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Serie A, approvate le linee guida per i diritti tv 2018-2021

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Serie A, approvate le linee guida per i diritti tv 2018-2021

Antitrust e Agcom hanno approvato le Linee Guida per la vendita dei diritti tv della Serie A per il triennio 2018-2021. Ora toccherà all’advisor Infront e alla Lega Serie A tradurle in pacchetti da sottoporre al mercato per chiudere il cerchio che si è aperto con l’avvio, da parte della Uefa, delle procedure di assegnazione per i diritti tv della Champions League ed Europa League, sempre nel 2018-2021. L’assemblea di Lega per procedere al varo della gara è stata convocata per il 25 maggio.

Il via libera “con osservazioni” dell’Autorità per la tutela della concorrenza, in particolare, arriva dopo il rinvio maturato lo scorso gennaio e dopo la conseguente riscrittura delle regole per rispondere alla criticità sollevate soprattutto sulla formazione dei pacchetti e sui criteri per la loro articolazione. A dire il vero, l’Antitrust non ha sciolto tutti i dubbi e si riserva la possibilità di valutare nel più dettaglio quello che sarà il bando di gara. In particolare, per l’Agcm andranno adeguatamente calibrati gli inviti ad offrire con riferimento ai soggetti che parteciperanno alla gara, alle modalità e ai tempi per l’assegnazione.

Sui criteri di formazione dei pacchetti, l’Autorità poi sostenuto e sostiene l’opportunità di scegliere modalità di vendita tali da alimentare la concorrenza tra le varie piattaforme distributive (digitale terrestre, satellite e internet) e il settore della pay-tv. In questa ottica è molto è positiva la valorizzazione dei diritti Internet, che non sono più considerati “accessori” rispetto alle piattaforme tradizionali e che nel precedente bando erano rimasti invenduti. Il consumatore, in altre parole, deve essere messo nella condizione di scegliere tra più offerte in concorrenza tra loro senza dover sostenere maggiori costi derivanti dalla necessità di sottoscrivere una pluralità di abbonamenti.

L’Autorità, memore di quanto accaduto per il precedente bando, sottolinea che “resta impregiudicato il potere di valutare la conformità degli inviti ad offrire e della procedura di vendita dei diritti audiovisivi oggetto alla disciplina antitrust nazionale e comunitaria e al Decreto Legislativo n. 9/2008 e di procedere alla verifica di eventuali violazioni”. Una frase di rito, ma a voler ribadire che non dovrà accadere il bailamme dell’ultima tornata, che ha avuto uno strascico legale condito da multe milionarie poi annullate. A fine 2016 infatti il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi e annullato la multa a Mediaset (51,4 milioni), Infront (9 milioni), Sky (4 milioni) e Lega Calcio (1,9 milioni), sanzionati ad aprile 2016 con l’accusa di aver fatto cartello sulla questione dei diritti tv per il triennio 2015-2018 (3 miliardi pagati nel complesso da Sky e Mediaset).

I PACCHETTI ALL'ASTA
Diritti Audiovisivi Campionato di Serie A Stagioni 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021


La gara per i diritti tv della Serie A si intreccia con quella dei diritti Champions per la quale la Uefa ha appena fissato il termine ultimo per la presentazione delle offerte al 12 giugno 2017. Sarà questo il primo banco di prova per capire quali operatori tra i tradizionali broadcaster e le telco, all’estero sempre più protagoniste del mercato dei diritti sportivi anche grazie a un’autostrada web più ampia e rapida, si faranno strada nella Penisola. A quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, Telecom, Wind Tre e, presumibilmente, anche Vodafone Italia sono state destinatarie dell’invito a partecipare all’asta. Come accaduto del ressto in tutta Europa, non ci sono pacchetti digital a semplificare la strada per le telco. Altrove però - vedi in Uk con BT e in Francia con Sfr - le compagnie telefoniche si sono aggiudicate i diritti in toto, con esborsi superiori al miliardo per Champions ed Europa League.

Si vedrà quindi quanto gli attori cui si guarda come alle vere novità del mercato possano impensierire i broadcaster tradizionali come Sky, Mediaset e Discovery (che controlla Eurosport) che in questa tornata potrebbe voler dire la sua. Su questo versante le vicissitudini di Mediaset Premium (che per assicurarsi i diritti nel triennio 2015-2018 ha sborsato 690 milioni di euro complessivi) fanno pensare a una Sky favorita. Ma sebbene in salita - anche per la mancanza di adeguate condizioni infrastrutturali (leggi ritardo italiano sulla banda ultralarga in primis, ma non solo) - la strada per le telco non è sbarrata. E visto quel che è successo in Uk e Francia sono attori da tenere molto in considerazione.
La delibera dell’Agcom, in particolare, indica altri paletti: tempi certi per tutte le fasi dell’asta, sottinteso per evitare come nell’ultima occasione periodi lunghi tra l’apertura delle buste e la fase successiva; pacchetti business, ovvero per i locali pubblici, concorrenziali come quelli per il singolo consumatore; un limite alla discrezionalità della Lega di annullare l’asta in caso di mancata assegnazione di tutti i pacchetti; il divieto di ’esclusive negative.

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