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Ocse, sul lavoro l'Italia fa progressi ma in coda per quantità e…

Employment Outlook

Ocse, sul lavoro l'Italia fa progressi ma in coda per quantità e qualità

Qualche progresso, recente e in prospettiva, ma un lavoro che resta scarso per quantità e per qualità. E’ il quadro dell’Italia tracciato dall’Employment Outlook dell’Ocse. Bassa occupazione ed alta disoccupazione sono affiancate da indicatori negativi in termini di inclusività, sicurezza nel mercato del lavoro, stress, rischio di povertà e disparità uomo-donna. Sul fronte quantitativo, il rapporto rileva che in Italia la percentuale di occupati sul totale della popolazione tra 15 e 74 anni è tornata quasi al livello pre-crisi, ma al 49,9% resta il terzo tasso più basso tra i paesi Ocse. Per i 15-64 anni l’occupazione (dati 2015) è al 57% contro la media Ocse di oltre il 66%. Il tasso di disoccupazione nella Penisola è sì diminuito nuovamente in aprile, ma all'11,1% resta il terzo più alto tra i paesi industrializzati, 4,5 punti in più rispetto al pre-crisi e non è all’orizzonte il suo ritorno ai giorni migliori. Per la media Ocse, invece, la risalita all’ante-crisi è prevista tra fine 2018 e inizio 2019, quando il tasso dei senza lavoro dell’area dovrebbe scendere al 5,7% dal 6,2% del quarto trimestre 2016 (e comunque sono 39 milioni di persone). Per il 2018 il tasso di disoccupazione italiano è stimato, invece, all’11,2%. Le proiezioni indicano un modesto miglioramento nei prossimi mesi, ma le tendenze del mercato del lavoro riflettono anche l’aumento del tasso di partecipazione, che è di +2 punti percentuali dopo la Grande Recessione, contro la media Ocse di +0,7. Intanto, anche sul fronte qualitativo l’Italia del lavoro arranca e finisce nella retroguardia dei Paesi industrializzati. L’insicurezza nel mercato del lavoro, cioè la perdita monetaria attesa in caso di disoccupazione, è quasi il doppio rispetto alla media Ocse. La percentuale di lavoratori che accusano stress da lavoro è al 46,6% contro il 41,4% medio Ocse. La quota di persone in età lavorativa che vivono sotto la soglia di povertà (13,4%) e il divario di reddito tra uomini e donne (45,3%) sono più alti delle media Ocse (10,6% e 39% rispettivamente). Il ‘gap’ occupazionale per i gruppi svantaggiati, come le madri con figli a carico, i giovani che non studiano né lavorano, i lavoratori anziani, gli stranieri e i disabili, è pari al 34% ed è il quinto più alto dell’Ocse (media 25,4%). Nell’ultimo decennio, nota per altro l'Ocse, alcuni indicatori, come il divario occupazionale dei più anziani, si sono ridotti, ma – come nella maggior parte dei Paesi Ocse – è aumentata l’insicurezza nel mercato del lavoro e la quota di persone in età lavorativa che vivono sotto la soglia di povertà. L’Ocse consiglia all’Italia, per evitare il rischio di un ulteriore aumento dei disoccupati di lunga durata, di continuare nella strada intrapresa con il Jobs Act e rafforzare le politiche attive. La creazione dell'Agenzia Nazionale per le Politiche Attive (Anpal) rappresenta un passo avanti significativo, “ma ora bisogna coordinare efficacemente le Regioni e assicurare standard minimi comuni”.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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