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Dossier Rendere l’Ilva eco-compatibile: il rompicapo dei 10 candidati a…

    Dossier | N. 86 articoliElezioni amministrative 2017

    Rendere l’Ilva eco-compatibile: il rompicapo dei 10 candidati a Taranto

    Dieci candidati sindaci, 37 liste (6 in più del 2012) e 1149 candidati consiglieri (di ogni tipo, molti passati da uno schieramento all’altro) per la città dei due mari che il 25 giugno archivierà i due mandati di Ezio Stefàno, il “sindaco con la pistola”, una persona perbene che ha retto il Municipio dopo il dissesto dichiarato nel 2017, dunque in anni difficilissimi. Per la città non è un’elezione comunale qualsiasi. La scelta di sindaco e consiglieri avviene infatti nel bel mezzo del processo Ilva ripreso da metà maggio, con 44 imputati coinvolti nell’inchiesta “Ambiente svenduto”, esplosa a luglio 2012 con il sequestro dell’area a caldo del siderurgico. Da quel momento l’Ilva è diventato anche un problema penale, oltre che ambientale, sanitario e socio-economico.

    LA CARTA D'IDENTITÀ ECONOMICA DI TARANTO
    Dati provinciali, tranne dove diversamente specificato (Fonte: elaborazione Sole 24 Ore su dati InfoCamere e Istat)

    Il dilemma sull’Ilva
    Alla vigilia della vendita dell’ex-impianto Italsider rilevato nel 1995 dalla famiglia Riva, Taranto si chiede se c’è un’altra dimensione produttiva oltre l’Ilva, o se può conservarla ambientalizzandola, coniugando cioè salute e lavoro, magari utilizzando gli 1,3 miliardi dissequestrati all’ex-patron e ancora in Svizzera. Interrogativi che girano intorno ad un dato cinicamente oggettivo: per Taranto l’acciaieria più grande d’Europa è quasi tutta la sua economia, quasi tutta la sua forza lavoro (oltre 11.000 dipendenti diretti, 2500 nell’indotto, 220 milioni di euro l’anno tra stipendi e salari) e quasi tutto il suo export. Ma la sfida Ilva è solo una delle tante. Le altre coincidono con le ultime posizioni che la città ha in quasi tutte le classifiche che contano: per tenore di vita negli ultimi 20 anni è scesa dal 75° posto al 94° sulle 107 provincie italiane; per affari e lavoro (95°), per servizi, ambiente e salute (94°), financo per il tempo libero (104°). Ed è 99esima, nella classifica di Ecosistema Urbano 2016 tra le città capoluogo, quanto a rifiuti, trasporti, qualità dell’aria, consumi idrici, piste ciclabili. Per questo i programmi dei candidati si assomigliano un po’ tutti nel tentativo di invertire la rotta.

    La questione ambientale
    Sull’Ilva la partita più complessa. In campo come candidato sindaco c’è anche il Pm anti Ilva, Franco Sebastio, che a luglio 2012 diede il via all’inchiesta sul siderurgico. Ora è in pensione e si presenta sostenuto da 4 liste (compresa Sinistra Italiana, la stessa formazione i cui leader Vendola e Fratoianni sono stati coinvolti nel processo Ambiente Svenduto). «Se lo stabilimento deve rimanere -dice Sebastio - deve essere eco-compatibile come la scienza suggerisce, l’AIA va applicata e per il “martirio sanitario”dei tarantini deve sorgere un polo oncologico nell’ospedale Moscati». Le posizioni più radicali sono del M5S con una selva di no. «No a tutte le concessioni, autorizzazioni, permessi vincolanti - si legge a pagina 3 del programma di 87 fogli di Francesco Nevoli, difensore di parte civile nel processo Ilva - per le richieste di impianti, attività, opere industriali ad impatto deleterio su qualità vita e ambiente. Insieme a VIA e VAS serve anche la Valutazione di Danno Sanitario; sì ad ordinanze sindacali di chiusura di tutte le fonti inquinanti; no al rigassificatore nel porto; no all’allargamento del pontile per il progetto Tempa Rossa». Al dialogo con tutta l’industria guarda invece il candidato sindaco di At6, Mario Cito, «per verificare e ottenere il rispetto delle norme in materia di emissioni nocive». Stefania Baldassari (centro destra, 8 liste a supporto) vuole sedere al tavolo per la trattativa di vendita, vuole le aziende locali dentro il ciclo produttivo, il monitoraggio delle fonti di inquinamento ed il recupero dei quartieri a ridosso dell’Ilva.

    Blue economy
    Tutti o quasi tutti puntano alla blue economy per recuperare il rapporto della città con il mare, rilanciare la filiera ittica, la cantieristica navale, le crociere, il porto, bonificare il mar Piccolo. Rinaldo Melucci (PD, centro sinistra) punta in particolare a fare di Taranto la capitale economica e culturale del Mar Jonio.
    Alcuni suggeriscono il museo del Mare, altri della Marina Militare.

    Commercio e rifiuti
    Per rianimare il piccolo commercio 3 candidati su 10, Sebastio, Baldassarri e Melucci propongono una Zona Economica Speciale (ZES), una no tax area insomma. Sui rifiuti quasi tutti parlano di raccolta differenziata “a tappeto”, di recupero e valorizzazione in chiave turistica del centro storico, di Taranto Capitale della Cultura nel 2020. Solo Melucci vuole anche un dialogo digitale più serrato con la città che candida a ruolo di Smart City.

    Sicurezza
    Sul tema soluzioni quasi tutte uguali. La Baldassari, in particolare, vuole rafforzare la Polizia Locale e prevedere nuclei specializzati per la prevenzione e repressione, mentre i 5S vogliono campi nomadi “con diritti e doveri certi”.

    Scenario
    Programmi a parte, tutto si deciderà al ballottaggio del 25 giugno, nessuna vittoria secca al primo turno, improbabile con un quadro così polverizzato. I due competitor finali, secondo sondaggi e rumors, verranno scelti in una rosa che dovrebbe comprendere i 5Stelle, dati in vantaggio, e che potrebbero erodere voti di protesta al movimento At6. Poi la Baldassarri del centro destra (le sue liste sono molto trasversali). Nel centro sinistra, diviso in 4, la partita sarà tra il candidato Pd, Melucci, rinforzato da Ap e centristi, e Pietro Bitetti, ex Pd, oggi “Progetto Taranto”, lista civica sostenuta da altre 6. Quella di Sebastio rimarrebbe così una candidatura di testimonianza nonostante il suo impegno contro l’ambiente “malato” di cui si occupa da 35 anni.

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