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Dossier Le strade per preservare la ricchezza

    Dossier | N. 6 articoliWealth Management

    Le strade per preservare la ricchezza

    Per proteggere la propria ricchezza occorre individuare gli strumenti adatti. «In Italia sopravvive una certa passione per il mattone, nonostante negli ultimi anni sia cambiata l’imposizione patrimoniale sugli investimenti immobiliari», commenta il notaio Arrigo Roveda, presidente del Consiglio notarile di Milano. «Si tratta di una formula di investimento difensiva, ma che non consente più come in passato di mantenere le famiglie», commenta Roveda, aggiungendo che, tuttavia, per fortuna molti «perseguono comunque una diversificazione tra investimenti immobiliari e mobiliari».

    Nell’ambito degli investimenti mobiliari, uno degli obiettivi richiesto più spesso è quello della protezione del patrimonio: ottenere un rendimento superiore all’inflazione, o anche modesto ma con una formula che riesca a contenere il più possibile le performance negative. Se in passato era un obiettivo piuttosto semplice da raggiungere – bastava investire in titoli di Stato – oggi in una fase di tassi schiacciati verso il basso non è così facile, perché con i bond non è scontato ottenere rendimenti positivi, mentre altre classi di attivo più remunerative, come le azioni, espongono a forti rischi. Questo spiega il crescente interesse per le gestioni patrimoniali, strumenti con un’elevata diversificazione e un bilanciamento delle componenti di rischio.

    In alternativa, un altro strumento abbastanza difensivo è rappresentato dai prodotti assicurativi, non a caso piuttosto gettonati nei portafogli private come si vede dai dati Aipb (si legga pezzo in alto), utili anche in chiave di passaggio generazionale. Le polizze vita possono essere di ramo I, dette anche rivalutabili o a gestione separata, che garantiscono un rendimento minimo prevedendo una rivalutazione annuale del capitale, e le polizze di ramo III (unit-linked o index-linked), le cui prestazioni sono legate all’andamento di fondi, Oicr o indici. Le più gettonate sono le polizze di ramo III, in particolare le unit-linked, in cui il capitale dipende dal valore delle quote di fondi interni o esterni in cui vengono investiti i premi versati. Per questo tipo di polizze, tuttavia, in assenza di una garanzia sul capitale o rendimento minimo, occorre fare attenzione ai rischi finanziari assunti, che potrebbero comportare la restituzione di importi inferiori ai premi versati, anche se per mitigare la rischiosità di questi prodotti sono previsti limiti sugli emittenti e obblighi di diversificazione e dispersione del rischio per singolo fondo.

    In pillole la tassazione di gestioni e polizze
    Le rendite finanziarie sono sottoposte a un’imposta sostitutiva al 26%, ma è prevista un’aliquota ridotta al 12,5% sui titoli di Stato italiani e di altri Paesi white list. Nelle gestioni patrimoniali sono assoggettati a questa tassazione sia i proventi percepiti, sia i capital gain, al netto dei conferimenti. La componente di reddito riferibile ai titoli di stato nel portafoglio concorre alla formazione del reddito imponibile nella misura ridotta del 48,08%.
    Per le polizze, è prevista una tassazione differita: in caso di riscatto, totale o parziale, se la differenza tra il valore di riscatto e l’ammontare dei premi pagati è positiva, viene tassata al 26%, salvo che le somme siano pagate in seguito a morte dell’assicurato. Anche in questo caso, i proventi derivanti da titoli di stato sono tassati sul 48,08% del reddito.

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