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    Dossier | N. 5 articoliSpeciale 57ma Esposizione internazionale d’Arte

    Metti un’artista a tavola: pranzo con Kiki Smith ai Giardini della Biennale

    L’artista Kiki Smith al centro della «Tavola Aperta» ai Giardini della Biennale di Venezia
    L’artista Kiki Smith al centro della «Tavola Aperta» ai Giardini della Biennale di Venezia

    Magrissima e quasi eterea nell’abito nero accollato, capelli grigi lunghi e occhi azzurri magnetici. Aperta agli altri e dotata di senso dell'umorismo, l’artista Kiki Smith ha inaugurato la prima «Tavola aperta» della Biennale di Venezia nei giorni della preview: appuntamento ai Giardini, alle 13.30, accanto al Padiglione centrale con una trentina di commensali, molti addetti ai lavori e amici dell’artista.

    Questo format è la grande novità della 57ma Biennale curata da Christine Macel che mette gli artisti al centro della scena promuovendo occasioni di dialogo con il pubblico. Durante i sei mesi della manifestazione, due volte la settimana (il venerdì e il sabato ai Giardini e all'Arsenale) gli artisti possono incontrare i visitatori durante un pranzom trasmesso in streaming sul sito della Biennale. Per parlare di sé, del proprio mondo poetico ma anche delle scelte di vita quotidiane.
    L’incontro diretto con gli artisti - spiega il presidente della Biennale Paolo Baratta - assume «un ruolo strategico, tanto da costituire uno dei pilastri della Mostra, con un programma che per dimensione e per impegno è senza precedenti».

    A rompere il ghiaccio è stata l’artista americana di origine tedesca Kiki Smith, che con semplicità e naturalezza ha accettato di parlare di sé.
    Dei lavori che ha portato alla Biennale, innanzitutto. «Inizialmente pensavo di esporre a Venezia le opere a cui sto lavorando attualmente e che affrontano temi come il legame con il mondo animale, o la comunicazione - ha spiegato l’artista - e invece Christine Macel mi ha chiesto espressamente di esporre le opere su carta che mettono al centro la figura femminile».

    Ecco dunque in una grande sala del Padiglione centrale, le figure-sentinella di Kiki Smith, realizzate a grandezza naturale su preziosa carta nepalese («resistente e setosa, arriva direttamente dall’Himalaya» spiega l’artista): immagini che attingono dal patrimonio mitologico o da leggende e racconti fantastici, evocando archetipi della femminilità come la dea madre.

    Nel bellissimo “The Watcher”, del 2012, su vetro dipinto a fuoco e foglia d’argento una donna seduta piange lacrime universali come nastri lucenti o fiumi del mondo.

    I lavori di Kiki Smith sono ospitati nel Padiglione delle Gioie e delle Paure, lungo il percorso voluto dalla curatrice Macel. Ma a quale stato d’animo appartengono? «Direi che abbracciano entrambe le categorie, perché gioia e paura sono spesso inscindibili» risponde con un sorriso Kiki muovendo le lunghe dita affusolate, decorate come il dorso delle mani da minuscoli tatuaggi turchesi.

    Figlia d’arte, la mamma cantante lirica e il papà scultore, si commuove quando uno dei commensali le chiede quanto sia stato importante per la sua ricerca essere figlia di Tony Smith: «Il ricordo di mio padre vive dentro di me, come le sue opere».

    Kiki Smith alla Tavola Aperta della Biennale di Venezia

    Poi il pranzo con Kiki Smith scivola veloce verso la fine e così anche la chiacchierata tra una macedonia, uno spumante e il caffé con i biscotti.

    Tanti i temi affrontati, come la grande versatilità dell’artista e il suo rapporto con i materiali («Sono affascinata dai materiali e da tecniche diverse, mi piace sperimentare continuamente, portando avanti in parallelo più lavori»), come la poesia («la amo, ho lavorato con diversi poeti) e con la natura: «Adoro gli animali, da quando mi sono trasferita a vivere in campagna in un centro vicino a a New York sono felice, ho imparato ad ascoltare il verso degli animali e a osservare gli alberi. La mia casa è sempre piena di amici».

    Trasmette serenità e concretezza, questa donna che è la quintessenza della creatività, ma anche un misto di appagamento e di gratitudine nei confronti della vita. «Sono fortunata ad essere un’artista perché posso esprimere ciò che sento».

    silvia.sperandio@ilsole24ore.com

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