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Il Tar Lazio dice no a cinque direttori nei super-musei italiani. Franceschini: faremo ricorso

Il Tar del Lazio ha inferto un duro colpo alla riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Con due sentenze depositate ieri, i giudici hanno bocciato la nomina di cinque dei venti direttori dei super-musei. È, però, l’intero meccanismo a vacillare, perché il Tar ha ritenuto che non ci fossero le condizioni per aprire le selezioni a candidati internazionali e sette dei direttori sono stranieri, tra i quali quelli del parco archeologico di Paestum e del Palazzo Ducale di Mantova, interessati direttamente dal verdetto del Tar.

Su Twitter la reazione del ministro alle sentenze

La palla passerà al Consiglio di Stato
La riforma Franceschini ha, tra l’altro, assegnato a una serie di musei - venti in prima battuta, ai quali se ne sono poi aggiunti altri dodici - la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile e ha indetto una selezione internazionale per scegliere i direttori. I primi venti istituti hanno iniziato a funzionare con la nuova veste da dicembre 2015 e i risultati del nuovo corso si possono già apprezzare in termini di numero di visitatori e di iniziative. Si tratterà ora di vedere se le censure del Tar resisteranno al vaglio del Consiglio di Stato, poiché è presumibile che il ministero ricorrerà in appello presso Palazzo Spada. Se così fosse, la riforma Franceschini dovrà riportare le lancette indietro e rimettere mano a tutte le nomine.

“Occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale”

La sentenza del Tar 

I ricorsi
Secondo i giudici della sezione seconda-quater del Tar, infatti, le procedure di selezione sono viziate in più punti, come è stato evidenziato nella disamina dei due ricorsi, uno presentato da una candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena e l’altro di un candidato al ruolo di direttore di Paestum e dei musei archeologici di Taranto, Napoli e Reggio Calabria. Si poteva, infatti, correre per più posizioni.

Nella prima e più articolata sentenza (n. 6171/2017) i magistrati hanno puntato il dito contro i criteri di valutazione dei candidati ammessi, dopo la selezione dei titoli, al colloquio, dal quale è scaturita, per ciascun museo, una terna sulla base della quale il ministro e il direttore generale dei musei hanno poi scelto il direttore. Criteri dalla natura «magmatica», che non consentono, hanno scritto i giudici, di «comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato». Censura riproposta anche nell’altra decisione (la n. 6170).

«No a cittadini stranieri»
Ci sono, però, altri due motivi proposti dalla prima ricorrente e ritenuti fondati dal Tar. Intanto, il fatto che il colloquio sia avvenuto a porte chiuse (alcuni candidati sono stati sentiti, senza la presenza di uditori estranei, via skype perché in Australia o negli Stati Uniti). Invece, ha sottolineato il Tar,«occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale». Infine, il bando «non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani», perché nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe. La conseguenza è che le selezioni dei cinque musei interessati sono annullate, con «inevitabile travolgimento “di riflesso"» degli atti di nomina degli attuali direttori.

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