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Consip, Padoan: dimissioni vertici per non indebolire buon lavoro della…

ferrara indagato da procura roma

Consip, Padoan: dimissioni vertici per non indebolire buon lavoro della società

(Ansa)
(Ansa)

«Ribadisco che si sono dimessi per non indebolire il lavoro prezioso di Consip. Quello che ha accelerato la situazione è la legittima mozione del Parlamento. Quindi venendo incontro al segnale politico, ma ribadendo la difesa di Consip, è stato deciso da parte del Mef di accelerare il ricambio». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan parlando a Bologna alla “Repubblica delle Idee, all’indomani dell’azzeramento dei vertici della Consip, con le dimissioni presentate dai due consiglieri del Tesoro, il presidente Luigi Ferrara e Marialaura Ferrigno. Dimissioni che hanno fatto decadere l’intero board della società controllata dal Mef. Di conseguenza anche l'amministratore delegato Luigi Marroni, uno dei protagonisti dell'inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica Amministrazione e “accusatore” del ministro Lotti (indagato per rivelazione del segreto d’ufficio) che lo avrebbe avvisato dell’inchiesta in corso. Accuse che però il diretto interessato ha sempre respinto.

Padoan: Marroni non si dimette? No comment
Marroni, a questo punto, resta in carica con il solo compito di convocare, entro otto giorni, l'assemblea dei soci che dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione della società degli acquisti pubblici. A chi gli chiedeva un commento sulle indiscrezioni che vorrebbero il numero uno di Consip, Marroni, deciso a rimanere alla guida della società nonostante le dimissioni di due membri del Cda che, di fatto, ne determinano la sua caduta, Padoan ha replicato secco: «Io non commento le indiscrezioni dei giornali». Mentre il leader della Lega Matteo Salvini, a “L'intervista” di Maria Latella su Sky Tg 24 si è detto «assolutamente contrario» a che l'ad Marroni «lasci la Consip, si dimetta» perché «deve poter parlare e dire se c'è stato qualcosa di illecito».

La mina delle mozioni al Senato
La decadenza dell’intero cda è una decisione divenuta improcrastinabile in vista de voto al Senato sulle mozioni che invitavano il governo a rinnovare i vertici della Centrale per gli acquisti della pubblica amministrazione. Un passaggio parlamentare pericoloso per la maggioranza e soprattutto per il Pd che rischiava di essere messo in minoranza a vantaggio della mozione presentata dai senatori di Idea (Augello e Quagliariello i primi firmatari) che nel chiedere l'azzeramento del vertice di Consip facevano anche esplicito riferimento al coinvolgimento del ministro Luca Lotti, indagato per rivelazione del segreto d'ufficio, nell'ambito dell'inchiesta sulla maxi gara Facility management 4. A quel punto, anche il Pd venerdì aveva presentato a sua volta una mozione, primo firmatario il capogruppo dem Luigi Zanda, in cui chiedeva al governo di rinnovare con «sollecitudine» i vertici della società per tutelarla e rilanciarla. Una mozione che peraltro difficilmente avrebbe superato l’esame dell’assemblea, visto che i bersaniani di Mdp avevano già preannunciato il loro voto contrario per l’assenza di riferimenti al ministro Lotti, per il quale Mdp chiede in maniera esplicita al governo il ritiro delle deleghe.

Augello: nostra mozione non decade, decidiamo lunedì
Ma la mossa di via XX Settembre, con le dimissioni dei suoi dei consiglieri, non è detto però che riesca a scongiurare il confronto parlamentare. A tre mesi dal voto che ha respinto la mozione del M5S di sfiducia al ministro Luca Lotti, per le opposizioni, ma anche per Mdp è ancora il braccio destro di Matteo Renzi a essere sul banco degli imputati. E se è vero che le dimissioni dei vertici Consip dovrebbero disinnescare la mina del voto delle mozioni che puntavano il dito contro il management, non è invece affatto scontato che siano cestinate anche le parti che toccano le responsabilità del titolare del dicastero dello sport. «Leggo sui giornali che a seguito delle dimissioni del Cda Consip si sarebbe scongiurato il voto della nostra mozione al Senato. In realtà non è così» spiega il primo firmatario della mozione Andrea Augello (Idea). «Il fatto che si siano dimessi presidente e consigliere - osserva - determina lo scioglimento del Cda, tuttavia Marroni resta in carica fino alla convocazione dell'assemblea degli azionisti e c'è la possibilità che in quella sede le dimissioni vengano respinte. Del resto Padoan ha respinto già due volte quelle di Marroni. Lunedì decideremo il da farsi e martedì lo comunicheremo». «Abbiamo calendarizzato la discussione delle mozioni martedì mattina alle 11. Sarà quello il momento per capire come andare avanti» ha commentato a tal proposito il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Ferrara indagato da Procura Roma
Nel frattempo l'indagine va avanti. Secondo quanto si apprende da ambienti parlamentari, il presidente della Consip Luigi Ferrara, da ieri dimissionario insieme alla consigliera Marialaura Ferrigno, risulta indagato dalla Procura di Roma per il reato di «false informazioni ai Pm». L’esponente della Consip, venerdì scorso durante il suo colloquio con i magistrati che lo avevano convocato in qualità di testimone, avrebbe ritrattato quanto dichiarato in precedenza. Da qui la sua iscrizione nel registro degli
indagati.


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