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Dossier Il futuro dell’Aci agganciato alle tariffe

    Dossier | N. 82 articoliDossier circolazione stradale

    Il futuro dell’Aci agganciato alle tariffe

    (Imagoeconomica)
    (Imagoeconomica)

    L’attesa maggiore per il testo ufficiale del Dlgs sul documento unico non riguarda i dettagli delle pratiche, ma quelli sull’incasso delle tariffe: da questi dipende la possibilità dell’Aci di finanziare grandissima parte delle proprie attività privatistiche con i compensi percepiti dal Pra, come accade da decenni.

    Il meccanismo è questo. Da sempre i compensi che le amministrazioni incassano per espletare una pratica, fissati con provvedimenti ministeriali, sono superiori al costo effettivo della pratica. Con l’attuale assetto, laMotorizzazione incassa i propri compensi (850 milioni circa) ma li gira interamente al Tesoro, che gliene restituisce solo 250 per coprire i costi effettivi; il Pra incassa in tutto 180-190 milioni per l’Aci, che per gestirlo ne impiega 60-70 e col resto finanzia le attività privatistiche (da cui non trae sufficienti ricavi, come a lungo sottolineato dalla Corte dei conti).

    Col documento unico, ci sarà anche una tariffa unica, che dovrebbe finire al Tesoro. Dunque, anche per il Pra tutta l’eccedenza rispetto ai costi puri dovrebbe essere trattenuta dallo Stato. Ma l’articolo 2, comma 2, del Dlgs - nella versione licenziata dalle Camere e portata all’ultima approvazione del Consiglio dei ministri non appare chiarissima. Puntualizza che le tariffe di competenza dell’Aci vanno versate dall’utenza «in maniera diretta», ma poi aggiunge che ad Aci e Motorizzazione verrà versata (dal Tesoro) «una quota della tariffa unica pari all’importo della tariffa rispettivamente prevista a legislazione vigente». Il Tesoro dovrà fissare e adeguare periodicamente la tariffa unica «tenuto conto del costo dei servizi». Un criterio che non appare molto preciso e stringente, per cui di fatto la sopravvivenza dell’Aci sembra ancorata alle scelte che di volta in volta faranno i governi.

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