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Università: a un anno dal titolo il 71% dei laureati è…

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Università: a un anno dal titolo il 71% dei laureati è occupato, in aumento i contratti stabili

Cresce, seppur timidamente, la percentuale di giovani che trovano un lavoro dopo la laurea. A un anno dalla discussione della tesi, è occupato il 68% dei laureati triennali ed il 71% di quelli magistrali biennali. A cinque anni dal titolo le percentuali arrivano, rispettivamente, all'87% e all'84 per cento.
Il lavoro risulta poi più stabile - aumentano, infatti, i contratti a tempo indeterminato e calano le attività autonome - e le retribuzioni registrano un lieve aumento.

Lo rivela il consorzio interuniversitario Almalaurea, che oggi a Parma ha presentato il rapporto 2017 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati italiani. I dati sono stati resi noti durante il convegno "Università e skill nella seconda fase della globalizzazione", al quale ha partecipato anche la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli.

Le indagini
I rapporti presentati oggi hanno coinvolto i laureati di 71 università delle 74 a oggi aderenti al Consorzio. In particolare, quello sul profilo dei laureati ha indagato le performance formative di oltre 270 mila laureati nel 2016, mentre quello sulla condizione occupazionale ha coinvolto 620 mila laureati di primo e secondo livello nel 2015, 2013 e 2011 intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Scende l'età media alla laurea
Oltre ai confortanti dati sull'occupazione, nel 2016 Almalaurea registra anche un calo dell'età media della laurea, che arriva a 26,1 anni; un dato che è sensibilmente sceso rispetto alla situazione pre-riforma e che, dicono i numeri, continua a diminuire negli anni. Questo significa anche un'aumentata regolarità negli studi: se nel 2006 concludeva gli studi in corso il 34% dei laureati, spiega Almalaurea, nel 2016 la percentuale raggiunge il 49%. In particolare, raggiunge il 57% tra i magistrali biennali, il 48% tra i triennali e il 37% tra i magistrali a ciclo unico.

In crescita i laureati stranieri
Nel 2016, spiega l'indagine, quasi la metà del totale dei laureati (47%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado.
Aumenta, poi, la quota di laureati di cittadinanza estera, che raggiunge il 3,5% sul complesso dei laureati (corrispondente a 9.556 laureati negli Atenei AlmaLaurea nel 2016). Con una punta del 4,6% nei corsi magistrali biennali e con valori prossimi al 3% tra i laureati a ciclo unico (2,7%) e fra quelli triennali (3,2%).

Aumentano le esperienze all'estero
Il 10,6% dei laureati nel 2016, poi, ha svolto esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di provenienza (nel 2006 erano il 7,6%). E per quanto riguarda l'estero, quasi la metà dei laureati si dice pronta a trasferirsi per lavoro lontano dall'Italia (scelta il 7% dei laureati magistrati biennali ha già compiuto dopo 5 anni dal termine degli studi). Studiare oltre confine aumenta le possibilità di trovare un lavoro: in particolare, secondo Almalaurea le esperienze di studio all'estero con programmi europei aumentano le chance occupazionali del 12%, i tirocini dell'8% e aver lavorato occasionalmente durante gli studi del 48 per cento.

L'88% dei laureati soddisfatto degli studi
In generale, dice il rapporto, l'88% dei laureati si dichiara soddisfatto della propria esperienza, sia per il corpo docente (85%), ma anche per quanto riguarda le infrastrutture. Gli studi universitari, però, non hanno ancora un ruolo decisivo in termini di "ascensore sociale", visto che le performance degli studenti risultano influenzate dal background familiare: fra i laureati che hanno conseguito il titolo, infatti, «si rileva una sovra-rappresentazione dei giovani provenienti da ambienti familiari favoriti dal punto di vista socio-culturale», dice Almalaurea, spiegando che i laureati con almeno un genitore in possesso di un titolo universitario sono il 29 per cento.

Fedeli: «Ci vogliono più laureati per fabbisogni»
«Esce un quadro complessivo positivo di recupero molto importante» ma «si deve pero sottolineare ancora una volta come il numero dei laureati sia ancora insufficiente e come questi debbano essere molto di più in relazione con i nuovi fabbisogni della società e dell'economia». Così la a ministra dell'Istruzione Fedeli ha commentato i dati di Almalaurea, sottolineando che sono «due i punti su cui dobbiamo intervenire: il primo è quello delle borse di studio, perché il gap è ancora troppo forte, e poi ci deve essere un investimento strategico, e al ministero lo stiamo predisponendo, sull'orientamento, perchè il 30% dei ragazzi e della ragazze al secondo anno si ritirano perché non hanno avuto la possibilità di conoscere prima le caratteristiche del proprio corso di laurea».

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