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Dossier I consulenti? Sempre più hi-tech

    Dossier | N. 15 articoliRapporto Impresa 4.0

    I consulenti? Sempre più hi-tech

    Per mettere in atto il vero cambiamento c’è bisogno di competenze, all’interno e anche dall’esterno delle imprese. La rivoluzione 4.0 apre nuove opportunità non solo per i costruttori di hardware e software, ma anche per i professionisti che possono accompagnare le imprese nel processo di digitalizzazione.

    In primis, protagonisti della consulenza sul digitale come Accenture, che accompagna importanti aziende nel loro percorso di innovazione. Un approccio end-to-end supportato da importanti asset quali il centro di innovazione Acin (Accenture customer innovation network) in apertura a Milano, per le aziende dei settori fashion, retail e consumer goods impegnate nella trasformazione digitale. «Il cloud è l’enabling technology per eccellenza dell’impresa 4.0: consente alle aziende di poter accedere rapidamente, in modo scalabile e con investimenti ridotti alle tecnologie d’avanguardia, altrimenti meno accessibili, spiega Valerio Romano, managing director Accenture infrastructure services lead.

    Anche i system integrator sono in fibrillazione sul fronte 4.0. Il mercato è in movimento. E anche i “vecchi” distributori di materiali elettrici stanno facendo evolvere il loro modello di business. Ad esempio Telmotor, specializzata in forniture elettriche e distribuzione di prodotti per l’automazione industriale (134 milioni di euro di fatturato e 320 collaboratori), propone ora soluzioni integrate. «Questo si traduce nella possibilità di diventare un “ingranaggio” decisivo nel percorso di trasferimento tecnologico», spiega Bruno Sottocornola, consigliere delegato dell’azienda bergamasca che fa leva sul know-how di tre leader tedeschi come Siemens, Rittal e Sick e sulla Academy creata, che ha organizzato 185 giornate formative per oltre 2.500 partecipanti.

    Evoluzione in corso anche per la Comoli Ferrari & C. che, nata nel 1929 come fornitrice di materiale elettrico, ha oggi raggiunto un fatturato di 380 milioni. «Ci aspettiamo un secondo semestre più brillante del primo, dall’andamento altalenante - dice l’ad Paolo Ferrari -. Le grandi imprese italiane sono già digitalizzate. Ma quello che manca è un grande piano nazionale che porti la fibra ottica a tutti».

    Altri attori protagonisti della quarta rivoluzione industriale possono essere anche i certificatori accreditati da Accredia (l’ente unico nazionale di accreditamento). Il piano industria 4.0 prevede infatti che oltre i 500mila euro di investimento è obbligatorio un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato da Accredia oppure una perizia tecnica giurata. Un’opportunità di business importante per i circa 300 organismi accreditati per certificare e ispezionare i sistemi di gestione, qualità, ambiente, sicurezza, i prodotti e i servizi. Icim, Certiquality, Imq, Dnv Gl, Bureau Veritas, Tuv sono fra i principali attori in campo.

    «Il settore è in fermento ma è evidente che ci vorrà tempo prima di vedere volumi consistenti – sottolinea Mauro Palestri, industry director di Bureau Veritas Italia -. Inoltre, le strette tempistiche consentite dalla normativa per usufruire dei benefici sono molto sfidanti». Intanto Bureau Veritas Italia (650 addetti di cui un terzo nel dipartimento industriale) ha 25 persone pronte a lavorare sull’industria 4.0, e sta cercando neolaureati in ingegneria dell’automazione.

    Assume anche la Dnv GL - Business assurance, divisione del gruppo norvegese che ha lanciato Lumina, una piattaforma che permette di confrontare il sistema di gestione aziendale con quello di 80mila clienti nel mondo. «Il 52% dei partecipanti a un nostro recente sondaggio ha dichiarato di vedere nei big data una grande opportunità; ma 3 su 4 dichiarano di non saperli mettere a frutto per potenziare la produttività», riferisce Nicola Privato, regional manager per Europa meridionale e Africa. Dedicato a industria 4.0 e benefici fiscali il nuovo portale accessibile dai siti di Icim, in collaborazione con Anima e Ucimu, dove le aziende trovano informazioni sulle opportunità e gli adempimenti previsti dal piano, possono fare domande, richiedere preventivi, inviare i documenti necessari per la verifica. Punto critico l’interconnessione, che le aziende devono dimostrare tra le macchine e la fabbrica per accedere agli incentivi. «Un concetto nuovo – spiega Gaetano Trizio, amministratore delegato di Icim - che non dipende dalle caratteristiche delle tecnologie ma dalla loro integrazione con il sistema di produzione e gestione. La sua valutazione richiede competenze tecniche difficilmente riscontrabili, soprattutto nelle Pmi, che stanno inviando moltissime richieste di attestato di conformità anche per investimenti al di sotto della soglia dei 500mila euro. È importante non rischiare contestazioni del beneficio fiscale e avere la garanzia della copertura assicurativa».

    «Per primi si sono mossi i produttori di macchine, che hanno bisogno di garantire tutti i requisiti di certificabilità. Alle pmi non resta che cogliere i vantaggi di questa innovazione – sottolinea invece Flavio Ornago di Imq, Istituto italiano del marchio di qualità, attivo dal 1951 – che permette una maggiore interazione degli impianti con il sistema della fabbrica».

    Ma quali requisiti devono avere gli organismi di certificazione e ispezione per poter esporre il logo Accredia? Un’estensione di accreditamento che – specifica Accredia – non è obbligatoria. «Abbiamo spiegato al ministero dello Sviluppo economico che l’espressione “ente di certificazione accreditato” era vaga. Nella circolare congiunta con l’Agenzia delle entrate il ministero ha specificato – spiega Filippo Trifiletti, direttore generale di Accredia - che gli accreditamenti UNI CEI EN ISO/IEC 17020, 17021 e 17065 possono operare senza il nostro intervento. Ma abbiamo già ricevuto dieci domande di estensione di accreditamento da parte di enti di certificazione già accreditati che vogliono una garanzia ulteriore di professionalità per industria 4.0 (legge 11 dicembre 2016, n. 232), per un migliore posizionamento sul mercato. Tra qualche mese potremmo valutare l’impatto del piano industria 4.0, anche in termini di professionalità coinvolte».

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