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Pa, ok Cdm a documento unico proprietà autoveicoli

secondo esame preliminare

Pa, ok Cdm a documento unico proprietà autoveicoli

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra per la semplificazione e la Pa Maria Anna Madia e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in secondo esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma della Pubblica Amministrazione, introduce dal 1° luglio 2018 il documento unico di circolazione per gli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi. La nuova “carta di circolazione” sostituirà i due documenti attuali: il certificato di proprietà del veicolo, di competenza
dell'Aci, e il libretto di circolazione prodotto dalla Motorizzazione civile, come previsto negli altri Paesi europei, e consentirà di tagliare i costi di produzione, archiviazione e controllo a carico dell'amministrazione.

All’unico documento, inoltre, corrisponderà una tariffa unica, che sostituirà i diritti di Motorizzazione e gli emolumenti per l'iscrizione o la trascrizione di ogni veicolo al Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Le carte di circolazione e i certificati di proprietà già emessi alla data di entrata in vigore del documento unico manterranno la loro validità fino alla scadenza.

Ok a decreti attuazione legge delega su terzo settore
Non è l’unico provvedimento adottato oggi dal Cdm, che, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in esame preliminare, tre decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. I provvedimenti ora andranno all’esame del Parlamento per poi essere definitivamente approvati dal Consiglio dei ministri. «Era necessario
assicurare un assetto organico ad un fenomeno così importante, rendendo chiari i contenuti e le modalità di funzionamento e prevedendo, al contempo, un obbligo di rendicontazione e di trasparenza delle attività svolte per garantirne l'effettivo valore sociale» ha affermato in una nota il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

Il nuovo codice del Terzo settore
Il nuovo Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo settore. Tra le misure previste c’è quella che, in base alla loro dimensione, gli enti del Terzo settore saranno chiamati a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale, redatto secondo apposite linee guida, anche ai fini della valutazione dell'impatto sociale delle attività svolte, nonché gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati. Con riferimento alle misure di promozione e sostegno del Terzo settore, il Codice prevede, tra l'altro
l’istituzione del social bonus, ossia un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore degli enti del Terzo settore non commerciali, che abbiano presentato un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati.

Nuove norme per le imprese sociali
Via libera anche al decreto che punta a migliorare la disciplina dell'impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e a rimuovere le principali barriere al suo sviluppo. Per la promozione e lo sviluppo dell'impresa sociale, si introducono inoltre importanti misure di sostegno, anche fiscale, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione. Si prevedono inoltre incentivi fiscali per favorire gli investimenti di capitale nelle imprese sociali. Infine, relativamente agli obblighi di trasparenza, l'impresa sociale è tenuta a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale.

Revisione del “cinque per mille” dell'Irpef
Il decreto sul 5 per mille prevede il completamento della riforma strutturale dell'istituto, già reso permanente dalla legge di stabilità 2015, attraverso l'individuazione delle modalità per la razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al beneficio, la semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti, nonché l'introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse erogate, attraverso un sistema improntato alla massima trasparenza, con la previsione delle conseguenze sanzionatorie per il mancato rispetto dei citati obblighi.

Giornalisti, ok cdm prepensionamenti, 58 anni donne, 60 uomini
Inoltre il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del ministro per lo sport con delega all’editoria Luca Lotti, ha approvato, in esame
definitivo, un decreto legislativo sui prepensionamenti dei giornalisti e sul riconoscimento degli stati di crisi delle imprese editrici, in attuazione della legge di riforma dell’editoria (legge 26 ottobre 2016, n. 198). Per quanto riguarda i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti anticipati di vecchiaia per i giornalisti, si
stabilisce che il requisito di anzianità contributiva sia pari a 25 anni, in luogo degli attuali 18. In conformità alle osservazioni delle Commissioni parlamentari, si prevede che, per gli anni 2017 e 2018, ai giornalisti interessati dai piani non recepiti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali alla data di entrata in vigore del decreto legislativo, si applichino, ai fini del prepensionamento, i requisiti anagrafici di 58 anni per le donne e 60 anni per gli uomini, fermo restando il requisito dei 25 anni di anzianità contributiva.

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