta emerge che solo un grande Comune su tre risponde in modo completo alle richieste dei propri cittadini. Il Dlgs 97/2016 (questo è il riferimento normativo del Freedom of information Act), al quale tutte le amministrazioni pubbliche entro il 23 dicembre scorso hanno dovuto adeguarsi, ha spalancato a cittadini e associazioni la porta su un ventaglio più ampio di documenti e informazioni oggi nelle mani degli enti pubblici. 

Come funziona il Foia. Anche senza interesse diretto, ogni cittadino oggi può - tramite determinate procedure e modulistiche - accedere a quasi tutte le informazioni in possesso della Pa: da quelle relative alle spese per il personale, fino al certificato di collaudo dell'edificio scolastico frequentato dal proprio figlio... L’Italia è arrivata al controllo diffuso sulla macchina pubblica in ritardo: introdotto per la prima volta negli Stati Uniti nel 1966, il Foia è già legge in quasi 90 Stati (in Francia dal 1978, nel Regno Unito dal 2000).

Ecco perché per la ministra della Semplificazione e Pubblica amministrazione il Foia rappresenta una conquista, un’importante rivoluzione che si inserisce nel pacchetto della “trasparenza” sostenuto su più versanti dal suo dicastero. Come sottolinea la stessa Madia nel suo tweet «anche alcuni report indipendenti dimostrano che la norma quando applicata funziona». Quando applicata, appunto. Tra questi report indipendenti è possibile citare il report «Ignoranza di Stato» pubblicato ad aprile: si tratta del primo monitoraggio sull’applicazione del Foia italiano ed è stato realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di Ong come Greenpeace, Legambiente, Transparency International – Italia e Arcigay. In questo caso emergeva come le richieste inviate avessero ricevuto una quota spropositata di non risposte (73%).

La ministra Marianna Madia assicura su Twitter che il suo dicastero sta «lavorando in questa direzione». Tanto che, dopo qualche minuto dal suo tweet, anche il capo della sua segreteria tecnica Patrizio Caligiuri annuncia l’arrivo di una breve circolare sul tema, indirizzata a tutti gli enti pubblici. E ricorda che «l’ordinamento già prevede sanzioni» per le Pa inadempienti.

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