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Perché le «blue chip» di Piazza Affari tornano a macinare utili

I BILANCI DELLE BIG ITALIANE

Perché le «blue chip» di Piazza Affari tornano a macinare utili

Il primo trimestre dell’anno ha portato in dote 8 miliardi e 737 milioni di utili alle maggiori società quotate del listino milanese. Questo è il risultato di un calcolo che Il Sole 24 Ore ha fatto combinando dati ufficiali resi noti finora e qualche stima (nel caso per esempio dei titoli del lusso che hanno pubblicato solo un aggiornamento del fatturato). Il monte profitti portato a casa nei primi tre mesi di quest’anno dai titoli del listino Ftse Mib , oltre ad essere in netto rialzo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+73%), è anche il miglior trimestre da cinque anni a questa parte. Era dai primi tre mesi del 2012 che non si registrava un risultato tanto significativo.

Il peso di petrolio e banche
Determinante è stata la performance di energia e banche. Dai due settori storicamente più rappresentativi in termini di capitalizzazione è arrivato un contributo di 1 e 2,2 miliardi rispettivamente. Determinante perché segna un netto cambio di passo dopo anni di bilanci chiusi con il segno meno per cifre decisamente importanti. Dalla seconda metà del 2015 all’inizio di quest’anno Eni e Saipem insieme hanno perso qualcosa come 14 miliardi di euro penalizzate dalla crisi che ha colpito il settore petrolifero. Le banche da parte loro hanno fatto ben di peggio. Stando alla banca dati S&P Market Intelligence da metà 2011 gli istituti di credito che fanno parte del listino Ftse Mib hanno registrato perdite per oltre 42 miliardi di euro. Per entrambi i settori non si può dire che la crisi sia completamente alle spalle ma di certo l’orizzonte è meno cupo che in passato. Il settore petrolifero può contare su prezzi della materia prima in ripresa a tutto beneficio di fatturato e margini mentre il comparto bancario, reduce da anni di pulizie di bilancio(solo Unicredit lo scorso anno ha fatto svalutazioni sui crediti a rischio per 12,2 miliardi), può concentrarsi di più sul business.

1,2 miliardi oltre le attese
Il trimestre di Piazza Affari è andato piuttosto bene anche se confrontato con le attese degli analisti. A livello aggregato il consensus di S&P Market Intelligence indicava una stima di circa 7,5 miliardi per i primi tre mesi di quest’anno. Il risultato effettivo è stato quindi superiore di oltre il 16%. In soldoni circa 1,2 miliardi in più del previsto. Metà dei quali da riferirsi al solo settore bancario che ha fatto 600 milioni di euro di profitti in più del previsto grazie soprattutto a Unicredit che ha archiviato il primo trimestre con 915 milioni di profitti: 305 in più delle attese. Anche per questo nell’ultimo mese il titolo di Piazza Gae Aulenti ha guadagnato 27% per cento. Meglio ha fatto solo Mediobanca (+38%) il cui risultato netto (271 milioni) è stato superiore alle attese del 70 per cento. Anche l’Eni da questo punto di vista ha fatto bene visto che il profitto trimestrale (965 milioni) è stato superiore alle attese di 365 milioni (+60%).

I PROFITTI DI PIAZZA AFFARI
Utili/perdite trimestrali aggregati dell'indice azionario Ftse Mib. Dati in milioni di euro (Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati S&P Market Intelligence)

L’effetto «rimbalzo»
Un risultato migliore dei primi tre mesi di quest’anno si è visto, come accennato, solo a inizio 2012. Oggi come allora le società del listino milanese erano reduci da un trimestre precedente molto negativo. L’ultimo scorcio del 2016 si è chiuso con una perdita aggregata di ben 11,7 miliardi di euro (colpa soprattutto delle maxi-svalutazioni di Unicredit). L’ultimo trimestre del 2011, quello in cui la crisi dello spread tocco i suoi momenti più drammatici, fu ben peggiore: il saldo tra utili e perdite fu infatti negativo per ben 15,4 miliardi di euro (anche in questo caso per colpa delle banche). Oggi come allora gli utili di Piazza Affari sono risaliti anche per un effetto «rimbalzo». Il punto è capire quanto ancora potrà durare questo effetto.

Le prospettive per il 2017
Osservando il grafico in pagina si può notare che dal 2012 in poi i conti del listino hanno seguito uno schema fisso che prevede un exploit nel primo trimestre, un secondo e terzo trimestre meno entusiasmanti ed un fine anno molto negativo. La ragione è chiara: a fine anno si fa pulizia di bilancio e se c’è da svalutare (è il caso soprattutto dei crediti deteriorati delle banche) lo si fa in questa occasione con l’effetto di portare in rosso l’ultima riga del conto economico. Il fatto che questi primi tre mesi dell’anno si siano conclusi con un buon risultato in termini di utili è un fatto certamente positivo ma, per certi versi, in linea con il trend degli ultimi anni. Il vero banco di prova saranno le prossime trimestrali. Le incognite da questo punto di vista riguardano soprattutto il settore bancario. Le maxi-svalutazioni di questi anni sono state sufficienti a ripulire i bilanci oppure no? In caso positivo c’è da aspettarsi che Piazza Affari possa centrare l’obiettivo del mercato (il consensus degli analisti di S&P Market Intelligence ha messo in conto utili aggregati per oltre 33 miliardi nel 2017). Se invece ci saranno nuove pesanti poste straordinarie la strada si farà impervia.

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