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Statuto e Ddl concorrenza aprono nuovi spazi agli Albi

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Statuto e Ddl concorrenza aprono nuovi spazi agli Albi

L’istantanea della libera professione, provincia per provincia, potrebbe cambiare in breve tempo per effetto di due provvedimenti: lo Statuto del lavoro autonomo (già approvato) e il Ddl concorrenza (in corso di approvazione). La legge sul lavoro autonomo, all’articolo 5, delega il governo ad ampliare competenze e mercato delle professioni ordinistiche, individuando «atti delle amministrazioni pubbliche che possono essere rimessi anche alle professioni organizzate in Ordini». Per la Pa l’obiettivo è sgravare gli uffici e per i professionisti si aprono nuovi spazi.

«Non si tratta solo di una devoluzione di funzioni pubbliche alle categorie - commenta Marina Calderone, alla guida del Cup e dei Consulenti del lavoro - ma di una valorizzazione dei professionisti che assumeranno così responsabilità importanti». Anche se è presto per capire quali attività potranno essere “devolute” (per delega e decreto c’è tempo un anno), gli interessati guardano con favore alla novità.

Gli avvocati hanno già stilato un elenco di proposte puntuali, che comprendono ad esempio l’estensione della negoziazione assistita alle controversie di lavoro, l’assunzione di prove testimoniali e per interpello, l’autenticazione di firma, l’esercizio delle funzioni di commissario ad acta, la remissione di querele, la notifica dell’atto di pignoramento, l’accettazione dell’eredità. «L’avvocatura - dice Donatella Cerè del Consiglio nazionale forense - è pronta a svolgere una funzione importante di decongestione dei tribunali e della Pa».

Anche i consulenti hanno raccolto proposte che vanno dal collocamento alla certificazione dei Ccnl. Ma puntano soprattutto ad ampliare la Seco, l’asseverazione di regolarità di tutto il rapporto di lavoro (oggi con valore solo premiante), e ad assumere un ruolo chiave nelle comunicazioni obbligatorie per le aziende.

Anche i commercialisti sono pronti. Conferma Roberto Cunsolo, tesoriere del Cnc delegato al lavoro: «Per individuare le funzioni sussidiarie siamo disponibili ad avviare un confronto costruttivo con l’Esecutivo. Sin d’ora possiamo immaginare un nostro ruolo nell’ambito della certificazione fiscale e previdenziale delle imprese».

«Nell’ampliamento potrebbe essere incluso il rilascio del certificato di destinazione urbanistica», segnala il presidente del Collegio geometri, Maurizio Savoncelli, favorevole anche a ripensare al fascicolo del fabbricato (stralciato dalla legge) «inteso non in modo pedissequo, ma come certificazione di qualità degli immobili». Per Fabrizio Pistolesi, del Consiglio nazionale degli architetti, «è auspicabile che la delega possa ricomprendere un’approfondita analisi del patrimonio edilizio esistente dal punto di vista sismico ed energetico favorendo la riqualificazione urbana sostenibile».

Fin qui il perimetro. Ma i costi per i cittadini? Il Jobs act degli autonomi non ne parla. «I professionisti avranno sicuramente un aggravio dei costi - prefigura Calderone - ad esempio per i premi assicurativi, visti i maggiori rischi assunti. E non potranno ribaltarli tutti sui clienti». Ecco perché - aggiunge - chiediamo di tornare a ragionare in termini di equo compenso, anche dopo l’abolizione delle tariffe minime».

Sull’altro fronte, quello del Ddl concorrenza (approvato dal Senato e ora alla Camera) la riforma interessa notai, avvocati, farmacisti, ingegneri e odontoiatri. Con norme che potranno ridisegnare la distribuzione delle partite Iva.

Si prenda il caso dei notai: il Ddl prevede che il loro numero sia determinato in un rapporto di un professionista ogni 5mila abitanti (oggi è uno a 7mila). Per Salvatore Lombardo, presidente del Consiglio nazionale del notariato, non c’è, però, da essere entusiasti. «Non siamo contrari all’aumento del numero - afferma - ma non con questi criteri. Dobbiamo tener conto, come abbiamo proposto, della situazione del territorio, delle vie di comunicazione e di altri parametri».

Per le altre professioni l’impatto potrebbe arrivare dagli interventi sull’esercizio dell’attività in forma societaria. Nelle società legali si prevede, ad esempio, l’ingresso del capitale sociale, misura che preoccupa il Consiglio nazionale forense, per quanto il Ddl concorrenza preveda che i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e del diritto di voto, siano avvocati (o altri professionisti) iscritti a un Albo.

Analoghe perplessità arrivano dalle farmacie, la cui titolarità può essere riconosciuta anche alle società di capitali, delle quali possono essere soci anche i non farmacisti (ma la direzione della farmacia va assegnata a un farmacista, anche non socio). Misura che per la Federazione degli Ordini dei farmacisti pone problemi di controllo del sistema e di deontologia, perché la società di capitali non ha gli stessi vincoli del singolo professionista.

Anche gli ingegneri non vedono di buon occhio l’apertura alle società di ingegneria nel mercato dei lavori privati. Non almeno nelle modalità individuate dalla riforma, che rischia di creare situazioni dominanti.

Gli odontoiatri sono alle prese, invece, con quella che considerano una infelice formulazione della norma, che riconosce l’esercizio dell’attività ai professionisti abilitati e «a società operanti nel settore odontoiatrico in cui il direttore sanitario sia iscritto all’Albo degli odontoiatri». È possibile - si chiedono gli odontoiatri - «consentire l’esercizio della professione a una società?».

Leggi le proposte dei Consulenti del Lavoro

Leggi le proposte degli avvocati

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