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Tajani: «Bloccati ancora 50 miliardi di pagamenti Pa»

il presidente dell’europarlamento

Tajani: «Bloccati ancora 50 miliardi di pagamenti Pa»

C'è il voto nel Regno Unito, c'è la governance europea ma c'è anche un vecchia battaglia a quanto pare incompiuta nell'intervento a Rapallo del presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. Da commissario europeo all’Industria, fu proprio Tajani ad aprire nei confronti dell'Italia la procedura d'infrazione per ritardati e mancati pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. «Una vergogna – tuona Tajani – l'Italia continua a non rispettare la direttiva. Quando ero commissario, insieme all'allora responsabile per gli Affari economici Olli Rehn, firmai una lettera che concedeva all'Italia spazi di flessibilità per saldare tutti gli arretrati entro il 2015. Oggi invece siamo ancora a una cinquantina di miliardi da pagare, proviamo ad immaginare che effetto avrebbero sull'economia reale se fossero regolarmente saldati». Per la cronaca, la procedura nel frattempo ha ripreso il suo iter con l'invio di un parere motivato al governo Italia che a metà aprile a sua volta ha inviato a Bruxelles le sue controdeduzioni, bisognerà ora capire se la Commissione le riterrà adeguate e sufficienti.

I pagamenti della Pa, secondo Tajani, rappresentano un esempio di quei migliori servizi ai cittadini e alle imprese che l'Europa dovrebbe sapere esprimere attraverso il cambiamento. Un Europa, aggiunge Tajani, che deve cambiare perché «abbia la forza e il coraggio di affrontare tre grandi questioni: la disoccupazione giovanile, l'immigrazione clandestina e il terrorismo. Nel momento in cui gli Usa compiono determinate scelte, la Cina altre, la Ue deve essere capace di non avere sempre bisogno del soccorso dello zio Sam ma deve saper essere protagonista nel mondo per tutelare gli interessi dei propri cittadini.

Se necessario, compattando i Paesi più forti. Dopo la Brexit, aggiunge il presidente dell'Europarlamento, «c'è bisogno di un gruppo più ampio che tiri la volata. Serve una presenza più forte di Italia e Spagna accanto ai Paesi di testa cioè Germania e Francia. Ne ho parlato anche con il premier spagnolo Rajoy. Non possiamo prescindere da questo, ad esempio, se davvero vogliamo la Difesa comune».

Senza cadere nel rivendicazionismo - è la tesi - ma dandosi da fare: «Non ci è impedito di occupare spazi importanti, l'Italia se li guadagni. Non è la Merkel il problema se da Cancelliere tedesco lavora per gli interessi della Germania, forse noi non siamo abbastanza determinati nell'orientare le decisioni”. Insomma, osserva Tajani, «occorre più Italia in Europa. E anche per questo ritengo che ci sia bisogno di un governo stabile che metta l'Italia nelle condizioni di essere protagonista in Europa e che sia capace di fare riforme che richiedono un certo orizzonte temporale: penso alla giustizia civile e alla riduzione della pressione fiscale”.

E quantomai stabile, conclude Tajani, dovrà essere in questa fase anche il governo del Regno Unito: “Un esecutivo debole a Londra rischia di rendere più difficile il negoziato per la Brexit. Noi abbiamo bisogno di un interlocutore stabile perché tra qualche giorno si apriranno le negoziazioni ufficiali».

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