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Partita tra Pd e M5S se Berlusconi e Salvini non corrono insieme

osservatorio

Partita tra Pd e M5S se Berlusconi e Salvini non corrono insieme

Dal mattarellum 75-25 al mattarellum 50-50. Questa è in sintesi la proposta di riforma elettorale del Pd. Le differenze tra i due sistemi ci sono e non riguardano solo la percentuale di seggi maggioritari e di seggi proporzionali. Spariscono scorpori e ripescaggi. Ma ci sono i collegi uninominali ed è questo che conta. I seggi maggioritari sono 303 tanti quanti i seggi proporzionali. Gli altri 24 seggi sono divisi tra Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e circoscrizione estero. La soglia di sbarramento è al 5%, per ora. Le liste proporzionali sono bloccate, ma corte. Al massimo 4 candidati. Sparisce il voto disgiunto. La scheda elettorale sarà unica. Sono ammesse le coalizioni. I sistemi di Camera e Senato sono uguali. E anche questa ultima, insieme alle altre, rappresenta una notevole semplificazione rispetto al Mattarellum originale. Resta ovviamente la differenza dei corpi elettorali tra le due camere. E questo è un problema, ma non risolvibile ora.

Questo è in sintesi il sistema proposto. Calato nel contesto attuale quali risultati potrebbe dare? Dipenderà da come si presenteranno i partiti alle elezioni nei collegi uninominali. Se si presentassero da soli, cioè senza fare alleanze, la partita si giocherebbe quasi esclusivamente tra Pd e M5s. Infatti, se Berlusconi e Salvini non facessero accordi per presentare candidati comuni nei collegi Forza Italia rischierebbe di non vincere alcun seggio maggioritario né al Nord né al Sud. Si dovrebbe accontentare di una modesta quota di seggi proporzionali. La Lega forse prenderebbe un po’ di seggi uninominali al Nord, ma in questa zona del paese i veri vincitori sarebbero comunque Pd e M5s. Stessa situazione nelle regioni della ex zona rossa dove prevarrebbe il partito di Renzi su quello di Grillo, mentre nelle regioni del Sud sarebbe il M5s a vincere la maggior parte dei collegi uninominali.

Questo sarebbe il quadro senza alleanze pre-elettorali e sulla base delle stime di voto attuali. È possibile che Pd o M5s possano arrivare alla maggioranza assoluta dei seggi? L’assenza di un polo di centro-destra unito aumenterebbe la probabilità di un esito simile, ma la presenza di una quota proporzionale pari al 50% dei seggi totali in ogni caso rappresenterebbe un ostacolo non facile da superare. Ma a priori un esito maggioritario non si potrebbe escludere del tutto. Nemmeno quello di una vittoria del M5s. Questo esito sarebbe invece meno probabile se i partiti del centro-destra si coalizzassero e presentassero candidati comuni come hanno fatto nel 1994 e nel 2001. In questo caso la distribuzione dei seggi maggioritari nelle regioni del Nord sarebbe effettivamente tripolare e non bipolare. Forza Italia e Lega Nord, con l’aggiunta di Fratelli d’Italia, potrebbero effettivamente competere con Pd e M5s e conquistarne parecchi. Ma devono essere uniti. Esattamente quello che Berlusconi vuole evitare e che Salvini vuole imporgli con questa riforma elettorale.

Tra Berlusconi e la Lega le parti si sono rovesciate. Nel 1994 è stato il Cavaliere a forgiare l’unità del centro-destra. Oggi è Salvini che ci prova. La vera ragione per cui il leader della Lega Nord è oggi a favore di un sistema con una forte componente di collegi uninominali è quella di impedire a Berlusconi di presentarsi da solo al voto. Con un sistema come questo il cavaliere non se lo potrà permettere. Ma nemmeno Salvini potrà impedire che, in caso di esito non maggioritario, il leader di Forza Italia faccia i bagagli dopo il voto e tratti per fare un governo con il Pd, come ha già fatto dopo le elezioni del 2013. Sarebbe più difficile perché si porterebbe dietro candidati eletti anche con i voti della Lega, ma queste non sono remore capaci di frenarlo. Intanto però stiamo assistendo ad uno spettacolo divertente in cui gli alleati di domani si trovano oggi uno con Renzi e l’altro con Grillo. Come andrà a finire non è dato sapere al momento. I numeri per l’approvazione della riforma al Senato sono incerti. Ma chissà. Forse un abbassamento della soglia di sbarramento dal 5% al 3% potrebbe fare il miracolo. E allora festeggeremo il ritorno dei collegi uninominali, fatti sparire da Berlusconi nel 2005, bocciati dalla Consulta nel 2014 e resuscitati da Salvini oggi. Forse.

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