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Dossier Le università attendono lo sblocco dei fondi

    Dossier | N. 15 articoliRapporto Impresa 4.0

    Le università attendono lo sblocco dei fondi

    Parola d’ordine: digitalizzazione diffusa. Digital innovation hub (Dih) e Competence center sono gli strumenti pensati dalla Commissione europea per accelerare l’innovazione 4.0 delle Pmi a livello europeo. A sua volta il Piano Calenda ne ha accolto l’indicazione per l’Italia: stanno quindi nascendo i Digital innovation hub, come infrastrutture soft che fanno capo alle associazioni confindustriali sul territorio, in stretta sinergia con le federazioni settoriali.

    I Competence center rappresentano invece la infrastruttura “hard”: faranno capo ad alcune università e centri di eccellenza per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico, avranno funzione dimostrativa attraverso fab-lab, saranno advisor tecnologici e fornitori di competenze. Ma la piena attuazione dei Competence center attende un decreto del ministero dello Sviluppo economico con il relativo bando (ormai pronto e in fase degli ultimi visti, trapela dal Mise). In ballo ci sono i 30 milioni previsti dal Piano Calenda di incentivi Industria 4.0.

    Sono una ventina, intanto, le iniziative avviate di Dih sul territorio, con il supporto del sistema associativo di Confindustria (alcuni già operativi, altri si stanno costituendo): rappresentano la porta d’accesso delle imprese al mondo di industria 4.0, stimolando la domanda di innovazione e facilitando la trasformazione digitale del sistema produttivo. I vertici di Confindustria stanno incontrando gli associati in un roadshow di oltre 20 incontri che si concluderanno a fine giugno, sulle opportunità dell’industria 4.0 e le agevolazioni previste dal governo. «Il nostro obiettivo è che entro due anni tutti i nostri associati completino almeno un progetto di Industria 4.0 - afferma Elio Catania, presidente di Confindustria digitale -. C’è in gioco il futuro del Paese ed è necessario che imprenditori e manager capiscano bene cosa sia questa cosiddetta quarta rivoluzione industriale, perché connettendo tra loro sistemi fisici e digitali e valorizzando l’enorme quantità di dati possibili cambia la catena del valore e il modo stesso di fare impresa. È in corso anche una mappatura delle capacità tecnologiche e delle competenze già presenti sui territori, ma spesso poco efficaci perché scollegate. Le metteremo a sistema tra loro e con le imprese attraverso i Dih». Ogni azienda associata potrà quindi usufruire di un supporto specialistico di alto profilo per essere indirizzata nel modo più adatto alla trasformazione digitale del proprio business.

    «La nascita di questi hub può aiutare l’evoluzione dei distretti industriali, che hanno bisogno di maggiori investimenti in conoscenza perché stanno cambiando, sono diventati più aperti e inseriti in catene globali del valore - commenta Franco Mosconi, professore di Economia industriale all’Università di Parma -. Il successo nei distretti di molte medie imprese dimostra che aver privilegiato la prossimità territoriale di progettazione e produzione ne ha aiutato la capacità innovativa. Al fine di diffondere in modo capillare il paradigma di industria 4.0, i Dih e i Competence center sono buone iniziative. Stiamo attenti però a non commettere gli errori del passato con duplicazioni di ogni sorta. C’è bisogno di raggiungere una massa critica nell’impiego di risorse umane e finanziarie per avere risultati consistenti».

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