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Legge elettorale, slitta di una settimana approdo in Aula

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Legge elettorale, slitta di una settimana approdo in Aula

I lavori della Commissione Affari Costituzionali alla Camera
I lavori della Commissione Affari Costituzionali alla Camera

Slitta dal 29 maggio al 5 giugno l'approdo in aula della legge elettorale. Lo ha stabilito all’unanimità la C0nferenza dei capigruppo della Camera, con l’impegno però di tutti i gruppi parlamentari per l’approvazione entro il mese. In Commissione era emerso un fronte bipartisan contrario a portare il Rosatellum in Aula il 29 maggio. Mdp, Fi, Ap, Civici e innovatori, Fdi si erano infatti espressi per la richiesta di ulteriori approfondimenti tecnici sull’impianto voluto dal Pd. D’accordo con la volontà dei Dem di accelerare era la Lega.

Il nuovo testo base sulla legge elettorale (il Mattarellum corretto, soprannominato «Rosatellum» dal nome del capogruppo dem a Montecitorio Ettore Rosato) è appena stato depositato in Commissione alla Camera dal relatore dem Emanuele Fiano, che già a sinistra arrivano distinguo e critiche. A partire dagli scissionisti di Articolo 1 Mdp. Malgrado le aperture di Prodi e Pisapia sul testo. «Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada» ha attaccato su Facebook Pier Luigi Bersani.

Bersani: siamo a ennesimo pasticcio
Secondo l’ex segretario Pd con il Rosatellum «non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora». Mdp del resto ha già alzato ieri la voce sulla questione dei voucher, minacciando le barricate o addirittura di uscire dalla maggioranza se con gli emendamenti alla manovra di correzione «si faranno entrare dalla finestra gli stessi voucher che sono stati fatti uscire dalla porta» per evitare il referendum della Cgil sulla loro abrogazione.

Rosato: Bersani mosso da rancore per Renzi
Piccata la replica di Rosato, per il quale «la valutazione di Bersani è condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi e nulla ha a che fare con il merito». Il capogruppo dem alla Camera, sicuro dei numeri a Montecitorio per far passare il testo (50% di seggi assegnati con i collegi uninominali maggioritari e 50% con il proporzionale), ha aggiunto di essere ottimista anche sul via libera al Senato («Non siamo avventuristi, di solito i provvedimenti che portiamo noi vengono approvati»). E ha aggiunto: «Rispetto al precedente testo base di Andrea Mazziotti (che prevedeva l’estensione al Senato del sistema lasciato in piedi alla Camera dalla Consulta, con premio di maggioranza per la lista che superi il 40%, sbarramento al 3%, capilista bloccati, ndr) c'è un grande salto di qualità nel rapporto tra eletto ed elettore e nella governabilità del Paese».

Il nuovo testo base
Questi i cardini del nuovo testo base presentato da Fiano (Pd): la metà dei parlamentari eletti in collegi uninominali maggioritari, l'altra metà tramite un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5% e liste corte (da 2 a 4 nomi) bloccate. Rispetto al Mattarellum, che prevedeva il 75% di collegi uninominali maggioritari e il 25% di proporzionale, nel Rosatellum c'è una scheda unica: sotto il nome del candidato nel collegio ci sono i simboli dei partiti che lo appoggiano, e barrando uno dei simboli si dà automaticamente il voto per la parte proporzionale. Una sorta di ritorno alla coalizione, dunque, almeno per la parte che riguarda i collegi uninominali. Un modo, per Renzi, per provare a dividere il fronte dei partiti e movimenti a sinistra del Pd (non a caso l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha giudicato favorevolmente la nuova proposta del Pd, mentre da Bersani e Speranza è arrivata una netta chiusura). Ma anche per tentare Forza Italia, schierata per il no al Rosatellum, coerentemente con l'avversione storica di Silvio Berlusconi ai collegi.

Tornano firme per candidati, 45 giorni al governo per i collegi
Il «Rosatellum» non esenta i partiti presenti in Parlamento dall’obbligo di accompagnare le candidature da un certo numero di firme a sostegno (tra le 1.500 e le 2.000), come invece prevedeva il precedente il precedente testo base (bocciato dal Pd) targato Mazziotti. E prevede una delega al governo per disegnare sia i 303 collegi uninominali, sia le circoscrizioni per la parte proporzionale. L'articolo 3 del testo, dà al governo 45 giorni di tempo per presentare un decreto legislativo alle Camere.

Numeri incerti al Senato
Sul nuovo testo base, con il Pd ci sono solo la Lega, Scelta civica, le minoranze linguistiche, i fittiani e i verdiniani di Ala. Contrari, oltre a Fi, anche il M5s (che bollano il nuovo testo base come un «Verdinellum antiCinquestelle»), i centristi di Alfano e gli scissionisti di Mdp. Al Senato è nato oggi il Gruppo di centrodestra “Federazione della libertà” promosso dai parlamentari di “Idea” di Gaetano Quagliariello, che dovrebbe raccogliere i fittiani e altri cespugli centristi e del centrodestra sparsi nel gruppo Misto. Ma i componenti del gruppo, almeno per ora, non hanno una posizione univoca sulla legge elettorale. I voti certi al Rosatellum Senato sono 149. Ma la maggioranza a palazzo Madama è a quota 161.

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