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Italia non solo preda: in Spagna acquisite 149 aziende dal 2000

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Italia non solo preda: in Spagna acquisite 149 aziende dal 2000

  • –Marigia Mangano

Come tutti i luoghi comuni, anche quello che vede le aziende italiane “prede” indifese delle grandi corporations internazionali andrebbe sfatato. Perché è vero che molti nomi noti del made in Italy sono stati acquisiti da gruppi esteri, soprattutto francesi, ma è anche vero che se si allarga lo sguardo alla Spagna la storia appare completamente diversa: nel Paese iberico sono state (e sono tutt’ora) le imprese italiane a comprare grandi marchi. Atlantia sta rilevando Abertis. Tra il 2007 e il 2009 Enel ha acquisito Endesa. E Mediaset si è mossa sulle televisioni iberiche. Stiamo parlando di autostrade, elettricità e Tv: non certo settori industriali secondari per l’economia di un Paese.

Ma sono i grandi numeri, calcolati per Il Sole 24 Ore da Dealogic, a dare il senso complessivo: dal 2000 ad oggi le aziende italiane hanno acquisito 149 aziende spagnole, mentre quelle iberiche hanno rilevato 109 imprese made in Italy. E anche calcolando l’importo delle maggiori operazioni (a partire dai 39 miliardi spesi da Enel per il 92% di Endesa), l’Italia ha di certo recitato la parte del leone in Spagna. Eppure, mentre ogni acquisizione francese in Italia suscita sempre un senso di usurpazione, le operazioni italiane all’estero destano meno clamore. E il mito dell’Italia preda si alimenta.

Energia e tlc

Tra il 2007 e il 2009 è l’Enel a giocare da protagonista in terreno iberico. Il gruppo italiano riesce infatti a sedersi al posto di comando di Endesa. Nella partita che ormai da anni si sta giocando in campo aziendale tra Italia e Spagna, la conquista del gruppo energetico madrileno è una tappa senza precedenti, anche per le dimensioni della transazione da 39 miliardi di euro. Sul fronte Tlc spicca l’avventura (in questo caso spagnola in Italia) di Telefonica in Telecom Italia. Che si è chiusa però con una perdita, per gli spagnoli, vicina ai 3 miliardi di euro. Telefonica ha infatti rilevato il pacchetto del 14,78% di Telecom Italia in due tempi, a partire dal 2009, pagando in tutto 4,5 miliardi di euro. Una montagna di danari, che si confronta con un valore di realizzo di appena un miliardo, a cui bisogna sommare i 750 milioni del convertendo.

Media

Nel settore media è stata ancora l’Italia a guidare la partita. Il primo avamposto in terra spagnola fu di stampo televisivo. Nel 1989, su iniziativa di Silvio Berlusconi, nasce Telecinco, di cui Mediaset è azionista di riferimento. In campo televisivo è italiano anche il controllo di un altro canale commerciale iberico: una joint-venture tra il gruppo De Agostini e la società Planeta detiene il 42,63% di Antena 3. Ma l’Italia è stata attiva anche nella carta stampata. Rcs ha debuttato nel 1991 comprando il 45% di Unedisa, editore del quotidiano “El Mundo”. La quota Rizzoli è salita progressivamente fino al 96%. Poi il passo più importante, per 1,1 miliardi di euro: Recoletos, proprietario di Marca, primo quotidiano sportivo spagnolo.

Banche

Sulla carta, la Spagna avrebbe potuto avere un ruolo chiave in Italia se il Banco di Santander avesse mantenuto il possesso di AntonVeneta o avesse saldato i legami con l’Istituto Sanpaolo di Torino. Non è andata così. Perché l’AntonVeneta fu venduta a Mps: operazione - per inciso - che ha coinciso con l’inizio della crisi del gruppo senese. Anche il tentativo di conquistare la banca torinese è finito in nulla, dato che alla fine - in nome dell’”italianità” - ha prevalso la fusione con Banca Intesa di Giovanni Bazoli. Insomma, la storia degli ultimi anni vede gli spagnoli più nel ruolo di preda che di predatori. Per un motivo banale: perché questo è il mercato. Se le regole sono uguali per tutti (questo è il vero problema in Europa) la partita possono giocarla tutti.

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