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Dopo Mafia Capitale il Pd romano elegge il segretario, in corsa 4 candidati

al voto gli 11mila scritti

Dopo Mafia Capitale il Pd romano elegge il segretario, in corsa 4 candidati

Dopo lo scandalo di Mafia Capitale e quasi tre anni di commissariamento, il Partito democratico della capitale prova a ritornare alla normalità: da dopodomani e fino a mercoledì della prossima settimana si terranno nei circoli del Comune di Roma le votazioni tra gli iscritti per scegliere il nuovo segretario cittadino. Consultazioni quanto mai incerte, con in corsa 4 “volti nuovi” del panorama politico cittadino, tutti di area renziana. Il nuovo segretario avrà un compito difficile: rivitalizzare un partito che ha visto calare gli iscritti e con le casse esangui.

I quattro candidati
Nei mesi precedenti sono circolati anche nomi di primo piano tra i possibili candidati segretari, dalla ministra Marianna Madia ai parlamentari “romani” Monica Cirinnà e Roberto Morassut, fino all’ex candidato sindaco (sconfitto da Virginia Raggi) Roberto Giachetti. Ma alla fine saranno altre 4 new entry a contendersi la segreteria romana: Andrea Casu, 35 anni, già assessore nel IV municipio (zona Roma est); Valeria Baglio, 43 anni, consigliere comunale Pd ed ex presidente dell’Assemblea capitolina durante la consiliatura Marino (fu scelta come volto nuovo dopo il terremoto di Mafia Capitale); Andrea Santoro, 41 anni, ex presidente del IX municipio (zona Roma sud), e Livio Ricciardelli, 27 anni, consigliere comunale del I Municipio (Roma centro).

Le diverse anime renziane
Anche a Roma le primarie nazionali del 30 aprile hanno fotografato un Pd locale di chiaro orientamento renziano. Un trend registrato anche nei circoli, a differenza di quanto avvenuto alle primarie del 2013 quando Renzi fu addirittura sconfitto a Roma nel voto dei circoli (33,1% contro il 54,6% di Gianni Cuperlo): tra i militanti Renzi ha staccato ad aprile, con oltre il 60%, sia Andrea Orlando che Michele Emiliano. A parte il governatore Nicola Zingaretti, che sostenne Orlando, su Renzi confluirono quasi tutti gli esponenti di primo piano delle anime del Pd romano: quelli di area dem del ministro Dario Franceschini, i renziani doc (chiamati a Roma i “turborenziani”), i giovani turchi rimasti con Matteo Orfini (presidente del Pd nazionale e commissario del Pd romano) e gli ex veltroniani come Roberto Morassut. Una unità che non si è registrata nella scelta del candidato alla segreteria comunale.

Nessuna intesa su un candidato unitario
Mentre Andrea Santoro e Livio Ricciardelli avevano annunciato da tempo la decisione di candidarsi, le anime renziane del Pd romano hanno cercato fino all’ultimo di convergere tutte su un nome unitario. L’indicazione sembrava essere il giovane Casu, con la richiesta a Valeria Baglio di fare un passo indietro. Ma alla fine sono rimasti tutti e due in pista. Rendendo l’esito delle consultazioni molto incerto, anche perché Santoro sta riscuotendo molti consensi tra gli ex seguaci della mozione Orlando ed Emiliano. Se nessun candidato supererà il 50% dei voti, si andrà all’8 luglio, data dell’assemblea dove a votare saranno i delegati collegati ai candidati segretari, eletti dagli iscritti.

Zingaretti non ha preso posizione
Si è chiamato fuori dalla partita un altro uomo forte del Pd locale: Nicola Zingaretti. Il governatore ha già annunciato la volontà di ricandidarsi alle regionali nel 2018 ed è impegnato nella costruzione di una «coalizione larga e vincente» che sia in grado di raccogliere non solo le forze politiche del centrosinistra (e quindi anche la sinistra fuori dal Pd) ma anche quella miriade di associazioni, gruppi, società civile e i sindaci che in questi anni sono stati eletti con le liste civiche.

I conti del Pd romano
Con l’operazione di pulizia avviata dopo lo scandalo di Mafia Capitale, era inevitabile una rivoluzione, che ora il nuovo segretario dovrà completare per rilanciare il partito. «Al mio arrivo abbiamo trovato 2 milioni di euro di debiti», ha detto Orfini. Il partito locale è stato costretto a licenziare tutti i dipendenti rimasti (4 lavoratori). Come ha detto Carlo Cotticelli, tesoriere del Pd romano, in una intervista a Radio Radicale «qualche anno fa il partito romano veniva a costare quasi 30mila euro al mese». Una situazione non più sostenibile a fronte del calo del finanziamento ai partiti, la diminuzione degli eletti (e quindi dei loro contributi) e il calo degli iscritti. Questi ultimi erano 16.731 nel 2013. In base ai dati utilizzati per la ripartizione dei seggi all’assemblea del partito romano per l’elezione del nuovo segretario, nel 2016 sono stati indicati 11.086 iscritti.

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