Impresa & Territori

Dossier Portafogli tricolori (con o senza Pir)

    Dossier | N. 6 articoliRapporto Private Banking

    Portafogli tricolori (con o senza Pir)

    Il Bel Paese può crescere nei portafogli dei clienti private? Tradizionalmente, i paperoni d’Italia sono stati poco propensi ad investire sulle società italiane. Ma oggi il quadro è mutato: le prospettive macro sembrano più favorevoli alle nostre società; in secondo luogo sulle piccole società di Piazza Affari sta arrivando la spinta dei Pir. I piani individuali di risparmio, grazie alla leva fiscale (chi vi investe per almeno 5 anni ha la totale esenzione sul capital gain realizzato), dovrebbero dar corpo a quel circolo virtuoso che indirizza flussi dal risparmio degli italiani all’economia reale. «Con un rendimento da inizio anno superiore all’8,5%, il mercato azionario italiano prova a recuperare parte della sottoperformance relativa rispetto agli indici europei degli ultimi anni - spiega Daniela Vitti di Indosuez WM Italia -. La situazione macroeconomica è in miglioramento, con disoccupazione in lieve calo e fiducia in aumento, nonché una situazione politica in cui si è ridotto il rischio di elezioni anticipate. La Bce continua il suo corso accomodante e le trimestrali societarie sembrano confermare le aspettative di una buona crescita degli EPS nel 2017». Dall’inizio dell’anno nelle gestioni patrimoniali di Indosuez WM, storicamente prive di bias domestico, è stata aumentata l’esposizione alle azioni italiane, con una percentuale dal 2%, per i profili a rischio moderato, al 5% per quelli più aggressivi».

    IL CONFRONTO
    Dati all'8 maggio 2017

    La posizione di Credit Suisse sul mercato azionario italiano è neutrale. «In un portafoglio asetticamente costruito l’Italia dovrebbe avere il peso che rappresenta nell’indice azionario globale, cioè meno dell’1% - ricorda Carlo Manzato, a capo dell’advisory P.B.- tatticamente il mercato italiano può essere sovrappesato dai clienti con esposizione al rischio più alta e poco esposti sul paese, motivando questa esposizione con l’effetto Pir e con il rally dell’Europa».

    Il rally dei Pir funzionerà aiutato dalla leva fiscale: ne è convinto Andrea Rotti, direttore gestioni patrimoniali di Ersel. «La leva fiscale dei Pir funziona sempre anche per clientela private. Le dimensioni dell’investimento computate per 30mila euro fino a 150mila euro nell’orizzonte di 5 anni possono inizialmente sembrare numeri contenuti - spiega -. Però, se poi si fanno un po’ di conti nell’ambito di un’asset allocation diversificata di un cliente, dove Italia non è mai preponderante, ci sono dei vantaggi. Inoltre sono poi 150mila euro per membro familiare. Il padre può iniziare e poi l’orizzonte si può allargare ad altri membri della famiglia. L’incentivo c’è quindi anche per grandi patrimoni». Relativamente agli strumenti, secondo l’esperto la costituzione di fondi con classi Pir è la strada giusta che sta seguendo l’industria finanziaria, prevalentemente equity rispetto alle gestioni. «Vedo meno adatta la gestione patrimoniale perché è difficile - aggiunge - che si resti per 5 anni senza movimentarla».

    «Il sistema Pir è concepito per ammontari che escono dall’ambito del wealth management - gli fa eco Mario Spreafico, direttore investimenti di Banca Leonardo - possono però essere un’opportunità perché la maggior parte dei clienti con elevate disponibilità vede questo strumento per le seconde generazioni anche per l’esenzione delle imposte di successione dopo i 5 anni».

    Anche per Spreafico il modo migliore di accesso è il fondo di investimento che garantisce diversificazione. «I benefici sono quelli della rateizzazione per 5 anni e l’immobilizzo - aggiunge - questo garantisce un importante flusso verso le piccole e medie capitalizzazioni. Sposta risorse da gestire in modo efficiente. In un portafoglio di un cliente italiano, l’Italia dovrebbe avere un peso del 5%. Relativamente alla sola componente azionaria, l’Italia è sottovalutata e quindi l’esposizione può spingersi a un 20% complessivo. Ci sono gioielli industriali e quindi grazie ai Pir le valutazioni si riportano sulla media europea».

    Quella dei Pir è anche un’occasione per educare i clienti ad investire con un orizzonte più lungo. «In questo senso è un’occasione unica - aggiunge Paolo Martini, ad di Azimut Capital Management- il Pir può essere una via per educare la clientela ad avere un approccio di investimento di lungo periodo. «Il vincolo dei 5 anni - aggiunge - ottimizza il portafoglio; è chiaro che si deve avere sempre di vista le necessità del cliente. Se questi deve comprare una casa, è ovvio che deve poter disinvestire. Ma così come è concepito lo ritengo una sana forzatura per educare tutti ad avere un orizzonte più lungo. In questo la leva fiscale può dare una grossa mano». In termini di allocazione strategica, anche Martini ritiene che in un portafoglio equilibrato, se la parte azionaria rappresenta circa il 30/40%, all’Italia può andare in media un 5% che può arrivare al 10/15% per i profili più rischiosi «oppure se il cliente - conclude - mostra più interesse per questo segmento».

    © Riproduzione riservata