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Legge elettorale, Berlusconi al Pd: testo condiviso, da Pd no a…

il dibattito

Legge elettorale, Berlusconi al Pd: testo condiviso, da Pd no a forzature

«Le sfide elettorali decisive sono alle porte. Al più tardi al principio del 2018 finalmente gli italiani potranno di nuovo scegliere da chi vogliono essere
governati. Io spero che lo si possa fare il più presto possibile con una legge elettorale condivisa. Spero che il Pd comprenda che questa è l'unica strada percorribile, che forzature capaci di alterare la volontà dei cittadini non hanno una maggioranza parlamentare ed allontanano, invece di avvicinarlo, il ritorno
alle urne». Questo il messaggio lanciato oggi dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che di collegi non vuol sentir parlare e ha detto in più occasioni, anche bacchettando i suoi, che l'unico sistema che Fi appoggerà è proporzionale.

Grasso e Boldrini: serve massima condivisione
L’appello alla massima condivisione del testo è arrivato oggi anche dai presidenti delle Camere. «Bisogna dare al Parlamento i tempi necessari per fare una discussione approfondita in modo da arrivare alla massima condivisione possibile sul risultato» ha dichiarato il presidente del Senato Pietro Grasso. Sulla stessa linea di Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, che interpellata a margine dell'assemblea di Mdp a Milano, ha auspicato per la legge elettorale, « la possibilità di arrivare a un testo il più possibile condiviso».

Slittato di una settimana approdo in Aula
Tutto questo all’indomani dello slittamento dal 29 maggio al 5 giugno dell’approdo in aula della legge in Aula a Montecitorio, così come stabilito all’unanimità la C0nferenza dei capigruppo della Camera, con l’impegno però di tutti i gruppi parlamentari per l’approvazione entro il mese.

Il nuovo testo base Pd
Dopo la bocciatura da parte del Pd del testo base proposto dal presidente della Commissione affari costituzionali Andrea Mazziotti (che prevedeva l'estensione al Senato del sistema lasciato in piedi alla Camera dalla Consulta, con premio di maggioranza per la lista che superi il 40%, sbarramento al 3%, capilista bloccati, ndr), dimessosi da relatore, un altro testo base è stato depositato dal nuovo relatore Emanuele Fiano. Questi i cardini: metà dei parlamentari eletti in collegi uninominali maggioritari e l'altra metà con il proporzionale in listini bloccati di 2-4 persone con sbarramento al 5 per cento. Rispetto al Mattarellum, che prevedeva il 75% di collegi uninominali maggioritari e il 25% di proporzionale, nel Rosatellum c'è una scheda unica: sotto il nome del candidato nel collegio ci sono i simboli dei partiti che lo appoggiano, e barrando uno dei simboli si dà automaticamente il voto per la parte proporzionale.

Toti apre a Rosatellum, stop di Brunetta
Una proposta definita oggi «un buon punto di inizio» in un’intervista al Corriere della Sera dal governatore azzurro della Liguria Giovanni Toti per il quale «va bene anche un semi Mattarellum, un sistema maggioritario mitigato da elementi di proporzionalità». Una presa di posizione non condivisa però da tutta Forza Italia. «La scorsa settimana - ha attaccato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, - sembrava esser giunti ad un buon compromesso con il testo Mazziotti di Celso, l’estensione dell’Italicum bis anche al Senato. Il Pd ha detto 'non ci piace', ed ha proposto il Verdinellum: un modello metà maggioritario e metà proporzionale inaccettabile, che non può funzionale in un sistema tripolare». Stop a Toti anche da Simone Furlan, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Gli consiglio di astenersi dal ruolo di leader nazionale dettando perfino la linea sulla legge elettorale. Fughe in avanti, che danno la sensazione di un partito spaccato»

Di Maio: a Senato si scanneranno, verranno da noi
Il M5s, favorevole all’estensione al Senato dell’Italicum così come modificato dalla Consulta, ha ribadito il no alla proposta Pd, bollata in modi sprezzante come “Verdinellum”. «Quello che stanno provando a fare è una legge per affossare i Cinque Stelle» ha dichiarato oggi il vice presidente della Camera, Luigi di Maio, che ha aggiunto: «Noi eravamo aperti a fare una legge insieme a loro, non perché ci piacciano quelli del Pd ma perché pensiamo si debba
fare una legge elettorale per il Paese. Non hanno voluto, hanno scelto Verdini, hanno scelto di fare una legge contro di noi. Facciano pure tanto non riusciranno ad approvarla perché si scanneranno tra di loro al Senato. Dovranno tornare da noi per fare una legge elettorale sana e noi saremo sempre disponibili perché si tratta di fare una legge che assicuri governabilità a questo paese».

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