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Dossier Stock picking sostenibile Come scegliere i «buoni»

    Dossier | N. 6 articoliRapporto Private Banking

    Stock picking sostenibile Come scegliere i «buoni»

    Lorenzo Piovanello
    Lorenzo Piovanello

    La finanza sostenibile si è emancipata. Non è più investimento di nicchia. Ammonta a 23mila miliardi di dollari (23 trilioni) il denaro gestito nel mondo in base ai criteri della responsabilità sociale. È quanto emerge dal recente rapporto della Global Sustainable Investment Alliance (Gsia), l’organizzazione internazionale che riunisce le associazioni focalizzate sugli investimenti sostenibili. Gsia, ogni due anni, rende noti gli asset gestiti in tutto il mondo in maniera “etica”: le indicazioni riportate dal nuovo rapporto sono relative al 2016 e coprono appunto un biennio. Vi è stato un incremento del 25% rispetto al 2014. L’area dove gli investimenti sostenibili hanno maggiore appeal è l’Europa con 12 trilioni di dollari in aumento dell’11,7% rispetto al 2014. Seguono gli Usa con 8,7 trilioni (+32,7%), Canada (1 trilione, +49%), Australia-Nuova Zelanda (516 miliardi, +247%), Asia senza Giappone (52 miliardi, 15,7%).

    Le strategie
    Ci sono poi le strategie più utilizzate. Quindici trilioni di dollari vengono investiti in tutto il mondo escludendo aziende che operano in determinati settori (per esempio armi, tabacco e pornografia): tale strategia è nota come negative/exclusionary screening. Al secondo posto c’è l’Esg integration (10,37 trilioni di dollari): in sostanza si investe nelle aziende che utilizzano le migliori pratiche per il rispetto dell’ambiente, del sociale e della governance. Al terzo posto vi è l’azionariato attivo (8,37 trilioni di dollari); ritroviamo questa modalità in particolare fra gli investitori istituzionali che avviano un confronto serrato con le imprese in cui investono, su varie tematiche come i compensi dei vertici. L’impact investing, strategia di cui si parla tanto, è invece all’ultimo posto nella scelta degli investitori con “appena” 248 miliardi di dollari.

    I trend e l’impact investing
    «È vero, l’impact investing è ancora un investimento di nicchia nell’ambito della finanza sostenibile – spiega Lorenzo Piovanello, director del Philanthropy Advisory & Sustainable Investing di Ubs –. Allo stesso tempo però è un settore di grande innovazione e ricerca. Ci sono interessanti macrotrend da seguire». Viene ricordato quello della scarsità d’acqua dove, evidenzia Piovanello, è stimato in prospettiva un investimento fra i 500 e i 600 miliardi di dollari l’anno. Il vero boom sarà però quello relativo alla riduzione di CO2: sono previsti investimenti di 36 trilioni di dollari da qui al 2030. Infine c’è il macrotrend dell’invecchiamento nei Paesi sviluppati.

    Lo stock picking sostenibile
    L’Italia è in generale ancora poco reattiva ai temi della finanza sostenibile. Ma qualcosa sta cambiando. «In Italia i nostri clienti apprezzano molto tali temi. Più in generale cerchiamo di utilizzare al meglio le non financial information», aggiunge Piovanello. Queste informazioni dall’anno prossimo saranno obbligatorie in tutti i bilanci delle quotate europee. Ubs sta realizzando una sorta di stock picking sostenibile per i clienti. «Selezioniamo per i portafogli dei nostri investitori le aziende con determinate caratteristiche di sostenibilità usando appunto le informazioni non finanziarie che in molti casi sono già presenti nei documenti». Un lavoro così certosino ovviamente può essere realizzato per grandi patrimoni. «Comunque – ricorda Piovanello – in Italia forniamo anche soluzioni alternative usando fondi specializzati ».

    Di recente un’altra casa d’investimento elvetica, Lombard Odier IM, ha aumentato la propria offerta di prodotti sostenibili in particolare nell’impact investment, lanciando il fondo LO Funds–Global Responsible Equity. Alla base del processo di investimento di questo veicolo, c’è una metodologia proprietaria di misurazione dei fattori Esg. Inoltre il fondo si pone come obiettivo anche quello di avere una carbon footprint, ovvero un ammontare di emissioni di anidride carbonica inferiore rispetto a quella del mercato.

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