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Dossier I turisti Usa trainano il mercato

    Dossier | N. 1 articoliRapporto Orologi

    I turisti Usa trainano il mercato

    Intervista a Matteo Peserico, Presidente Assorologi

    Tempo stabile sull’Italia. Si potrebbe sintetizzare così l’andamento dell’orologeria sul mercato italiano nel 2016. Il dato che emerge da un’indagine condotta da Gfk Retail & Technology per conto di Assorologi consegna una fotografia tutt’altro che scontata. I segnali positivi arrivano sia dai volumi, sono stati circa 7 milioni i segnatempo venduti in Italia nel 2016, sia dal giro d’affari arrivato a quota 1,49 miliardi di euro. Cresce anche l’apporto dell’e-commerce sempre più utilizzato per l’acquisto di un orologio. Il turismo rappresenta ancora il capitolo più importante con gli americani e i cinesi a guidare la corsa all’acquisto ai quali si aggiunge il consumatore italiano non più nei panni di una presenza sporadica. Un risultato che lascia ben sperare in virtù di quanto si legge scorrendo i dati relativi all’export dei segnatempo svizzeri, considerato il termometro del settore, che ha archiviato un 2016 caratterizzato da un calo generalizzato significativo, ma con l’Italia saldamente nella top ten dei paesi più importanti per l’industria Swiss Made. Mario Peserico amministratore delegato di Eberhard Italia&Co, può commentare questi dati in qualità di presidente di Assorologi.

    Qual è lo stato di salute del mercato orologiero italiano?

    Il 2016 è stato un anno complesso per il comparto e anche per l’Italia che in base ai dati dell’export della Fédération de l’industrie horlogère suisse ha evidenziato una sofferenza nel secondo semestre. Se però analizziamo con attenzione i risultati della ricerca condotta da Gfk ecco che il quadro non è poi così negativo. È vero che i volumi non hanno subito oscillazioni significative con circa 7 milioni di pezzi venduti per un giro d’affari di 1,49 miliardi di euro, ma il dato interessante riguarda la continua crescita del valore del prezzo medio.

    Lo ritiene un segnale positivo?

    È una voce molto importante da tenere in considerazione. Basti pensare che nel 2014 il prezzo medio era di 184 euro e nel 2016 si è attestato a 223 euro.

    Il fattore turismo continua a rappresentare una voce importante?

    Sicuramente, anche se sono cambiati i flussi. I russi sono scomparsi quasi del tutto. I cinesi sono calati come numero e hanno anche speso meno in acquisti di segnatempo. Sono tornati invece gli americani la cui presenza si è fatta notare in virtù di un dollaro forte.

    E gli italiani?

    La clientela locale si sta invece ritagliando uno spazio sempre più importante. Sebbene sia ancora presto per fare previsioni l’andamento dei primi due mesi del 2017 fa ben sperare da questo punto di vista.

    È cambiato l’approccio all’acquisto in virtù anche dell’innalzamento della soglia dei pagamenti in contanti passata da mille a 3 mila euro?

    Sicuramente. La ricerca Gfk ha evidenziato una ricaduta positiva soprattutto per l’alto di gamma.

    C’è poi il fenomeno degli smartwatch. Come sta andando questo segmento di mercato alla luce anche della crescente attenzione di alcuni grandi player dell’orologeria?

    I numeri sono importanti, ma ancora al di sotto delle aspettative. La sensazione è che nella testa del consumatore sia un prodotto ormai assimilato a un orologio. A mio avviso non entrerà in competizione con l’orologeria meccanica tradizionale ma aprirà un nuovo tipo di mercato.

    Quali sono le previsioni per il 2017?

    Lo scenario invita a un cauto ottimismo. L’ultimo trimestre del 2016 ha dato dei segnali confortanti. Il verdetto dal Sihh di Ginevra, primo appuntamento della stagione, è stato positivo. Arrivare a delle conclusioni è prematuro ma credo che debba anche cambiare la mentalità e cominciare a considerare che anche una crescita del settore di pochi punti percentuali sia salutare e un buon risultato.

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