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Cyberbullismo, scendono in campo gli youtuber

#CYBERESISTANCE

Cyberbullismo, scendono in campo gli youtuber

(Agf)
(Agf)

Chi meglio dei giovani più esperti e attivi sulla rete può spiegare ai ragazzi i rischi del cyberbullismo? A scendere in campo in materia di educazione digitale la Sabri Gamer, Giulia Penna, Jack Nobile, Cesca e Klaus, i primi youtuber della scuderia di Luca Casadei, la Web Star Channel, la più grande influencer media company italiana. #Cyberesistance, questo il nome del progetto, debutta con un video, primo momento di un'articolata campagna che si svilupperà in diversi step nei prossimi mesi, dedicato a tutte le vittime di cyberbullismo.

La campagna è stata sviluppata in collaborazione con il Professor Luca Bernardo, Direttore della Casa Pediatrica dell'Ospedale Fatebenefratelli Sacco, che ospita e cura ragazzi vittime di bullismo e cyberbullismo, con l'aiuto dell'avvocato Marisa Marraffino, esperta di reati informatici.

Il video sarà pubblicato domenica sul canale youtube di La Sabri Gamer e sarà poi condiviso dagli altri Creators. Chiaro il messaggio: “Non ci si deve vergognare, non si deve avere paura, la vittima non ha alcuna colpa”. Da domenica, infatti, chi subisce atti di cyberbullismo ha diritti e possibilità: “può parlare”, “può difendersi”, da solo o con l'aiuto degli adulti (scuola e genitori), sporgendo denuncia alle autorità competenti.

I volti di questa campagna hanno tutti una fan base molto vasta tra gli adolescenti, direttamente interessato dalla nuova normativa, e un chiaro punto di forza nel linguaggio con cui si relazionano.

Adolescenti in rete, linguaggio contro i rischi e impegno preventivo. «Finalmente i ragazzi, hanno la possibilità di difendersi, da soli o rivolgendosi agli adulti. Entra in vigore domenica una legge importante che doveva, però, essere necessariamente spiegata - dichiara Luca Casadei, Ceo di Web Stars Channel – Per questo motivo, insieme al Professore Bernardo e alla Casa Pediatrica, abbiamo cercato di capire come informare i ragazzi, come trasmettere quel senso di protezione e sicurezza che da oggi possono finalmente sentire. I nostri Creators hanno i linguaggi e i codici della generazione coinvolta nel fenomeno, sono ragazzi che parlano ai ragazzi e che sanno parlare ai ragazzi. La campagna, che li vede protagonisti, è quindi un messaggio positivo, per fare “rete” nell’ecosistema Internet. Il video, realizzato dai nostri Wsc Studios, mostra le vie da percorrere per eliminare la paura e la vergogna: “parlare” e “condividere”».

Una legge dedicata a Carolina
Così Luca Bernardo, direttore della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli-Sacco di Milano riassume un impegno dalla parte dei minori e delle famiglie, che la struttura pediatrica garantisce già dal 2008, con una media di oltre 1200 casi annui: «La legge Ferrara, porta il nome della prima firmataria, la senatrice insegnante di Carolina Picchio, la prima vittima di Cyberbullismo in Italia, appena quattordicenne che, proprio in questi giorni, avrebbe festeggiato 19 anni. Il drammatico lascito di Carolina, 'Le parole fanno più male delle botte', è stato raccolto con passione e coraggio dal papà, Paolo Picchio, grande amico della Casa Pediatrica, diventata Centro nazionale contro il cyberbullismo presso il Ministero dell'Istruzione».

«Prevenzione, formazione e supporto alle vittime devono essere garantiti a tutti, questo lo scopo del Centro nazionale - conclude il direttore Bernardo - ma senza una presa di coscienza reale da parte dei social network i nostri sforzi saranno sempre insufficienti, almeno finché i colossi del web non capiranno che devono contribuire realmente e fattivamente ad arginare un fenomeno che è già oggi un'emergenza sociale».

Secondo l’avvocato Marisa Marraffino «la nuova legge è rivolta soprattutto ai ragazzi, che dai 14 anni in su avranno nuovi strumenti per muovere i contenuti illeciti dal web e difendersi dal cyberbullismo in generale. È giusto che loro per primi sappiano cosa è cambiato e come possono difendersi. Abbiamo tradotto nel linguaggio dei ragazzi una legge che è nata per loro e che deve parlare la loro lingua. Lo dobbiamo a chi non c'è più e a chi in futuro non dovrà più avere paura delle aggressioni on line» spiega l'avvocato.

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