Italia

Dossier La Vardera candidato sindaco per un docufilm? «Nessun bluff, ho…

    Dossier | N. 86 articoliElezioni amministrative 2017

    La Vardera candidato sindaco per un docufilm? «Nessun bluff, ho documentato la mia campagna»

    Da inviato delle Iene a candidato sindaco di Palermo sostenuto dal centrodestra, da Fratelli d’Italia e da Noi con Salvini. Magro il bottino emerso dalle urne: solo 6.596 voti, pari al 2,29% dei voti. Insomma, un flop. Poi l’accusa di aver prodotto un docufilm sulla campagna elettorale per le comunali di Palermo: ha girato una sorta di reality all’insaputa dei politici coinvolti. Protagonista della vicenda è Ismaele La Vardera , classe 1993, palermitano, pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti di Sicilia dal 16 ottobre 2015, inviato delle Iene. Sindaco dal 12 giugno, il giorno dopo le elezioni, promettono i cartelloni della sua campagna elettorale. In realtà è giunto solo quarto.

    Convocato dall’ordine dei giornalisti
    Un 23enne impegnato fin da giovanissimo nei gruppi studenteschi, inizialmente come rappresentante d’istituto in un liceo palermitano, poi nella consulta provinciale studentesca, dove è stato anche presidente della commissione giornalistica. L’ordine dei giornalisti di Palermo ha annunciato con una nota di averlo convocato nei prossimi giorni «con riferimento alle notizie relative a una presunta strumentalizzazione dell’attività di giornalista nell’ambito della sua candidatura a sindaco di Palermo». Si tratta per il momento, precisa la nota, di un’indagine conoscitiva, «svolta per motivi di urgenza dal consiglio e non dal consiglio di disciplina territoriale».

    «Nessun bluff, ho documentato la mia campagna»

    Dal suo profilo Facebook la Iena Ismaele La Vardera si rivolge ai suoi elettori. «Voglio tranquillizzare i miei elettori: la mia candidatura non è stata un bluff, fino alla fine ho esposto le mie idee. Che male c’è «a rendere trasparente la politica? Per farlo meglio, dato che ho solo 23 anni, mi sono fatto aiutare da persone con le quali ho collaborato e che mi hanno sostenuto in questi mesi: Davide Parenti, autore delle Iene e Claudio Canepari. Se avessi fatto uscire questa notizia prima non avrei preso il 2%, potevo strumentalizzarla a mio vantaggio e invece ho deciso di non farlo». E ricorda che anche Macron ha documentato la sua elezione. Ai microfoni della Zanzara di Radio 24 dice: «Volevo fare il sindaco», l’idea del documentario è venuta dopo insieme a Parenti delle Iena. Ho fatto di tutto per fare il sindaco, poi in corso d’opera ho
    deciso di fare il film». Ha assicurato di non aver «preso in giro nessuno». «Meloni e Salvini non mi hanno dato un euro - ha precisato - non ho preso soldi per la campagna elettorale, non devo restituire nulla. È Salvini che mi ha invitato a fare il sindaco, non li ho cercati io».

    Rissa per la richiesta di liberatoria
    Dopo la tornata elettorale ha chiesto alle persone coinvolte la liberatoria per documentare le fasi della campagna elettorale. «Uno che stava nella mia lista che non l’ha presa affatto bene m'ha mandato all'ospedale». ha detto Ismaele. Il riferimento è all’incontro, finito in rissa, fra La Vardera e l’attore Francesco Benigno, tra i protagonisti del film “Mary Per Sempre”, uno dei candidati della lista del ragazzo dal ciuffo rosso che ha incassato solo 156 voti. I due sono venuti alle mani nella sede elettorale di via Ausonia per cause ancora da definire.

    Cuffaro: venne a trovarmi, ora ho capito perché
    «Ho incontrato Ismaele La Vardera circa un mese prima delle elezioni. Pensavo fosse venuto a parlarmi della sua candidatura e gli ho consigliato di non candidarsi. Era accompagnato da un suo amico. Ora ho capito che mi stavano registrando», ha detto l’ex governatore regionale Totò Cuffaro, intervistato da Radio Radicale, sul presunto documentario che il candidato a sindaco La Vardera avrebbe voluto realizzare sulle elezioni.

    La sorella: «vuole solo svergognarli»
    La sorella Elisabetta lo difende: «Vuole solo aprire gli occhi del mondo sullo schifo dei retroscena politici siciliani. Chi non lo capisce è complice. Io sono la sorella, l’ho cresciuto io. Chiedetevi perché non vogliono rilasciargli le liberatorie. Lo volete capire che Ismaele vuole svergognarli?».

    Giammanco (Fi): traditi gli elettori. Vozza (Lega): ridia i soldi
    Immediate le reazioni del mondo della politica. «Se la notizia della candidatura fake di La Vardera fosse confermata l’ex inviato de Le Iene avrebbe tradito i palermitani e tutti quelli che hanno creduto in lui e nella bontà del suo progetto», ha detto Gabriella Giammanco, deputato e portavoce di Forza Italia in Sicilia. «Se tutto quello che sta emergendo in queste ore fosse vero - le fa eco Francesco Vozza, leader dei leghisti di Palermo - se davvero Ismaele La Vardera ha ordito un complotto assieme alle Iene per prendere in giro gli elettori palermitani, allora tanto per cominciare questo signore dovrebbe immediatamente restituire i soldi incassati dai cittadini e dai politici che lo hanno sostenuto». Una nota ufficiale di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale attacca: «Non può che amareggiare apprendere che il candidato sindaco di Palermo, Ismaele La Vardera, abbia premeditatamente utilizzato questo suo ruolo per registrare, anche in maniera fraudolenta, immagini e conversazioni da diffondere a scopo di lucro. Anziché un documentario-denuncia, questo prodotto rischia di essere la conferma di una spregiudicata e cinica interpretazione al ribasso del ruolo di 'giornalista d'assalto' disponibile anche ad approfittare della buona fede degli elettori palermitani, prima che dei partiti, e a mettere in campo ogni artificio e raggiro pur di raggiungere lo scopo».

    Miceli (Pd): tutti firmino la liberatoria
    «Prima di parlare di moralità o di truffa, tutti i politici che a vario titolo ci siamo interessati delle amministrative di Palermo, dovremmo sentire l'obbligo di firmare una liberatoria a La Vardera. Del resto nessuno di noi dovrebbe avere qualcosa da nascondere. O sbaglio?»m ha scritto su Facebook Carmelo Miceli, segretario provinciale del Pd di Palermo. «Post scriptum: il 'giornalismo d'inchiesta' è genio, sregolatezza e tanto, tanto fegato. Piaccia o meno, La Vardera ha dimostrato di possedere tutte queste doti».

    © Riproduzione riservata