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La manovra è legge: ok del Senato alla fiducia con 144 sì

mdp non ha partecipato al voto

La manovra è legge: ok del Senato alla fiducia con 144 sì

Ok del Senato alla fiducia posta dal Governo sul decreto legge con la manovrina correttiva dei conti pubblici chiesta da Bruxelles. I sì sono stati 144, i no 104, un solo astenuti. I votanti sono stati 249, dunque quorum più basso e maggioranza richiesta per la fiducia scesa a quota 125. Il provvedimento, già approvato alla Camera il 1 giugno scorso, è diventato così legge. Il decreto, in scadenza il 23 giugno, è stato blindato dalla maggioranza. Nessuno spazio a modifiche rispetto al testo approvato alla Camera, sempre con ricorso alla fiducia. Tra le novità introdotte a Montecitorio, l’inserimento dei “nuovi voucher”, motivo per il quale Mdp non ha partecipato al voto a palazzo Madama («Si tratta di una scelta obbligata - ha detto a tal proposito Maurizio Migliavacca - ma è l'unica possibile per noi per non arrendersi al rifiuto in blocco del decreto»), così come ha fatto alla Camera. Al Senato la fiducia si ottiene se i sì superano la somma di no e astensioni nel voto, mentre gli astenuti dal voto non si contano.

Gli schieramenti al Senato
La reintroduzione delle norme sul lavoro accessorio abolite pochi mesi fa spiega anche il no di Sinistra Italiana. Hanno votato sì alla fiducia (e al contestuale voto sul provvedimento) invece i senatori di “Campo progressista” (Alessandra Bencini, Francesco Molinari, Luis Alberto Orellana, Maurizio Romani, Dario Stefàno, Luciano Uras) il movimento guidato dall’ex sin Giuliano Pisapia. E il gruppo per le Autonomie. Oltre naturalmente a Pd e Ap (a parte il no alla fiducia, in dissenso dal gruppo, dichiarato dal senatore Maurizio Sacconi). Tra le opposizioni no alla fiducia da Lega, Forza Italia, M5s e i verdiniani di Ala. Senza i 16 voti di Mdp la fiducia poteva essere a rischio se tutte le opposizioni si fossero presentate compatte in Aula a votare. Cosa che non è avvenuta, consentendo all’esecutivo di ottenere il via libera anche se con meno del 50% dei voti favorevoli: ossia senza la maggioranza assoluta di 161 voti. Cosa, peraltro, già accaduta alla Camera in prima lettura (dove la manovra è infatti passata, senza il sì di Mdp e Udc, con 315 sì, 142 no e l'astensione di cinque deputati). In particolare, come risulta dai tabulati, al Senato sono stati poco più di una decina gli assenti nelle fila di Fi, 7-8 rispettivamente in quelle di Ala e di Gal.

Le novità fiscali della manovra
Web tax 'transitoria', rimborsi Iva più rapidi nel quadro dello 'split payment' esteso ai professionisti e anticipazione della transizione agli indici sintetici di affidabilità fiscale con la chiusura anticipata per la partita degli studi di settore. Sono queste le principali novità fiscali introdotte nel decreto legge sulla manovra alla Camera e che dovrebbero ricevere la conferma definitiva con il voto di fiducia chiesto all’Aula del Senato. La manovra correttiva vale 3,1 miliardi sull'indebitamento netto 2017 (3,4 miliardi strutturali come concordato con l'Ue).

Province: niente garanzie, mancata la volontà
Critico sulla manovra il Presidente dell'Upi, Achille Variati, per il quale è «mancata la volontà di risolvere la grave emergenza per i servizi assicurati
dalle Province: una emergenza causata da tagli irragionevoli e ingiustificati di cui evidentemente ancora non si vuole ammettere l’errore. Saranno i mancati servizi che inevitabilmente ne deriveranno, i diritti allo studio, allamobilità, alla sicurezza, negati in questo modo ai cittadini, a mettere Governo e Parlamento di fronte alle loro responsabilità». Per Variati non sono state date risposte in grado di risolvere la grave crisi finanziaria delle Province, impossibilitate ormai a garantire i servizi essenziali assegnati dalla legge, primi fra tutti la gestione, manutenzione e messa in sicurezza di 130 mila chilometri di strade e delle 5.100 scuole superiori italiane.

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