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Arrivano le zone economiche speciali

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Arrivano le zone economiche speciali

  • –Marzio Bartoloni

Il Governo fa rotta a Sud. Quello che potrebbe essere l’ultimo decreto legge della XVII legislatura, atteso la prossima settimana in consiglio dei ministri (forse venerdì), sarà riservato a interventi per il Mezzogiorno e per lo sviluppo del paese. Un provvedimento d’urgenza cui starebbero lavorando i tecnici dei ministri Claudio De Vicenti e Carlo Calenda con l’obiettivo, non certo facile visti i venti di crisi, da approvare e convertire prima della pausa estiva. Nel decreto potrebbero, poi, trovar posto anche alcune norme che il Parlamento e il Governo non sono riusciti a far salire sul treno della manovra correttiva: dai costi standard delle Università alle misure per allungare i benefici dell’iperammortamento per le imprese.

Tra i piatti forti per il Mezzogiorno c’è l’arrivo delle prime «Zone economiche speciali». Un’evoluzione delle zone franche concentrate in ambito doganale e che hanno l’obiettivo principale di attrarre gli investitori. Le «Zes» nei mesi scorsi sono state oggetto di una lunga trattativa con Bruxelles per valutare criteri e benefici per queste aree circoscritte e con una particolare vocazione produttiva e di apertura ai mercati internazionali, nelle quali con una combinazione di incentivi (fiscali e normativi) si può creare un contesto più favorevole agli investimenti. È stato lo stesso ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno De Vincenti a indicare a esempio in Gioia Tauro la prima possibile candidata a diventare « Zes». Ma in lista di attesa ci sarebbero altre zone, come le aree retroportuali di Napoli e Salerno, Bagnoli, Taranto e Matera per lanciarla come capitale europea della cultura del 2019. Proprio a Matera lunedì De Vincenti è atteso per un incontro sul «Mezzogiorno protagonista: missione possibile» che sarà chiuso dall’intervento del premier Paolo Gentiloni.

Le regioni ammissibili per le Zes sarebbero Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. I tecnici stanno lavorando al giusto mix di vantaggi fiscali, creditizi, deroghe e semplificazioni normative, prendendo spunto da quelle che sono già presenti in 10 dei 12 Stati europei (in alcuni casi sono state istituite prima dell’ingresso nella Ue o comunque dopo un filtro di ammissibilità molto severo). La Polonia è uno degli esempi più spesso citati, con 14 Zes, per le quale durante i negoziati di ingresso nell'Unione furono fissati periodi transitori e soglie in materia di aiuto pubblico.

I principali interventi allo studio in questo decreto Sud e sviluppo sono riservati sempre alle regioni dell’obiettivo convergenza Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia con possibile manutenzione e potenziamento di misure già operative come il prestito d’onore, il sostegno alle start up e, risorse permettendo, una defiscalizzazione delle aree depresse.

Il decreto Sud potrebbe in realtà, soprattutto in caso di urne più vicine, assumere le vesti di un decreto sviluppo di respiro nazionale. A partire dalla proroga dell’iperammortamento, o meglio del differimento al 31 dicembre 2018 del termine, oggi fissato al 30 giugno 2018, per la consegna dei beni di “Industria 4.0” e che beneficiano dell’ammortamento al 250 per cento. Consegna posticipata a patto però che sia pagato almeno il 20% in acconto entro la fine dell’anno in corso. Il ministero guidato da Calenda potrebbeanche tentare di far entrare un’anticipazione della strategia energetica nazionale con il nuovo schema delle agevolazioni per le imprese energivore. Dopo una lunga trattativa con la Ue l’Italia avrebbe ottenuto un sostanziale via libera per applicare dal 2018 un nuovo sistema di riduzioni degli oneri da energie rinnovabili che pesano sulla bolletta delle industrie a maggior consumo.

Tra le urgenze da ripescare perché rimaste fuori dalla manovra correttiva spicca soprattutto la norma chiesta dall’Istruzione e dall’Università sulla definizione del costo standard per studente in corso. Parametro, questo, bocciato dalla Corte costituzionale l’11 maggio scorso con la sentenza n. 140 e che ora mette fortemente a rischio la ripartizione del fondo di finanziamento ordinario degli atenei. La scadenza ordinaria della ripartizione delle risorse è fissata al 30 giugno. La soluzione era a portata di mano lunedì scorso quando il Governo in chiusura dei lavori della Commissione Bilancio della Camera ha proposto una norma ponte per far salvi i finanziamenti alle università i già disposti per gli anni 2014, 2015 e 2016 e prevedendo per il 2017 gli stessi importi e dati sugli studenti utilizzati per il riparto 2016 del Fondo. In alternativa il Miur è già pronto con una norma di maggiore dettaglio che di fatto recepisce in gran parte le misure attuative della riforma “Gelmini” del 2010.

A salire sul possibile Dl Mezzogiorno potrebbero essere anche alcune misure fiscali rimaste fuori dalla manovra. Compresa quella presentata dal Governo come emendamento alla manovra correttiva ma ritirata sul filo di lana con cui si autorizza il ministero dell’Economia a bandire una serie di concorsi, per titoli ed esami, per l’assunzione di personale a tempo indeterminato da inquadrare nell’area III. A motivare la necessità di nuove assunzioni soprattutto le esigenze alle funzioni di monitoraggio, indirizzo e coordinamento delle partecipazioni pubbliche, all’armonizzazione dei bilanci pubblici e alle nuove competenze attribuite al Mef per l’aggregazione e la centralizzazione degli acquisti pubblici.

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