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Dossier Meccanica rilanciata da auto e tecnologie

    Dossier | N. 3 articoliRapporto Meccanica & automazione

    Meccanica rilanciata da auto e tecnologie

    Il tecnico inquadra il codice posto a fianco del robot, lo schermo del tablet si illumina, indicando passo dopo passo le attività di manutenzione da effettuare. Realizzate in chiave predittiva, utilizzando i dati raccolti e “macinati” dagli algoritmi, schemi di pattern recognition impensabili fino a pochi anni fa.

    La linea produttiva della Maserati Levante a Mirafiori è la traduzione più lineare della scommessa della meccanica italiana nel 2017: l’adozione diffusa e pervasiva delle tecnologie di Industria 4.0. Qui a Torino le operazioni di assemblaggio vengono “smarcate” usando smartwatch, i capireparto governano le stazioni attraverso smartphone, giovani tecnici si aggirano tra i reparti con tablet che hanno in linea 70 robot: un solo click sullo schermo è sufficiente per visualizzare in tempo reale lo stato di salute di ogni macchina.

    Messa in rete dei sistemi e utilizzo delle tecnologie digitali rappresentano la nuova frontiera della competitività per l’industria italiana, “invitata” quest’anno ad uno sforzo di modernizzazione senza precedenti, sfruttando i potenti incentivi messi a punto dal Governo, in grado di ripagare in termini di minori imposte e contributi Mise (Sabatini-ter) fino ai due terzi dell’investimento effettuato. Scommessa dalla valenza duplice: da un lato promette guadagni di competitività agli utilizzatori di queste tecnologie, dall’altro offre la possibilità di commesse aggiuntive per coloro che tali strumenti mettono a disposizione.

    La meccanica italiana non parte da zero, anche se la strada resta in salita. L’ultima indagine di Federmeccanica ha evidenziato ad esempio che ben il 36% delle aziende non adotta alcuna delle tecnologie 4.0 e tra questi “non adopters” solo una minima parte intende investire nei prossimi anni. Il mercato, anche se lentamente, inizia tuttavia a muoversi, con i costruttori di beni strumentali in prima fila per cogliere le opportunità. Gli ordini interni di macchine utensili sono scattati nel primo trimestre del 22% e situazioni non dissimili si sono verificate per le altre associazioni inserite in Federmacchine: proiettando sull’intero anno la media delle indicazioni arrivate dalle categorie (ordini del primo trimestre in crescita del 13%), per il consumo interno si può ipotizzare nel 2017 un progresso vicino ai tre miliardi mentre Intesa Sanpaolo stima per il 2017 una crescita media degli investimenti globali pari al 4%.

    «Del resto - spiega il presidente di Federmacchine Sandro Salmoiraghi - si tratta di una necessità, dopo anni di stasi che hanno allargato il gap rispetto ai nostri competitor, che nel frattempo, anche grazie all’Italia, si sono attrezzati con i macchinari più efficienti e moderni. L’investimento in tecnologia è cruciale per sostenere e rilanciare la competitività dell’intero Paese. Ecco perché auspico una stabilizzazione o un prolungamento in un orizzonte più ampio degli incentivi: per fare l’auspicata “rivoluzione” occorre avere il coraggio di una visione a lungo termine».

    Al buon momento dei beni strumentali si affiancano inoltre i risultati positivi del settore auto, trainato dalla corsa a doppia cifra delle immatricolazioni in Italia, replicata in Europa, e diffusa in gran parte delle altre aree del globo. Numeri che si traducono in una crescita decisa della produzione di Fca, visibile negli indici Istat, e dell’intero indotto di componentistica, peraltro fortemente impegnato anche nell’export. Così, per numerose aziende dell’indotto meccanico (scocche, freni, sistemi di iniezione elettronica, fastener, cerchioni), i ricavi sono arrivati ai nuovi massimi. «La doppia congiuntura favorevole in Italia e all’estero - spiega il vicepresidente di Anfia Pierangelo Decisi - consente investimenti e assunzioni ad aziende che si erano tarate su volumi decisamente più bassi, con risorse impegnate anche in Industria 4.0 per restare allineati alle richieste tecnologiche dei costruttori. I nuovi modelli Fca, messi sul mercato proprio mentre l’Europa torna a crescere, stanno dando all’indotto un grosso impulso: dal 2014 direi che per la componentistica i volumi sono lievitati almeno del 35%». E proprio grazie alla spinta dell’auto l’ufficio studi di Federmeccanica stima per il comparto allargato un primo trimestre positivo, con la produzione in crescita del 3,8%.

    Alle note liete si aggiungono tuttavia fattori di incertezza e di freno, con il comparto Oil&Gas (impianti, tubi, valvole, componentistica) ancora alle prese con il rallentamento degli investimenti mondiali, che le recenti ricadute del prezzo del greggio certamente non sostengono. Tra i nodi ancora irrisolti resta il precario stato di salute dell’edilizia, il cui indice di produzione è ancora 31 punti al di sotto dei livelli 2010, già invece raggiunti e superati dal resto d’Europa. Cattive notizie per un vasto indotto meccanico, a cui manca una fetta rilevante di mercato interno. Anche per questo le previsioni della meccanica varia per l’anno in corso sono solo moderatamente positive, con l’ufficio studi di Anima a ipotizzare per ora una produzione 2017 in crescita solo dello 0,7% a quota 45 miliardi.

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