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Dossier «Staffetta» dei mezzi di trasporto da migliorare

    Dossier | N. 9 articoliRapporto Sviluppo sostenibile

    «Staffetta» dei mezzi di trasporto da migliorare

    Per muoversi, ogni settimana, un europeo impiega, in media, 9 ore e 35 minuti. Che siano motivi personali o di lavoro, che si viaggi su mezzi pubblici o vetture private, questo è un dato consistente da cui partire, in particolare considerando che il mezzo di trasporto preponderante rimane il veicolo motorizzato. Una scelta dettata - dicono gli intervistati della ricerca dedicata alla mobilità che The Boston Consulting Group ha condotto con Ipsos su 10mila cittadini europei - dalla carenza di interconnessione tra i diversi servizi di trasporto offerti. I cittadini europei sono, nel complesso, piuttosto soddisfatti delle singole infrastrutture di mobilità, come le ferrovie, la rete stradale, il sistema di trasporto pubblico; sono invece piuttosto scontenti del livello di interconnessione che esiste tra queste infrastrutture. Infatti, è nel passaggio da un sistema di trasporto a un altro che si allungano i tempi morti: ad esempio, si lascia l’auto in un parcheggio di interconnessione, ma non si trova una cassa dove pagare simultaneamente la sosta e la prosecuzione del viaggio, né l’area è spesso dotata di chiare indicazioni sulla localizzazione dei mezzi di prosecuzione e sui loro orari. È un po’ come una staffetta: i singoli corridori possono anche correre molto rapidamente una frazione, ma, se al momento del passaggio del testimone qualcosa non funziona, la prestazione collettiva peggiora.

    Se vogliamo riflettere di mobilità sostenibile, allora, è necessario ragionare su come il circolo virtuoso generato da investimenti in infrastrutture più interconnesse e l’impatto delle nuove tecnologie possano modificare questa situazione, incidendo in modo positivo sulla qualità della vita.

    Questo vale, in particolare, per il nostro Paese. Gli italiani investono molto più tempo degli europei negli spostamenti, con una media di 10 ore e 40 minuti a settimana, 1 ora e 5 minuti in più della media europea. Il 72% degli italiani chiede maggiori investimenti in infrastrutture per l’intermodalità e l’interconnessione tra differenti mezzi di trasporto e, se queste funzionassero bene, il 73% degli intervistati dalla nostra ricerca sarebbe disposto a ridurre l’uso dell’auto, più della media degli europei. Gli italiani sono anche molto ottimisti rispetto all’innovazione: l’81% vede un futuro di mobilità informatizzata, nel quale sarà possibile, nel giro di poco tempo, sincronizzare diverse parti del percorso utilizzando le nuove tecnologie e in cui appositi sistemi di pagamento digitale saranno in grado di raccordare in una sola transazione tutte le fasi di un viaggio. Innovazione significa anche evoluzione nella propulsione. Circa il 76% dei nostri concittadini è sicuro che, tra quindici anni, potrà già viaggiare con veicoli elettrici su lunghe distanze senza problemi di autonomia.

    La ricerca dimostra che, anche in Italia, esiste una domanda consistente per una mobilità differente, alternativa e sostenibile. Il tema critico è, piuttosto, l’articolazione dell’offerta di trasporto e delle infrastrutture di supporto, che siano di interconnessione o di ricarica. Segnali di evoluzione della domanda sono il successo dei servizi di car-sharing e quello delle app che consentono di usufruire del car-pooling.

    Ci sono esperienze di avanguardia coniugate a moltissimi sforzi da parte di operatori per cercare di estendere l’interconnessione della propria struttura con le altre. Spesso però manca una visione d’insieme, una programmazione a livello di sistema, che sarebbe molto utile per consentire uno sviluppo organizzato e disciplinato della rete dei servizi. Una regia che consentirebbe anche di agire in modo efficace sulla percezione che i cittadini hanno del proprio livello di inclusione sociale. Un dato significativo: il 56% dei lavoratori italiani (contro il 36% degli europei) pensa che, se perdesse il lavoro, dovrebbe trasferirsi per trovare un impiego equivalente a causa della carenza di collegamenti. La facilità di accesso ai servizi, anche di mobilità, è un abilitatore per garantire uguali opportunità a tutti gli abitanti. Invece, in particolare nelle zone rurali del nostro Paese, lontano dai grandi centri urbani su cui si concentra l’attenzione e gravita la maggior parte delle infrastrutture, sono tanti a sentirsi “lontano da tutto”, limitati ed “esclusi”, nonostante le opportunità offerte dall’innovazione.

    L’autore è senior partner, managing director e responsabile trasporti e turismo per l’Europa di The Boston Consulting Group

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