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Made in Italy, Sartoria Rossi punta su retail e «su misura»

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Made in Italy, Sartoria Rossi punta su retail e «su misura»

È un’azienda di moda che mantiene due caratteristiche uniche nel panorama dell’industria italiana: produrre tutto internamente nella propria fabbrica di Marciano della Chiana (Arezzo), cioè circa 20mila abiti sartoriali da uomo all’anno di cui 8mila su misura; e vendere esclusivamente attraverso negozi monomarca di proprietà, arrivati a una ventina, di cui quattro all’estero (uno a Helsinki, due a Mosca e uno a Londra, aperto nell’ottobre scorso).

Forte di questa peculiarità, Sartoria Rossi accelera sul retail e punta a riposizionare immagine e location dei negozi esistenti. L’azienda che fa capo alla famiglia Falcai ha chiuso il 2016 con 18 milioni di fatturato e prevede di toccare i 20 milioni quest’anno. In luglio aprirà il secondo punto vendita a Firenze, nella centralissima via Por Santa Maria che porta al Ponte Vecchio; nel 2018 è in programma lo sbarco a Torino, mentre all’estero è allo studio il raddoppio a Londra e in fase di valutazione l’apertura in altre capitali europee come Berlino, Copenhagen, Oslo. Nel mirino ci sono anche gli Emirati Arabi, dove per adesso è attivo un servizio di “travelling tailor”, con un gruppo di clienti ai quali i sarti dell’azienda toscana vanno a prendere le misure.

«Il rapporto col cliente per noi è importantissimo – spiega Erika Avanzati, responsabile marketing di Sartoria Rossi – perché è attraverso questo contatto che capiamo se il prodotto va bene e se il negozio può funzionare. A Londra abbiamo fatto due anni di “travelling tailor” prima di investire nella boutique in South Molton Street. Il cliente più esigente desidera essere raggiunto direttamente a casa o in ufficio da un sarto altamente qualificato».

L’estero resta una delle direttrici di sviluppo di Sartoria Rossi, che quest’anno realizzerà il 10% del fatturato oltreconfine e vuol salire al 30-40% nel giro di cinque anni, ma va di pari passo allo sviluppo del mercato domestico. «Puntiamo a diventare leader nella sartoria italiana – aggiunge Avanzati – crediamo ancora molto nel mercato interno; la fascia di clientela che serviamo desidera una sartoria di livello. In questo il nostro servizio su misura è fondamentale».

Controllare tutta la produzione e la distribuzione all’inizio poteva sembrare una follia, spiegano dall’azienda: «E invece non lo è perché noi, prima di un marchio siamo una sartoria con 70 sarte all’opera: se non produciamo capi di qualità all’altezza delle aspettative non abbiamo chance». Si moltiplicano quindi le migliorie al prodotto, le tecniche per fare rapidamente gli abiti su misura, i capi intelati, l’attenzione alla fase artigianale che esige manodopera qualificata.

L’innalzamento della qualità si sposa col riposizionamento dell’immagine e delle location: alcuni negozi (da Padova a Siena) sono in via di trasferimento in zone più centrali per intercettare clientela business e turisti che, insieme con la cerimonia (Sartoria Rossi veste duemila sposi all’anno in Italia), rappresentano i tre target aziendali. «Non rincorriamo i Millennials, per il momento - conclude la responsabile marketing - ma guardiamo piuttosto al classico uomo di successo». Con un occhio all’e-commerce: «Stiamo cercando di implementare il servizio post vendita anche tramite il commercio elettronico».

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