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Dossier Le Gp piacciono ai «private»

    Dossier | N. 14 articoliWealth Management

    Le Gp piacciono ai «private»

    Non solo rendimento, ma anche protezione. È il duplice obiettivo delle gestioni patrimoniali (Gp) che nell’ultimo anno hanno registrato un ritorno di interesse soprattutto da parte della clientela private. Un ritorno in auge legato anche all’imminente arrivo della Mifid II (sarà recepita in Italia a gennaio del prossimo anno). Le gestioni patrimoniali, infatti, hanno un modello di compenso già allineato alla normativa europea di secondo livello, quindi non ci dovrebbero essere significative modifiche del prodotto. A parlare sono i numeri targati Aipb (è l’Associazione italiana del private banking): nel 2016, le Gp avevano un peso nel portafoglio dei Paperoni del 17,9%, contro il 17,7% dell’anno precedente (nel 2014 avevano raggiunto un picco del 19,4%, ma negli anni ancora prima la percentuale era addirittura inferiore al 17%). Ma, il dato che balza subito agli occhi, è la maggiore voglia di protezione.

    Sempre secondo i dati Aipb, la percentuale del portafoglio destinata a gestioni patrimoniali e portafogli assicurativi si attestava a fine 2016 al 34,5%,contro il 32,9% del 2015 e il 30,4% del 2014. Un trend ancora più evidente per i patrimoni superiore ai 500 mila euro se si analizza la composizione dell’asset under management (Aum), che mostra un’allocazione sempre più difensiva del portafoglio, con il 58,3% dell’Aum allocato tra assicurazioni e gestito, rispettivamente il 16,6% e il 41,7% (a fine 2015 erano il 15,1% e il 41%, per un totale del 56,1%). Inoltre, osservando l’andamento del net inflow per tipologia di prodotto dei diversi cluster di operatori, si vede come le gestioni patrimoniali rappresentino una componente importante soprattutto per le banche estere e le banche specializzate (20% e 29,2%).

    LA COMPOSIZIONE AUM
    (Fonte: AIPB)

    Voglia di protezione
    I mercati sono diventati sempre più complessi e difficili da interpretare. Inoltre, la nuova era di tassi a zero ha reso più difficile la ricerca di rendimento, a meno di non spostare l’ago della bilancia verso gli asset più rischiosi. Circa un terzo dei titoli di Stato dell’Eurozona, infatti, presenta rendimenti negativi. Di conseguenza, non è più possibile ottenere ritorni positivi senza essere pronti ad assumersi rischi più alti. Basti pensare che il livello di rischio stimato per un portafoglio con il 5% di rendimento a scadenza è quasi triplicato. In più, il contesto geopolitico degli ultimi anni ha fatto aumentare il livello di incertezza. I mercati hanno un’estrema volatilità e sono sottoposti a stress emotivi non sempre controllabili e gestibili senza avere una conoscenza approfondita delle dinamiche. Da qui la maggiore voglia di protezione, che ha portato sempre più la clientela private ad affidarsi a una costruzione professionale del portafoglio, ovvero alle gestioni patrimoniali: un servizio di investimento personalizzato con il portafoglio di ciascun cliente che è potenzialmente diverso e definito sulla base di un’analisi accurata delle sue esigenze e dei suoi obiettivi di investimento. Con le Gp, poi, è sempre possibile sapere come il “consulente” sta operando. Dunque, tra i vantaggi di questi strumenti non c’è solo diversificazione e riduzione del rischio, ma anche flessibilità e trasparenza.

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