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Web tax, l’Italia gioca d’anticipo: accordo su opzione con…

L’EMENDAMENTO BOCCIA ALLA MANOVRA

Web tax, l’Italia gioca d’anticipo: accordo su opzione con i big della rete

Non è ancora la web tax, per cui serviranno gli accordi internazionali come non smette di sottolineare il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ma il Parlamento ha deciso di non restare ad aspettare l’esito del «guardia e ladri» tra Fisco e multinazionali del web. Così con un emendamento alla manovra correttiva a firma del presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, Francesco Boccia (Pd), si punta a introdurre un meccanismo per un accordo preventivo rafforzato tra digital companies e Fisco italiano. Un accordo opzionale che , quindi, presuppone una scelta e che si muove nel solco della cooperative compliance lanciata con la delega fiscale per le imprese con maxifatturato o che firmano accordi per nuovi investimenti in Italia.

Una norma di transizione

«In questi anni da presidente della commissione Bilancio non ho mai firmato alcun emendamento, ho sempre rispettato il ruolo istituzionale, rimanendo super partes. Stavolta però, a fine legislatura, penso sia doveroso apporre la mia firma su quella che possiamo definire una norma di transizione», spiega lo stesso Boccia. Un emendamento alla manovra che «dia alle multinazionali del web - continua - la possibilità di scegliere: se fare come Google, collaborando e cooperando, dichiarando tra le altre cose la stabile organizzazione in Italia o continuare a fuggire dalle proprie responsabilità nascondendosi dietro principi superati che l’Europa fa fatica a cambiare. A quel punto, non potranno lamentarsi se saranno la procura della Repubblica e la Guardia di Finanza a procedere con accertamenti fiscali e conseguenti multe a loro carico per far fronte alle tasse eluse».

La via dell’accordo
L’idea di fondo è quella di introdurre un istituto ad hoc di comunicazione e cooperazione rafforzata per le imprese non residenti che appartengono a multinazionali con ricavi consolidati superiori a 50 miliardi di euro e che svolgono un’attività economica tale da configurare una stabile organizzazione in Italia. La ratio è quella di un’interlocuzione preventiva: in pratica si fissa in anticipo la cornice per la tassazione nel nostro Paese evitando poi controlli e accertamenti successivi e il rischio di procedimenti penali se poi Entrate e GdF venissero a scoprire che quell’azienda è effettivamente radicata in Italia.

L’identikit degli «aspiranti»

La chance di accedere alla cooperative compliance riguarda soprattutto quei contribuenti che utilizzano una pianificazione fiscale internazionale secondo tre capisaldi:

1) il distributore, ossia la società non residente della multinazionale, effettua cessione di beni e/o servizi a clienti italiani;

2) il server provider della stessa multinazionale, che fornisce servizi attraverso una stabile organizzazione in Italia, stipula con il distributore contratti di supporto alla vendita (in altri termini, l’assistenza post vendita) con una remunerazione di poco maggiorata rispetto ai costi sostenuti;

3) il server provider in realtà solo assistenza post vendita ma opera come soggetto radicato in Italia che svolge anche funzioni aggiuntive.

L’effetto sul passato
Che cosa produce l’adesione alla cooperazione rafforzata? La digita company può definire in contraddittorio con l’amministrazione i debiti tributari della stabile organizzazione per i periodi d’imposta per i quali siano scaduti i termini di presentazione della dichiarazione. Definizione che può avvenire attraverso l’accertamento con adesione, che consente un abbattimento della metà delle sanzioni applicabili.

Accordo tra Google e Agenzia Entrate

Porte aperte a Apple e Google
Le imprese non residenti che hanno definito per il passato i debiti tributari della stabile organizzazione - e i casi più recenti sono Apple e Google - potranno accedere alla cooperative compliance vera e propria introdotta dall’attuazione della delega fiscale. Questo potrà avvenire dietro presentazione di un’istanza e a prescindere dal volume di affari o ricavi della stabile organizzazione. L’unico vincolo è la presenza di un sistema interni di misurazione e gestione del rischio fiscale.

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