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Dossier Un mercato in movimento

    Dossier | N. 6 articoliRapporto Private Banking

    Un mercato in movimento

    Azimut, Bim, Banca Generali, Deutsche Bank, Kairos. Sono solo alcuni dei principali attori di un mercato, quello del private banking, che mostra ancora ampi spazi di consolidamento. Un mercato che in Italia conta oltre 850 miliardi di euro in gestione, con circa 900mila clienti e che cresce a tassi a doppia cifra anno dopo anno. E tra storie già avviate, ma non ancora finalizzate, acquisizioni, programmi di fidelizzazione e nuove iniziative, si prevedono mesi di grandi movimenti.

    Sul fronte M&A, a fare la parte del leone, almeno oltre confine, c’è una Azimut con molte acquisizioni nei cinque continenti. La società fondata da Pietro Giuliani si è insediata in mercati come America Latina, Turchia, Messico e Australia, dove ci sono masse da gestire e reti di banker. Recentemente, poi, ha messo un piede in Medio Oriente con un’acquisizione a Dubai e ha attualmente altre trattative in corso. L’obiettivo, come dichiarato da Giuliani, è posizionarsi in Paesi emergenti dove le dinamiche socio-economiche portano a pensare a un progressivo miglioramento della ricchezza diffusa e quindi della capacità di risparmio. La potenza di fuoco di Azimut? Circa 400 milioni di euro, a cui va aggiunta una redditività annua che oscilla tra i 60 e i 70 milioni. Parlando ancora di possibili fusioni e acquisizioni, sul piatto c’è la vendita di Bim, con Veneto Banca, azionista di maggioranza con il 70% del capitale (vale 160 milioni), che sta stringendo sulla cessione. L’istituto di Montebelluna, che ha individuato in Lazard l’advisor, punta a raggiungere un accordo con il potenziale partner entro l’estate. Intanto Bim, che ha chiuso il 2016 con una perdita netta di 93,4 milioni, prosegue nel piano di rilancio sotto la guida dell’ad Giorgio Girelli. Tra le realtà in vendita ci sarebbe anche Banca Cesare Ponti.

    E sempre grazie a numerose acquisizioni e integrazioni tra il 2001 e il 2008, ha conquistato un ruolo importante nel wealth anche Banca Generali, che ora vuole fidelizzare i propri bankers. «Una fidelizzazione che passa non solo per i meccanismi tradizionali di partecipazione ai programmi e obiettivi di crescita di lungo termine comuni alla banca – spiega il direttore commerciale Marco Bernardi – ma anche per tutti i fattori altrettanto tangibili in termini di valore aggiunto, che ne accrescono le competenze. Mi riferisco all’impegno della società nella formazione, che è un punto di forza per intensità e ricchezza dei progetti, e nel supporto operativo. Per non parlare del fatto che i 750 dipendenti della banca lavorano in un’unica direzione: al servizio dei consulenti. E questo è l’elemento di fidelizzazione più forte che connota la qualità dei servizi». Negli ultimi 5 anni, il numero di nuovi banker entrati nella rete di Banca Generali è stato di un centinaio di unità per esercizio e oggi la banca ha oltre 1.850 professionisti, con un portafoglio medio passato dai 7 milioni del 2006 agli attuali 26 milioni.

    Parlando di nuove iniziative, invece, il private banking di Deutsche Bank (che presto potrebbe fondersi con F&F) si è trasformata in un’App per essere sempre a portata di click. «Le competenze e la relazione stanno diventando sempre più l’elemento cruciale – fa notare Sandro Daga, responsabile private banking di Deutsche Bank in Italia –. La preparazione sulle tematiche finanziarie si deve unire alla capacità di comprendere le esigenze del cliente a 360°. In questo contesto, il private banker affronta un’evoluzione che mira ad accrescere le competenze in vari ambiti consulenziali. La tecnologia deve supportare il private banker, che resta la figura centrale che guida la relazione».

    Nel gruppo Mediobanca procede la fusione tra CheBanca! e Barclays (dedicato al segmento di clientela affluent e premier) e tra Banca Esperia (clientela private & high net worth individual)Compagnie Monégasque de Banque e le attività di multi-family office di Spafid per dar vita al polo del wealth affiancato dalla fabbrica prodotto MB Asset Management (vi confluiranno Cairn Capital, DuEmme SGR e Compagnie Monégasque de Gestion).

    Infine, se resta ancora valido il progetto di quotazione di Kairos, certamente se ne parlerà nel 2018, visto che al momento la macchina non si è messa in moto e dunque anche il 2017 sarà un anno di passaggio.

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