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Pensioni, La Sapienza: Ape poco efficace, rischio ondata nuovi…

rapporto sullo stato sociale 2017

Pensioni, La Sapienza: Ape poco efficace, rischio ondata nuovi poveri

Le nuove misure in tema di pensioni, Ape in primis, sono «scarsamente efficaci per stimolare l'economia». E il rischio è quello di un'ondata di nuovi poveri. Lo rivela il Rapporto sullo Stato sociale 2017 curato dall'università La Sapienza e presentato oggi a Roma nel corso di un evento al quale ha partecipato anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha parlato di web tax come possibile strumento per il sostegno del welfare. Alla Sapienza è giunto anche un messaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella: «Il welfare state è pietra angolare del modello sociale europeo» ha scritto il presidente.

Pensioni, novità poco efficaci
Secondo il rapporto, le novità in fatto di pensioni - dall'Ape (l'anticipo pensionistico ) alla cosiddetta "fase due" - appaiono in «continuità» con gli interventi per il recupero di competitività come il bonus 80euro e il Jobs act. Ma si tratta di «misure scarsamente efficaci per stimolare l'economia» - si legge nel documento curato dal dipartimento di Economia e diritto della Sapienza - e in ogni caso «inadeguate a fronteggiare il problema strutturale del nostro sistema pensionistico, cioè la trasformazione in una estesa schiera di pensionati poveri dei tanti lavoratori odierni che stanno sperimentando salari bassi e discontinui».

Ape non risolve nodi della riforma Fornero
In particolare, l'Ape, sostiene il rapporto, «non altera la visione entro cui si è mossa la riforma Fornero e non ne risolve i problemi, se non in misura molto limitata». L'Anticipo pensionistico, viene sottolineato, potrà essere «interessante solo nella versione sociale», che si avvale del contributo pubblico. Mentre l'Ape volontaria ha dei costi: «Un pensionato che avesse maturato un assegno mensile di 1.000 euro netti e volesse anticipare il pensionamento fino al massimo di tre anni e sette mesi, potrebbe - stima il dossier - vederlo ridotto fino a 700 euro».

Mattarella: welfare state fondamento modello Ue
«Il welfare state è una pietra angolare del modello sociale europeo. La sua affermazione e il suo sviluppo sono il frutto di un incontro alto tra democrazia e
lavoro, tra sviluppo e crescita nei diritti». Lo scrive il presidente Sergio Mattarella, nel messaggio inviato oggi in occasione della presentazione del Rapporto sullo stato sociale 2017. Al convegno ha partecipato anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha parlato di web tax come possibile strumento per il sostegno del welfare e della ricerca in sviluppo e innovazione. Tra i presenti anche il ministro del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, e il presidente Istat, Giovanni Alleva.

Il tweet della presidente Boldrini

I temi del rapporto
Il rapporto, redatto da Roberto Pizzuti con il sostegno del master di Economia pubblica della Sapienza, affronta la questione della "grande recessione" iniziata nel 2007-2008 e le sue connessioni con l'ipotesi che sia in atto una "stagnazione secolare". Approfondendo poi i temi specifici dello stato sociale in Europa e in Italia, anche attraverso l'analisi delle più recenti riforme e delle tendenze del mercato del lavoro, del sistema scolastico e universitario, previdenziale e sanitario, del reddito minimo garantito, degli ammortizzatori sociali e dell'assistenza.

Mattarella: sostenere lavoro dei giovani
«La società globale ci sfida a innovazioni, che sono necessarie proprio per garantire la tenuta della coesione sociale e per assicurare l'universalità dei diritti di diffusione delle opportunità, soprattutto dove le condizioni di mercato determinano privazioni e diseguaglianze», si legge ancora nel messaggio di Mattarella. «Affrontare questa sfida comporta uno sforzo di conoscenza e di riflessioni, se possibile, ancora più grande che nel passato», sottolinea il Capo dello Stato, spiegando che «grande è la responsabilità pubblica nel sostenere e indirizzare le politiche e gli investimenti, a cominciare da quelli che riguardano la formazione e l'accesso al mercato del lavoro dei giovani».

Boldrini: per big del web guadagni in Italia e tasse altrove
«Occorre concentrarsi sulla lotta all'evasione» per recuperare risorse per interventi «socialmente giusti» ha detto la presidente della Camera Boldrini. Alla domanda dove trovare i finanziamenti per sostenere il welfare e la ricerca in sviluppo e innovazione, Boldrini ribatte che «siamo in un Paese dove i giganti del web fanno ingenti guadagni ma pagano le tasse altrove». E sottolinea: «Non
ho nulla contro l'abolizione del pagamento dell'Imu sulla prima casa, ma - si chiede - chi ha quattro o cinque appartamenti non poteva permetterselo?».
Parlando poi degli esiti delle ultime elezioni in Francia, Olanda e Austria, la presidente della Camera ha detto che «non dobbiamo dare per scontato che le cose vanno bene» e che «il pericolo sarà scampato solo quando saranno date risposte alle cause che hanno fatto sorgere populismi e nazionalismi». E dunque, secondo Boldrini, serve « una maggiore integrazione delle politiche europee: dobbiamo andare verso l'Unione federale degli Stati».

Istat: produttività giù del 5,3% tra 2000-2016
Alla presentazione del rapporto ha preso parte anche il presidente Istat Giorgio Alleva, il quale ha ricordato che «tra il 2000 e il 2016 la produttività totale è diminuita del 5,3%», spiegando che «la produttività del lavoro è diminuita dell'1,1%». Dati su cui pesa, spiega, «anche la non soddisfacente valorizzazione del capitale umano, in particolare dei giovani».
Ma «il capitale sociale e la produttività rappresentano fattori in grado di comprimere la dispersione salariale nelle imprese» ha detto Alleva anticipando i risultati a cui giunge l'Istat e che saranno affrontati nel rapporto in uscita nei prossimi giorni . «L'aumento di un anno del livello medio di istruzione dei dipendenti - spiega Alleva - riduce di circa l'8% la distanza salariale», che invece «si riduce del 4% a seguito di un aumento di un punto percentuale della produttività».

De Vincenti: sul Sud fare di più, governo impegnato
Tra i presenti anche il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti. «Fino al 2014 il divario tra centro-nord e Mezzogiorno è andato aumentando - ha detto - e poi, come sappiamo dai dati Istat e Svimez, ha cominciato a restringersi» Questo però non basta». Perchè, ha aggiunto «è ancora troppo alta la disoccupazione specialmente giovanile e ancora troppe persone non possono realizzare le proprie speranze di vita nella propria terra». «È su questo - sottolinea il ministro - che il Governo è impegnato con un masterplan, i Patti per il sud, le politiche di sviluppo che stiamo attuando nel Mezzogiorno».

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