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    Dossier | N. 86 articoliElezioni amministrative 2017

    Dal voto disgiunto alla doppia preferenza, tutte le istruzioni per le Comunali 2017

    Voto disgiunto, doppia preferenza di genere, voto solo al candidato sindaco o voto solo alla lista. A cui si aggiungono tre schede diverse a secondo della popolazione dell’ente per cui si va alle urne. Il sistema di elezione dei sindaci è forse quello più complesso tra i presenti in Italia, e allo stesso tempo consente all’elettore molte opzioni.

    I comuni sotto i 5mila abitanti
    Nei comuni con meno di 5mila abitanti, il cittadino elettore si trova una scheda molto semplice: l’elenco dei candidati sindaco, con accanto al nome e cognome di ogni candidato il simbolo dell’unica lista che lo appoggia. L’elettore può tracciare un segno sul nome del candidato sindaco, sia sul simbolo della lista, sia può tracciare due segni: uno sul simbolo della lista e uno sul nome del candidato sindaco. In tutti e tre i casi il voto vale sia per il candidato sindaco che per la lista. Sotto al simbolo della lista c’è lo spazio per indicare una sola preferenza: si può scrivere il cognome (o nome e cognome in caso di omonimia) di un candidato alla carica di consigliere comunale. Il candidato sindaco che ottiene più voti diventa primo cittadino, e la lista che lo appoggia ottiene i due terzi dei seggi (i seggi sono attribuiti ai candidati consiglieri in base alle preferenze ottenute). Gli altri seggi sono distribuiti alle altre liste in proporzione ai voti ottenuti.

    Scheda elettorale per i comuni con meno di 5mila abitanti

    I comuni tra 5mila e 15mila abitanti
    Per i comuni tra 5mila e 15mila abitanti, il meccanismo di elezione è lo stesso dei comuni con meno di 5mila abitanti, cambia solo come è disegnata la scheda, dato che è possibile indicare due preferenze e non una sola: sotto il simbolo della lista sono segnati due spazi. Tuttavia, se si indicano tutte e due le preferenze, il sesso del primo candidato consigliere deve essere diverso da quello del secondo candidato. Nel caso in cui il sesso sia lo stesso, la seconda preferenza viene annullata.

    Scheda elettorale per i comuni con un numero di abitanti compreso tra 5mila e 15mila

    I comuni con più di 15mila abitanti
    Nei comuni con più di 15mila abitanti, si cambia ancora: l’elettore si trova davanti una scheda con i nomi dei candidati sindaci. Accanto al nome di ogni candidato sindaco ci possono essere i simboli di più liste (e non più una soltanto) che lo appoggiano. Accanto al simbolo di ogni lista c’è infine lo spazio per indicare eventualmente al massimo due preferenze. Come per gli enti tra 5mila e 15mila abitanti, se si indicano due preferenze devono essere di genere diverso.

    Scheda elettorale per i comuni con più di 15mila abitanti

    Possibilità del voto disgiuntonegli enti con più di 15mila abitanti
    Nei comuni con più di 15mila abitanti l’elettore ha molte più opzioni. Nel caso voglia votare per un candidato sindaco ma non per uno dei partiti, può tracciare un segno solo sul nome del candidato sindaco: in questo caso il voto va solo al candidato sindaco e non anche alla lista. Si può anche tracciare un segno solo sul simbolo della lista: in questo caso però il voto è attribuito sia alla lista che al candidato sindaco. Oppure si può tracciare un simbolo sia sul nome del candidato sindaco che su una delle liste che lo appoggiano. È possibile anche votare per un candidato sindaco e una lista collegata a un candidato sindaco diverso (il cosiddetto voto disgiunto): un meccanismo studiato per costringere i partiti ad accordarsi sul nome di un candidato sindaco “di valore” in grado di strappare consensi anche agli schieramenti avversari.

    Amministrative 2017, come e quando si vota

    Il ballottaggio negli enti con più di 15mila abitanti
    Nei comuni con più di 15mila abitanti è eletto sindaco il primo candidato che ha superato il 50% più uno dei voti. Se le liste collegate hanno superato il 40% dei voti (e nessuna altra coalizione di liste, o lista, ha superato il 50% dei voti), ottengono il 60% dei seggi. Gli altri seggi vengono distribuiti tra le altre liste (che hanno però superato il 3%) in proporzione ai voti ottenuti. I seggi vengono distribuite alle liste in base ai voti ottenuti, e assegnati ai candidati in base alle loro preferenze. Se nessun candidato sindaco supera il 50% più uno dei voti, si va due settimane dopo al ballottaggio tra i due candidati con più voti. Tra primo e secondo turno (ma al massimo entro sette giorni dal primo turno) è possibile stringere alleanze (i cosiddetti apparentamenti) con liste escluse dal secondo turno. Le liste che appoggiano il candidato eletto sindaco al secondo turno ottengono il 60% dei seggi.

    Il caso di un sindaco eletto, ma senza maggioranza in consiglio
    Per effetto del voto disgiunto si può anche verificare il caso della cosiddetta “anatra zoppa”: un candidato eletto sindaco ma senza maggioranza in consiglio comunale. È stato questo il caso per esempio del comune di Isernia nel 2012. Il candidato del centrosinistra Ugo De Vivo vinse con il 57,4% al secondo turno, ma le liste del centrodestra ottennero al primo turno il 58,7%. De Vivo fu eletto sindaco, ma le sue liste ottennero solo 8 seggi, contro i 20 del centrodestra. Il sindaco in questo caso entra in carica (essendo eletto direttamente dai cittadini non ha bisogno del voto di fiducia del consiglio). Tuttavia, per approvare i singoli provvedimenti deve puntare al sostegno anche delle liste che non lo hanno sostenuto.

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