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Per i bond «senior» giornata al cardiopalma

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Per i bond «senior» giornata al cardiopalma

  • –Andrea Franceschi

Giornata di forti oscillazioni per le quotazioni dei bond senior delle banche venete all’indomani del vertice Roma-Bruxelles sulla crisi del settore. La decisione della Commissione europea di ribadire la propria richiesta di un miliardo di euro in più di capitale privato per dare il via libera al salvataggio con soldi pubblici è stato letto come un passo nella direzione del «bail-in». Ossia la via più traumatica per la messa in sicurezza dei due istituti. Una fattispecie finora evitata che prevede che a farsi carico del salvataggio della banca siano non solo azionisti e titolari di bond subordinati (come finora previsto) ma anche i creditori a maggior grado di privilegio come gli obbligazionisti senior. Non è un caso quindi che ieri proprio i bond senior abbiano sofferto.

Prendiamo in esame i due titoli più liquidi delle due banche: l’emissione con cedola al 4% di Veneto Banca con scadenza 20 maggio 2019 con un ammontare circolante di mezzo miliardo di euro e quella al 2,75% della Popolare di Vicenza che scade il 20 marzo 2020 (ammontare circolante 750 milioni). Le quotazioni di questi due titoli si erano già fortemente svalutate in questi mesi prezzando evidentemente il rischio «bail-in» per le due banche venete (vedi grafico a sinistra). All’apertura degli scambi il titolo di Veneto Banca quotava 78 punti base ed è sceso fin sotto quota 73. Quello della Vicenza ha aperto a 75 ed è sceso sotto 71. La giornata partita nel verso sbagliato si è tuttavia rapidamente raddrizzata. Come si può vedere dal grafico a destra i prezzi dei due titoli sono ritornati sui livelli dell’apertura. Un cambio di rotta che si spiega alla luce delle dichiarazioni del ministro Padoan che in giornata ha apertamente «escluso» l’ipotesi del bail-in per le banche venete. Le dichiarazioni del ministro così come quelle di un portavoce della commissione che ha parlato di «colloqui costruttivi» tra le parti hanno contribuito a riportare il sereno. Tra gli investitori tuttavia c’è piena consapevolezza che la partita è ancora lontana dall’essere conclusa e, inevitabilmente, in questi giorni si scommette su quali sarà l’evoluzione più probabile della vicenda. Un’ipotesi di cui si parla molto tra gli addetti ai lavori è quella di coinvolgimento parziale dei creditori privilegiati a cui potrebbe essere chiesto un taglio («haircut» in gergo) del valore nominale dei bond in loro possesso in modo da coprire il fabbisogno di capitale aggiuntivo richiesto dalla Commissione. Oggi in circolazione ci sono poco più di 11 miliardi di titoli senior. Tolti i bond emessi con garanzia dello Stato si scende a 5,7 miliardi. «Considerando i prezzi che oggi indicano in media uno sconto del 20% sul valore di emissione - spiega Domenico Rizzuto - è evidente che il mercato stia scontando l’ipotesi di un haircut di questa misura che, a conti fatti, potrebbe servire a coprire il fabbisogno di capitale aggiuntivo di un miliardo richiesto dalla Bce». Una strada fattibile solo a patto che l’adesione sia volontaria «altrimenti ci troverebbe nella fattispecie del fallimento» spiega un gestore obbligazionario esposto sui titoli delle banche venete: «Personalmente la considero un’ipotesi remota. Soprattutto perché di difficile attuazione in quanto implicherebbe la convocazione di tante assemblee di obbligazionisti quante emissioni sono state fatte senza la certezza di portare a casa la maggioranza necessaria». Secondo il gestore sulle banche è in atto una «partita molto politica tra Roma e Bruxelles» e se si arrivasse a un coinvolgimento dei creditori senior sarebbe molto grave perché si creerebbe un precedente pericoloso tale da minare pesantemente la fiducia del mercato.

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