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Il primo bilancio in rosso dell’«era Renzi»: 9 milioni di…

i conti 2016

Il primo bilancio in rosso dell’«era Renzi»: 9 milioni di buco per il Pd

Il Pd torna in rosso. Lo fa dopo alcuni anni di bilanci virtuosi chiusi dal tesoriere Fabrizio Bonifazi con avanzi di gestione ormai rari nel panorama dei partiti politici italiani che hanno perso il ricco finanziamento pubblico erogato fino al 2013. È il primo rosso dell’«era Renzi» ed è un rosso cospicuo: oltre 9 milioni di euro. A pesare, da un lato la progressiva erosione dei rimborsi elettorali e la sostituzione con il 2 per mille che nel 2016 ha reso al Pd 6.401.481 euro (primo partito nella raccolta di questo tipo di finanziamento), dall’altro le spese in corsa tra referendum e costi del personale.

I BILANCI DEL PD
Dati in milioni di euro (Fonte: Partito democratico)

L’andamento dei conti
Il bilancio 2016, il terzo firmato da Francesco Bonifazi, certifica un buco di 9.465.745 euro. Ma ha alle spalle due gestioni chiuse con piccoli ma puer sempre”virtuosi” avanzi: 728.492 euro nel 2015 e 168.107 euro nel 2014. E questo nonostante il bilancio precedente la segreteria Renzi portasse il marchio negativo di 10.812.480 euro di rosso.

Lo stop al finanziamento pubblico
Sulla cattiva performance dei conti incide ovviamente il crollo dei soldi pubblici che, dopo il decreto del 2013, hanno subito un ridimensionamento progressivo che porterà allo stop definitivo il prossimo anno (con il bilancio 2017). Per avere un’idea del dimagrimento delle risorse statali basti pensare che i 14 milioni di contributi incassati dal Pd nel 2014 si sono ridotti a 7,4 milioni già nel 2015 e si sono ulteriormente ridotti nel 2016.

Spese in crescita
Al decremento dei fondi pubblici nel Pd non ha fatto seguito, peraltro, un ridimensionamento dei costi. Lo snellimento della struttura del partito - strada seguita da altri come movimenti come Fi e Lega - non è stato il modello scelto dai Dem. Qui il personale, nonostante le ristrettezze economiche e gli ammortizzatori attivati, ècontinuato a crescere seppure lievemente: dai 189 dipendenti del 2014 si è passati ai 193 del 2015. E nel 2016 si registrano solo cinque lavoratori in meno, a quota 184. E proprio il personale rappresenta una delle uscite più cospicue (insieme agli oltre 11 milioni spesi per la campagna referendaria) pari a 7,8 milioni.

Il «salvagente» del 2 per mille
A limitare i danni sono stati fin qui gli introiti da due per mille che il Pd ha saputo drenare meglio degli altri partiti, risultatndo sempre primo in questa “raccolta fondi”. Nel 2015 ha messo in cassa 5,4 milioni e nel 2016 6,4 milioni. In frenata anche i contributi dei parlamentari al partito che scendono dai circa 10 milioni del 2015 ai 6,6 milioni del 2016. La sfida vera verrà comunque dal potenziamento della raccolta dal due per mille Irpef che per quest’anno metterà in palio una cifra che si aggira sui 50 milioni di euro. Non a caso il tesoriere, nell’assicurare che «la perdita sarà assorbita tra l’esercizio 2017-18» indica come strada per tornare all’avanzo «il potenziamento del 2 per mille, il recupero delle somme dovute dai parlamentari e una diminuzione dei costi».

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