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La mossa di Grillo e il nervosismo alla vigilia del voto amministrativo

L'Analisi|il focus

La mossa di Grillo e il nervosismo alla vigilia del voto amministrativo

La mossa di Grillo che ieri ha annunciato una nuova consultazione online sulla legge elettorale è piombata sulla Camera che si apprestava alle prime votazioni. Gli iscritti si pronunceranno sabato e domenica, il voto finale sulla riforma slitta a lunedì con notevoli malumori dentro il Pd. E soprattutto resta la sensazione che il patto a quattro – Renzi, Berlusconi, Grillo e Salvini - cominci a mostrare la corda. Si vedrà se regge nei voti segreti su preferenze e voto disgiunto presentati dai 5 Stelle, che saranno il vero test di resistenza del patto, ma è chiaro che i grillini voteranno a Montecitorio pensando alle comunali di domenica. Si vota in alcune città importanti come Genova e Palermo – e non solo – e il colpo di scena di Grillo sulla consultazione-bis sembra fatta proprio a beneficio delle amministrative.

L’obiettivo sembra quello di ritrovare un rapporto con la base, allontanare l’impressione che il Movimento si sia compromesso con gli altri partiti accettando delle norme – come quelle sui nominati – che fanno a pugni con il loro Dna. E quegli emendamenti sulle preferenze presentati in Aula – dopo aver approvato il testo in Commissione – rispondono a un clima pre-elettorale e anche a un certo nervosismo. Il timore è di non arrivare al ballottaggio nelle città più importanti, uno scacco che si riverserebbe nell'iter della legge.

Insomma, le amministrative diventano la variabile della tenuta dell’accordo a quattro. Anche per Renzi. «Due giorni e hanno cambiato idea», diceva il leader Pd attaccando Grillo ben sapendo come il test comunali stia condizionando l’andamento dei lavori parlamentari sulla legge elettorale. Lui spera di poter vedere un calo dei grillini alle urne di domenica per trovare conferma della sua scommessa sul voto anticipato e se avrà ragione sarà pronto a spingere sempre di più l’acceleratore, costi quel che costi. Forse anche in assenza di una legge elettorale nuova. Ma se ad andare male sarà il Pd? Ecco che l’incrocio con le comunali riscriverà le reali convenienze dei quattro ad andare a elezioni anticipate. Calcoli politici che si faranno lunedì con le urne aperte delle città e il testo finale della riforma da approvare. Lì ci potrebbero essere delle sorprese, se non arriveranno già oggi.

Il rischio, infatti, è che possa tramontare l’accordo se uno degli emendamenti presentati dai 5 Stelle dovesse passare. Già aver accettato le proposte di modifica dei grillini ha fatto saltare i nervi al Pd. Nella riunione del gruppo sono state molte le voci – della minoranza e non solo – che hanno attaccato le scelte dei vertici Pd di consentire ai 5 Stelle sia di posticipare il voto finale che di presentare gli emendamenti. Alcuni hanno parlato di una violazione del patto e alcuni si sono sentiti liberi di presentare i loro emendamenti. Si sentiranno anche liberi di votare contro a scrutinio segreto? I segnali c’erano visto che all’inizio delle votazioni ci sono stati una sessantina di franchi tiratori. Soprattutto nell’area di Orlando, gli attacchi di Giorgio Napolitano e di Romano Prodi hanno dato la stura a tutti i malumori. E chi – trasversalmente – nei partiti non vuole il voto a settembre, avrà l’occasione di farsi sentire nel segreto dell’urna.

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