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Silicon valley? No, Italia: boom di visti per aprire startup

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Silicon valley? No, Italia: boom di visti per aprire startup

Stavolta il clima, il buon cibo e i paesaggi non c’entrano. O almeno non contano così tanto. Perché soprattutto negli ultimi mesi il nostro Paese è finito nei radar degli innovatori che cominciano a guardare con interesse all’Italia dove incentivi e semplificazioni sembrano funzionare: solo nel primo trimestre di quest’anno sono arrivate 61 candidature per lo startup visa, la procedura veloce studiata dal Mise che eroga il visto per lavoro autonomo a favore dei talenti non europei che vogliono aprire una startup in Italia. Da quando è stato lanciato il programma, nel giugno 2014, sono arrivate 222 richieste, di cui 134 hanno avuto un esito positivo. Con le candidature che arrivano soprattutto da russi e cinesi. Seguiti da americani, pachistani e ucraini.

A calamitare gli innovatori di è un pacchetto normativo (un vero e proprio «startup act») che dal 2012 in poi ha semplificato le procedure per aprire un’azienda innovativa. A cui sono stati aggiunti anche incentivi fiscali interessanti, come l’agevolazione prevista dall’ultima legge di stabilità che ha alzato l’asticella delle detrazioni al 30% per chi investe in startup. Un carburante essenziale in Italia, dove finora venture capital ed equity hanno aiutato poco questo settore in grande espansione che conta ormai quasi 6500 startup. Ad aiutare gli stranieri interessati ad aprire la loro azienda innovativa in Italia è stata poi l’idea di prevedere un visto lampo per chi ha intenzioni serie. La procedura prevede la valutazione telematica della disponibilità di risorse finanziarie (per almeno 50mila euro) e di altri documenti (curricula, informazioni dettagliate sul progetto, ecc.). Entro 30 giorni dalla presentazione della domanda un Comitato tecnico al Mise concede o nega il suo nulla osta. Se c’è il “via libera” l’ambasciata o il consolato di riferimento potrà rilasciare il visto start-up, della durata di un anno (rinnovabile).

Nei due anni e mezzo di operatività di Italia Startup Visa sono arrivate in tutto 222 candidature, di cui 134 accettate finora. I dati dell’ultimo anno mostrano una progressiva crescita dell'interesse verso il programma: dal 31 marzo 2016 sono state ricevute ben 136 domande, il 158% in più di quelle registrate l0 stesso giorno dell'anno precedente. Con un picco negli ultimi 3 mesi con 61 domande. Le richieste arrivano in particolare da russi (50), cinesi (45), americani (19), pachistani (19) e ucraini (17). I candidati sono principalmente uomini (ma più di 1 su 3 è donna), con formazione ingegneristica o manageriale, e si suddividono quasi equamente tra imprenditori esperti (105) ed ex lavoratori dipendenti (103). Da notare, inoltre, come il 90% dei candidati che hanno ottenuto il visto sia in possesso di un titolo universitario, nella maggior parte dei casi di livello equivalente alla laurea magistrale italiana o superiore. La meta preferita da detentori di visto startup rimane la Lombardia: dei 50 che vi si sono stabiliti, 29 hanno scelto Milano. Altre regioni con una significativa concentrazione di detentori del visto startup sono Lazio (18, tutti a Roma), Piemonte e Veneto (13).

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