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Vitalizi, il Senato tenta il taglio e alla Camera già piovono ricorsi

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Vitalizi, il Senato tenta il taglio e alla Camera già piovono ricorsi

Il Senato muove i primi passi per frenare la corsa dei vitalizi come ha fatto la Camera già nel mese di marzo. Ma mentre si muove - con ritardo - la Camera alta, in quella bassa si tenta di smontare il taglio faticosamente raggiunto. Gli ex deputati - a cui è stata inviata la notifica della riduzione sull’assegno - non hanno digerito la cattiva notizia e, tempo un mese, hanno presentato ricorso. Ne sono già arrivati sei. E, forse, altri ne arriveranno. Ma basterà che anche solo uno di questi venga accolto per cancellare il risultato messo a segno due mesi fa dall’ufficio di presidenza di Montecitorio.

Il prelievo di solidarietà alla Camera
Lo scorso marzo, dopo una riunione agitatissima, con annessa irruzione in aula da parte dei deputati Cinque stelle, la Camera ha varato un prelievo di solidarietà sulle pensioni che percepiscono gli ex deputati. Il taglio dispone l’applicazione, a partire dal 1° maggio 2017 e per tre anni, agli assegni vitalizi e ai trattamenti previdenziali, diretti e di reversibilità, corrisposti ai deputati cessati dal mandato e loro aventi diritto, un contributo straordinario di solidarietà sulla parte eccedente l’importo di 70mila euro lordi annui, pari al 10 per cento per quelli compresi tra 70mila e 80mila euro lordi l’anno; del 20 per quelli fino a 90mila; del 30 per quelli fino a 100mila; del 40 per quelli superiori a 100mila.

Il tentativo del Senato
A due mesi di distanza dal “passo” fatto dalla Camera, il Senato non si è ancora mosso. O, meglio, una riunione è stata convocata mercoledì scorso ma senza riuscire a trovare alcun accordo. Tutto è stato rimandato sia per permettere a tutti i gruppi di fare una loro proposta, sia perché - nel frattempo - la riforma di Montecitorio giace sotto una pioggia di ricorsi che - se accolti - trasformerebbero il taglio in un buco nell’acqua.E così, mentre gli ex deputati protestano, gli ex senatori dormono sonni tranquilli perché alla Camera alta l’eventuale allineamento a Montecitorio (tradizionalmente perseguito) è di là da venire.

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Guerra di ricorsi a Montecitorio
Intanto a Montecitorio il consiglio di giurisdizione, al quale deputati ed ex possono rivolgersi per contestare eventuali provvedimenti, è al lavoro sui ricorsi presentati da chi è stato deputato in passato e adesso riscuote il suo vitalizio. In sei hanno già presentato ricorso (nomi e partiti di provenienza sono “top secret”, coperti dal diritto alla privacy) sostenendo che il prelievo di solidarietà va applicato con una legge e non con una delibera dell’ufficio di presidenza e aggiungendo che il prelievo di solidarietà è stato in passato “bacchettato” dalla Corte costituzionale. C’è da dire - tuttavia - che nel redigere la delibera i deputati si erano già interrogati sui dubbi sollevati in precedenza dalla Consulta ed avevano ovviato cercando di rispettare i paletti a suo tempo imposti dalla Corte (tempo limitato: 3 anni; eccezionalità dell’intervento e ragionevolezza). Adesso toccherà al consiglio di giurisdizione esprimersi con una “sentenza” cui si può anche ricorrere in appello. Ci vorranno dei mesi perché si possa capire se il taglio resisterà all’assalto degli onorevoli pensionati. Nel frattempo il Senato cosa farà? Resterà ad aspettare? I colleghi della Camera già mormorano: «Curioso modo di procedere....sembra piuttosto un ottimo alibi per preservare intonsi i vitalizi».

Gli altri ricorsi
Ma il prelievo di solidarietà è solo l’ultimo tentativo (avversato) di risparmiare. E negli anni le riforme che hanno cancellato alcuni benefit dei parlamentari non sono state mai accolte con applausi. Tra Camera e Senato pendono circa 25 ricorsi contro le passate riforme. Che con i sei presentati qualche giorno fa fanno già oltre trenta. Alla Camera ce ne sono ben 10 in appello contro la riforma delle pensioni varata nel 2012. Altri 4 in appello (più uno in primo grado) si registrano contro la sospensione dei vitalizi agli ex parlamentari condannati in via definitiva. E nove istanze sono state presentate in primo grado in gran parte sul riscatto del vitalizio delle precedenti legislature. Al Senato invece sei ricorsi in appello riguardano la sospensione del vitalizio per i condannati e uno contesta il congelamentodell’assegno per l’assunzione di un incarico pubblico. Tutti i ricorsi in appello - fanno sapere le Camere - sono stati respinti in primo grado. Sembra quindi che i ricorrenti abbiano poche speranze.

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