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    Dossier | N. 86 articoliElezioni amministrative 2017

    Padova, città già fuori dalla crisi, dove la sfida tra partiti è sulla sicurezza

    A Padova la partita elettorale si gioca fra sette candidati sindaco, 21 liste a supporto e 629 aspiranti consiglieri. La campagna ha subito uno shock dopo il grave malore capitato al candidato del Pd, Area Civica ed altri, Sergio Giordani, ora rientrato a pieno titolo nella competizione. Imprenditore, ex presidente del Calcio Padova, Giordani sa che la sicurezza è un cavallo di battaglia per molti, «ma la differenza sta fra promettere e fare», assicura entrando sul tema caro a Massimo Bitonci, già sindaco-sceriffo con il porto d’armi (Lega, Forza Italia, altri centro destra) che nel programma per riottenere la poltrona di primo cittadino ha messo al primo posto stop al degrado e all’illegalità, commercio e lavoro. Coalizione Civica schiera Arturo Lorenzoni, e un programma «nato dal basso che guarda ai prossimi dieci anni per una città sostenibile, innovativa, inclusiva e bella, in cui avere voglia di vivere», e come il M5S di Simone Borile punta al ballottaggio, mentre Rocco Bordin (La Padova libera, centrodestra moderato) punta a costruire «una delle capitali europee dell’innovazione». Senza partiti a supporto la corsa di Luigi Sposato, fondatore e presidente dell’agenzia del lavoro Eurointerim e per questa similitudine paragonato al sindaco di Venezia Brugnaro.

    Ripartire dal confronto
    Intanto Padova respira un clima di ripresa: la prossima indagine congiunturale sul primo trimestre 2017 dovrebbe segnare +3% per la produzione. Qui si è appena firmato un accordo fra Confindustria Padova e Università, che prevede la collaborazione con Unismart (società dell’ateneo per la valorizzazione delle competenze scientifico-tecnologiche e conoscenze innovative) per gettare un «ponte» tra ricerca e competitività industriale, tra brevetti e Pil, migliorando l’efficacia del trasferimento tecnologico e di conoscenza tra ateneo e imprese.

    Le richieste degli industriali
    «Padova ha oggi la sua grande occasione per essere una città media di classe europea, dotata di infrastrutture e reti digitali. Una Padova contemporanea, semplice, rapida, low tax, con capitale umano di qualità e inclusiva. Un luogo, insomma, che sia attrattivo per imprese e individui, per giovani soprattutto. Occorre mettere insieme il grande capitale sociale e umano di cui dispone con la necessità di una gestione ordinata ed efficiente della città e, contemporaneamente, sviluppare una visione originale e integrata nel contesto metropolitano veneto», chiarisce Massimo Finco, presidente di Confindustria Padova

    LA CARTA D'IDENTITÀ ECONOMICA DI PADOVA
    Dati provinciali, tranne dove diversamente specificato (Fonte: Elaborazione Sole 24 Ore su dati InfoCamere e Istat)

    Serve un «piano organico»
    «La nostra visione per la città – prosegue Massimo Finco, presidente di Confindustria Padova – è un piano organico, che tende a mettere a frutto i “capitali” presenti sul territorio: in termini sociali, economici, tecnologici e culturali. Università e imprese, anche multinazionali, biotecnologie e servizi avanzati, logistica e intermodalità, cultura e turismo rappresentano un mix di saperi unico che può essere messo a frutto coordinando gli sforzi. Su queste linee fondamentali Confindustria Padova valuterà tutti i programmi, in coerenza con l’autonomia e l’indipendenza della nostra associazione. Ci interessano le idee e i progetti, non le alchimie politiche», aggiunge il presidente di Confindustria Padova.

    La necessità di un clima «costruttivo»
    «Vi è assoluta necessità – prosegue Massimo Finco, presidente di Confindustria Padova – di un clima costruttivo, di confronto, anche forte, ma rispettoso. Altrettanto importante è la capacità di prendere decisioni, per esempio su temi come nuovo Policlinico, Fiera, trasporto pubblico. Decisioni che una buona amministrazione e una vera leadership ha la responsabilità e il dovere di prendere, dopo aver ascoltato, con capacità di sintesi, visione e veduta lunga, orientando la società, non inseguendo la “pancia”, il sondaggio o il consenso della prossima elezione. Padova non ha bisogno di un altro “ring elettorale”, ma di lucidità di analisi, visione e concretezza delle soluzioni. Di condividere nuove e più efficaci modalità di confronto e collaborazione tra pubblico e privato. Di costruire un piano organico, articolato in progetti misurabili per proporre una visione condivisa con al centro la “crescita inclusiva”. Ciò comporta una grande attenzione a tutti i fattori sociali della città».

    Il modello Silicon Valley, Tel Aviv, Cambridge
    In questo scenario l’innovazione è la benzina della crescita: «Nel mondo vincono i sistemi che sanno coltivare l’eccellenza scientifica, avvicinare la ricerca al mercato con brevetti e startup, innovare la cultura interna delle imprese», è la visione degli industriali che guardano a sistemi come Silicon Valley, Tel Aviv, Cambridge. E se la competizione globale si gioca su capitale umano qualificato, trasferimento tecnologico e investimenti, qui esistono le caratteristiche per alimentare la circolarità della conoscenza dai luoghi del sapere a quelli della produzione: Padova ha una grande università di ranking internazionale, e oltre 11mila imprese industriali in prevalenza piccole e medie (e 14mila di servizi innovativi).

    Una città europea
    «A Padova – concorda il presidente dell’Ascom Confcommercio Patrizio Bertin - serve un’amministrazione che sappia pensare in grande. Se sui grandi temi dell’innovazione, delle infrastrutture, della viabilità sostenibile, dell’ambiente, della ricerca e della salute la visione sarà quella di una città europea, commercio, turismo e servizi troveranno occasioni di sviluppo robusto offrendo il proprio contributo in termini di crescita. Naturalmente chiediamo che chi si appresta ad amministrare sia il comune capoluogo che gli altri centri in provincia che vanno alle urne, bandisca il consumo del territorio, consumo che deriva dalla proliferazione di grandi strutture di vendita che dopo essere state la causa prima della chiusura di tanti esercizi di vicinato, vero presidio contro la desertificazione dei centri storici, ora, entrati in una fase di “cannibalizzazione”, diventano soggetto primo di tanti licenziamenti e di altrettante “scheletri” abbandonati e fonte di degrado».

    Leadership da ritrovare
    Dal vertice della Camera di commercio, Fernando Zilio rilancia: l’obiettivo è il ritorno «al ruolo di leadership economica e sociale che storicamente e culturalmente spetta a Padova. Per questo la Camera di Commercio è da più di un anno impegnata in prima linea creare un futuro fatto di opportunità, sia professionali che culturali, soprattutto per i nostri giovani. Viviamo in una città sede di una delle Università più antiche e prestigiose d’Italia, attorno alla quale ruotano e vivono 61mila studenti; anche per loro serve un’idea innovativa di sviluppo urbanistico, economico e turistico che offra un futuro certo».

    Padova 4.0
    Il progetto è quello “Padova 4.0” e prevede investimenti per circa 80 milioni di euro provenienti dalla dismissione delle partecipazioni camerali con cui «scrivere delle nuove pagine per lo sviluppo della nostra città e farla diventare un polo in grado di attrarre investimenti dall’estero e da altre aree d’Italia. Il rilancio della città di Padova deve insomma necessariamente passare per una nuova dimensione urbana che guardi ai giovani e che sia incentrata sulla digitalizzazione e sulla capacità di attrarre ed essere competitiva». Una «Milano del Nordest», agganciata alle altre città “faro” d’Europa.


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